Sono le «"icone viventi" del "Buon Samaritano"», dice il Papa

RITAGLI     Quelle facce e mani "pulite"     DOCUMENTI
dell’Italia che fa "protezione civile"

Antonio Maria Mira
("Avvenire", 7/3/’10)

C’è un’Italia "nascosta" di cui ci accorgiamo solo nei momenti "drammatici" e tristi.
Un’Italia "bella" ed "efficiente", "cuore in mano" e "organizzazione". Mille "divise colorate", migliaia di "associazioni", pronte a scattare a qualunque ora del giorno alla prima
"scossa", al primo "crollo", al primo "smottamento". Un milione e trecentomila persone, disposte a lasciare casa, famiglia e lavoro per correre a salvare "vite umane", montare "tende", preparare pasti caldi o anche solo consolare e donare un sorriso.
È l’Italia del
"volontariato" di "Protezione Civile" che ieri ha riempito la grande "Aula Nervi" in "Vaticano" in occasione dell’"Udienza" col Papa. «Persone che fanno più del loro stretto "dovere"», e facendo così danno «un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del "bene comune"» ha detto Benedetto XVI. «Non sono dei "tappa-buchi" nella "rete sociale" – ha aggiunto il Santo Padre – ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto "umano" e "cristiano" della "società". Senza "volontariato", il "bene comune" e la "società" non possono durare a lungo». Parole importanti, quelle del Papa, ma ancor di più quando ha voluto sottolineare che «l’"amore" del prossimo non può essere "delegato": lo "Stato" e la "politica", pur con le necessarie premure per il "welfare", non possono sostituirlo».
È proprio questa la "fotografia" più chiara e profonda del sistema di
"Protezione Civile Italiana" e del suo successo. Quell’essere un’"organizzazione" di "organizzazioni" e, soprattutto, di "volontari". Certo ne fanno parte anche "Vigili del Fuoco", "Forze Armate" e "Forze dell’Ordine" (non meno "benemeriti"), ma senza i "volontari", queste «"icone viventi" del "Buon Samaritano"» (sono sempre "parole" del Papa), non avrebbe mai raggiunto i risultati che tutto il mondo ci invidia. Quarantaquattro anni fa i "giovani" che corsero a salvare Firenze colpita dall’"alluvione" vennero chiamati "angeli del fango", poi scavarono le "macerie" del Friuli, quelle dell’Irpinia e dell’Umbria, piansero sulle 27 "bare" dei piccoli di San Giuliano e dei tanti, troppi, "disastri" italiani. In 85mila hanno risposto alla drammatica "richiesta d’aiuto" partita dalle "terre abruzzesi". Sempre più organizzati sotto quel "simbolo", quel "triangolo tricolore" "intrecciato", della "Protezione Civile", rinunciando sì «allo spontaneismo», come ha sottolineato ieri il "Capo" del "Dipartimento" Guido Bertolaso, ma sempre nella logica del «dono gratuito». È bene ricordarlo in queste settimane mentre ben altro "fango" ha sporcato una parte, "minoritaria" per fortuna, di questa bella "storia". Non loro, i "volontari", ma chi in nome di più o meno vere "emergenze", ha pensato al proprio "bene" e non al "bene comune". Si faccia, dunque, "pulizia" e "giustizia" al più presto, non confondendo chi spala il "fango" con chi il "fango" lo ha sparso a piene mani.
Magari anche con qualche passo indietro sull’eccessivo utilizzo della "Protezione Civile" e dello strumento dell’"emergenza" per eventi che "emergenza" non sono. Si eviterebbero altri rischi di "inquinamento".
Lo dobbiamo a loro, a quei tanti «Buoni Samaritani» che non tirano dritto, non si girano dall’altra parte, ma i cui "sguardi" esprimono "amore" (ancora le "parole" del Papa). E che anche in questi giorni di "frane" ed "alluvioni", in Sicilia come in Calabria, in Toscana come in Lombardia, lasciano tutto per essere vicini a chi soffre, con "amore" ed "efficienza". Dalle grandi città ai piccoli paesi, come Tiriolo in "provincia" di Catanzaro, dove a guidare l’"associazione" di "volontariato" "Diavoli rossi" è addirittura un "disabile" in "carrozzella", Mimmo Rocca. Belle "storie" che non possiamo, non dobbiamo "rovinare".