"SINODO" PER IL "MEDIO ORIENTE"
Un "Sinodo" per stare davvero insieme
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«L’"appuntamento" di Ottobre ci invita ad
affrontare "divisioni"
vecchie di "secoli"».
P. Claudio
Monge*
("Mondo e Missione",
Gennaio 2010)
«Una delle tante "storielle" di Nasr Eddin Hodja, il folle maestro
di "saggezza" che da sei secoli abita l'immaginazione di turchi, arabi
e persiani, narra di un contadino "anatolico" che si rivolge
all'"hodja" (il "maestro") chiedendogli di aiutarlo a
scrivere una "lettera". La risposta è per lo meno sconcertante:
«Scusami, ma ho male ai piedi». «Ti servi dei piedi per scrivere?», chiede
il contadino perplesso. «No – risponde Nasr Eddin – , con i piedi cammino,
ma scrivo così male che bisogna che vada io stesso dal destinatario, per
leggergli la "lettera"».
Credo che la "Chiesa universale" debba essere grata a chi ha invocato
un "Sinodo" per il
"Medio
Oriente" e al Papa per aver accolto questo invito. Nell'era della
"comunicazione globale" ci si illude di conoscere tutto a partire da
un "dispaccio" d'"agenzia". In realtà, anche oggi, come nei
primi decenni della sua storia, la "Chiesa" ha bisogno di «piedi
buoni» per intraprendere l'avventura del viaggio, per permettere ai suoi figli
di raccontarsi e di condividere paure, speranze, sogni e
"disillusioni". Il "Sinodo", che si terrà dal 10 al 24
Ottobre, è premessa di un viaggio speciale alle sorgenti della "storia
cristiana", racchiuse in una regione relativamente limitata quanto
variegata che interessa ben tre "Continenti" (Europa,
Asia,
Africa).
In "Medio Oriente", c'è un concentrato dei problemi della
"Chiesa universale": di natura "ecclesiologica"
("giurisdizione" tra "patriarcati", "Chiese" e
"riti" diversi), di natura "inter-religiosa" (i rapporti con
le due grandi "fedi abramitiche"), di natura
"politica-sociale" (guerre, violenza, "diritti" delle
"minoranze"...). Il "tema" scelto – «La Chiesa Cattolica
in Medio Oriente: comunione e testimonianza: "La moltitudine di coloro che
erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" ("At
4,32")» – si focalizza su due termini essenziali: «comunione e
testimonianza». La sfida è quella di passare dall'«e» al «come»: sì,
«comunione come testimonianza», in terre in cui da troppi secoli la mancanza
di "comunione" nella diversità delle "tradizioni" e dei
"riti" è stata una «contro-testimonianza».
Bisognerà avere il coraggio di riprendere in mano pagine importanti, a volte
anche dolorose, della storia di "Chiese" più spesso chiuse nel
ricordo di un passato glorioso che non pronte a scommettere su un futuro che è
"promessa evangelica". Il 1° Dicembre 2006 eravamo nella piccola
"Cattedrale Latina" di Istanbul
per la "Celebrazione" presieduta da Benedetto
XVI a conclusione del viaggio in
Turchia.
Stipati all'inverosimile, si ritrovavano "cattolici" di quattro
"riti" differenti (latini, caldei, armeni e siriaci). La fase
preparatoria già aveva messo in evidenza le difficoltà: battaglie più o meno
"diplomatiche" sull'attribuzione di ruoli, posti e "pass"
d'accesso, espressione della "spasmodica" ricerca di un'esposizione
"mediatica". Il risultato fu una "Celebrazione" tutto
sommato dignitosa e raccolta, che però restò un "collage" più che
una "liturgia" davvero "inter-rituale". Le distanze e le
differenze tra "Chiese" in "Medio Oriente" restano e le
fratture non si rimarginano con la "bacchetta magica".
Benedetto XVI quel giorno a Istanbul ricordava che: «La "missione"
della "Chiesa" non consiste nel difendere poteri, né ottenere
ricchezze; la sua "missione" è di donare Cristo». La fragilità
numerica e strutturale delle "Chiese
d'Oriente", non è solo un forte «segno dei tempi»: è una
chiamata alla libertà per una testimonianza disinteressatamente
"evangelica", nel senso di nascosta, "interrogante" e
soprattutto capace di condivisione, prima di tutto "culturale".
* "Centro Domenicano per il Dialogo", Istanbul (Turchia)