Quella «guerra santa»
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dentro il "Sepolcro"
«La crisi
del "cristianesimo" in "Medio Oriente"
non è dovuta solo all’"Islam"».
P.
Claudio Monge*
("Mondo
e Missione", Febbraio 2010)
Il 9 Novembre 2008, al "Santo
Sepolcro" di Gerusalemme,
le immagini di una "rissa" tra "monaci" "armeni" e
"greco-ortodossi" fecero il giro del mondo. Non si trattò di un
episodio isolato ma di un «incidente tra i tanti», che illustra la triste
storia di una «guerra santa» per il diritto alla "pole-position"
davanti alla "tomba" di Gesù...
Sei "Chiese" dovrebbero cooperare nell'"amministrazione"
della "Basilica". Tre furono nominate quando i "crociati"
tenevano Gerusalemme: la "Chiesa Ortodossa Greca", la "Chiesa
Apostolica Armena" e la "Chiesa Cattolica Latina". Tre, con
responsabilità minori, subentrarono con un "decreto" di "status
quo", emanato dagli "ottomani" nel 1852: la "Chiesa
Ortodossa Copta", la "Chiesa Ortodossa Etiope" e la "Chiesa
Ortodossa Siriaca". In realtà, già l'insieme "architettonico"
del complesso del "Santo Sepolcro" – francamente assai
"disarmonico" – sintetizza la "disarmonia" più profonda
che si percepisce tra "riti" diversi che si sovrappongono senza
incontrarsi e, a volte, addirittura «scontrandosi», quando le
"liturgie" oltrepassano i tempi assegnati.
Questa esperienza di "estraneità" affonda le sue radici già nei
primi "secoli" del "cristianesimo". Fin dal "II
Secolo", le "Chiese" del "Medio Oriente" sono
"etnicamente" e "culturalmente" molto diverse da quelle
"occidentali" e, spesso, anche già "divise" tra di loro. Se
fino al "Concilio di Efeso" (431 d.C.) la "Chiesa" dava
ancora una parvenza d'"unità", quando gli elementi
"politico-culturali" (i crescenti "contrasti" tra Roma e
Costantinopoli) cominciano ad essere determinanti, anche le divisioni
"dottrinali" diventano più marcate. Ad Alessandria d'Egitto, ad
esempio, la "dottrina mono-fisita" (la sola "natura divina"
nel Cristo) assume le dimensioni di un "proto-nazionalismo" che
esprime il rifiuto dell'influenza "politica" di Costantinopoli. Inizia
una "guerra" aperta tra l'"Imperatore Bizantino" – che
deve far applicare le decisioni dei "Concili" tenuti sotto la sua
autorità, che non è certo quella di un Giovanni
XXIII
"ante-litteram"... – e le "province meridionali"
dell'"Impero". Alle "crociate bizantine" contro le
"Chiese" «eretiche» "nestoriane" e "pre-calcedonesi",
si aggiungeranno, poi, i danni delle "crociate latine" per
l'instaurazione dei "Principati Franchi del Levante". Da allora il
"mondo cristiano orientale" non cesserà più di sospettare delle
«mire "espansionistiche" di Roma», che si tradurranno anche nella
strategia dell'"uniatismo" (la creazione di "Chiese Orientali
Cattoliche" in una certa misura "autonome", ma in comunione
"dogmatica" con Roma e "sottomesse" al Papa). I rapporti
diventeranno così tesi che un certo "mondo cristiano orientale" (ad
esempio in Anatolia) arriverà ad accogliere con speranza la penetrazione
"arabo-musulmana", denunciando così il potere centrale
"bizantino" e la "politica espansionistica" di Roma.
Basta questo richiamo "storico" per mettere in "crisi" la
teoria "semplicistica" di chi vorrebbe giustificare il declino e la
quasi sparizione del "cristianesimo" in "Medio
Oriente"
esclusivamente con la nascita e l'espansione dell'"Islam",
a colpi di "scimitarra" luccicante... La storia stessa del "Santo
Sepolcro" evidenzia il risultato finale di un processo di
"cristallizzazione" delle "divisioni" e del
"sospetto" "intra-cristiani". Pochi sanno che la
"chiave d'ingresso" alla contesa "Basilica" di Gerusalemme,
fin dai tempi di Saladino (1192), è in possesso della famiglia
"musulmana" dei "Nuseibeh", chiamata in causa come forza
"neutra", nella speranza di favorire la "pace" tra le varie
"fazioni cristiane". È come dire che una ritrovata armonia nel
"mondo cristiano mediorientale" non potrà che passare anche
attraverso rapporti nuovi e non "conflittuali" con il "mondo
islamico", in questi "Paesi" numericamente dominante.
* "Centro Domenicano per il Dialogo", Istanbul (Turchia)