LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     "CONTA FINO A DIECI!"     MISSIONE AMICIZIA

Maria sa contare fino a "dieci", "serba nel cuore",
perché possano avere spazio "parole di vita".

"Pazienza ed attesa: è la saggezza nel portare il lieto annuncio!"...

SR. DANIELA MIGOTTO
("Missionarie dell’Immacolata", Febbraio 2010)

Da piccola mi capitava spesso, per "impulsività" o per la semplicità dei bambini, di far fare delle "brutte figure" a mia nonna o ai miei genitori, a causa del modo "diretto" con cui dicevo quello che pensavo alle persone che incontravo. Se per esempio qualche signora aveva un profumo troppo forte, non mancavo di farglielo notare e di fronte al dottore totalmente calvo, chiedevo con curiosità di potergli toccare la testa. I racconti si sprecano. A forza di "occhiatacce" minacciose e di rimproveri da parte della nonna, ma anche per il dispiacere che provavo al vedere restar male gli altri, ho imparato a mettere in pratica una frase che mi sono sentita ripetere più e più volte: "Conta fino a dieci, prima di parlare!", senza comprenderne allora in pieno la "saggezza" e senza capire quale fosse il "bene" che potevo trovare in quel breve tempo del contare fino a dieci. Per cui ho semplicemente appreso che era necessario mettere dei "filtri" alla verità per vivere in pace e lasciare in pace: "filtri" che dipendevano dal tipo di relazioni, dal grado di "intimità", dall'ambiente. Con l'andare del tempo ho imparato però che invece di arrivare a dieci si può addirittura contare fino a cento, in un "silenzio" abitato da dubbi e da "compromessi", che alla fine generano parole dette solo per assecondare le aspettative altrui.

Il desiderio di verità e di "trasparenza" comporta un costo che difficilmente accettiamo. Talvolta anche tra noi "Missionari" con i "dibattiti" si insinua la sottile tentazione di non dire troppo per rispettare, facendo passare per "dialogo" quello che in realtà è un mancato "annuncio". Per non parlare della fatica sentita anche da noi giovani nella "correzione" reciproca; la cultura "auto-referenziale" e "individualista" spesso ci porta a farci relegare tutto nel "privato"; la paura di entrare in modo inopportuno nella vita altrui qualche volta toglie il coraggio della "responsabilità" reciproca.

Che significa allora contare fino a dieci? Forse arrivare fino a dieci è il tempo sufficiente per custodirsi e custodire, piuttosto che il tempo necessario per scegliere il "filtro". Il "dieci", non di più e non di meno, è lo spazio del riflettere quotidiano, è il lusso della libertà di far emergere il "Bene" da condividere ed annunciare senza timore. Da poco tempo mi è stato regalato un "versetto" dal "Libro dei Proverbi" che sento illuminante in questo "contare": "La riflessione ti custodirà... per salvarti dalla via del male" ("Pr 2,11-12"). La "riflessione" ed il tempo donato ad essa può attraversare le nostre parole e i nostri gesti, permettendoci di custodire, comprendere e dar voce a sentimenti, pensieri e reazioni, lasciandoci liberi, per quel che è possibile, di scegliere il "perché" e il "come" dire per un "bene" che oltrepassa il nostro sentire; dove il "silenzio" non è paura, ma amore; dove le parole sono dono e non "arma".

Si è appena concluso il periodo di "Natale", e mi ritorna di frequente alla memoria il viaggio di Maria dalla cugina Elisabetta dopo l'"annuncio" dell'"Angelo". Un viaggio per contare fino a dieci, una strada necessaria per ascoltare e reagire, per obbedire e capire, per credere e "scrutare". Un "silenzio" che Maria ha intessuto, per arrivare a liberare il "Magnificat" della vera "condivisione" del "Mistero" con la cugina e con tutti noi. Maria sa contare fino a dieci nel modo autentico che è "serbare" ogni cosa nel cuore, nel centro delle decisioni e degli affetti, perché al momento opportuno escano parole di "vita". Lei, che è "Madre" del "Verbo", non teme di parlare e la "schiettezza" a Cana ne è prova e modello per noi.

Come "Missionarie dell'Immacolata" viviamo il "carisma" del "primo annuncio" in tutto il mondo tra il "silenzio" e la "proclamazione", tra i gesti e le parole, tra la "catechesi" e l'assistenza ai malati, facendo esperienza che il criterio di qualsiasi "dialogo" è l'amore. La "missione" ci insegna a contare fino a dieci nella pazienza del dover apprendere una lingua con tutti i suoi "accenti" e le sue "sfumature", nel dover imparare a "rinascere" in una nuova "cultura", nel mettersi tra "parentesi" prima di giudicare, nel distinguere e far ordine nel "tumulto" di sensazioni che ci colpiscono, perché le parole pronunciate non siano solo nostre, ma veicolo e "strumento" di un "amore" che tutti comprende, nello "stupore" di un "Magnificat"!