Giappone: lo "sguardo" del "cuore"

RITAGLI     Toccare il "cuore", la sfida per la "Chiesa"     SEGUENTE

In Giappone, il "consumismo" non ha spento la "fame" di Dio, anzi:
nascono nuovi "Gruppi"...

Mons. Paul Kazuhiro Mori*
("Mondo e Missione", Gennaio 2011)

Quasi tutti i Missionari che lavorano in Giappone concordano nell'ammettere quanto sia difficile fare Missione in questo Paese...
Ci fu un tempo, in passato, in cui la Società Giapponese favorì la diffusione della
Chiesa Cattolica, mostrandosi molto recettiva nei suoi confronti. In quel periodo, la "Seconda Guerra Mondiale" si era ormai conclusa e, di conseguenza, la Nazione si sentiva liberata dal Militarismo che circondava l'Imperatore. I Giapponesi cominciavano, quindi, a cercare una nuova luce nel loro futuro, una nuova speranza. In risposta al crescente clima di speranza in Giappone, i primi "Anni Cinquanta" videro l'apertura su ampia scala di una serie di Missioni di diversi Ordini Religiosi provenienti da Europa e America. Le Chiese in Giappone divennero in questo modo attive come non lo erano mai state.
Scuole Cattoliche, Strutture Educative e di Accoglienza, sorte e diffusesi in tutto il Paese, conferirono potere alla Chiesa Cattolica e, grazie al caratteristico spirito umanitario di Suore e Preti, condussero un gran numero di persone al Battesimo. Verso la metà degli "Anni Cinquanta", i Battesimi di adulti in Giappone superavano in media le 10mila unità per anno.
Negli "Anni Sessanta", tuttavia, questa media cominciò a calare, precipitando ancor più drasticamente negli "Anni Settanta", fino ad arrivare a poco più di 4mila Battesimi l'anno. Gli "Anni Settanta" furono un periodo di rapidissima crescita dell'Economia Giapponese. Secondo molti Intellettuali, il calo dei Battesimi nel Giappone di quegli anni è dovuto al fatto che i Giapponesi cominciarono a perseguire il benessere materiale molto più che nei due decenni precedenti. Ma individuare nel materialismo crescente della Società l'unica causa del calo dei Battesimi in Giappone non è sufficiente!
Infatti, nonostante il diffondersi del materialismo, si è assistito, in parallelo, a una rinascita del senso Religioso nella Società Giapponese: negli "Anni Settanta", una "Setta Buddhista" consolidò la sua presenza nel Paese, e nacquero molti nuovi Gruppi Religiosi, che attirarono particolarmente i giovani.
Il diffondersi delle varie Religioni dimostra che la gente non si sentiva comunque soddisfatta del benessere economico, ma aveva, al contrario, fame e sete di una vera Luce che guidasse in modo sostanziale la vita umana. L'esigenza Religiosa era, in realtà, più forte che mai.
Nonostante, quindi, il crescente desiderio di Religiosità della Società Giapponese, il drastico calo del numero di persone attratte dalla Chiesa Cattolica e che chiedevano di ricevere il Battesimo può essere solo attribuito, per alcuni versi, alla Chiesa Cattolica stessa.
Varie sono le ragioni che si possono addurre per spiegare il declino della popolarità della Chiesa in Giappone. Ma una delle più importanti è sicuramente il fatto che le parole e gli insegnamenti di Sacerdoti e Missionari, fondati sulla Tradizione e sul "Catechismo" Cattolici, non toccavano le corde giuste nell'animo dei Giapponesi. In effetti, i termini utilizzati nel "Catechismo" e il linguaggio della Chiesa sono talmente lontani non soltanto dalla mentalità dei Giapponesi, ma anche dalla loro vita quotidiana, che non è mai facile per la Chiesa ragionare con i Giapponesi sul messaggio che essa vuole trasmettere. Ritengo, tra l'altro, che sia questa una ragione fondamentale per spiegare il calo di nuove Vocazioni.
Quello che serve oggi alla Chiesa in Giappone – in sintesi – è creare «parole» che tocchino le corde giuste nell'animo dei Giapponesi!

* "Vescovo Ausiliare Emerito" di Tokio, in Giappone