Il PIME in GIAPPONE: La tragedia e i Missionari (Progetto di Solidarietà)

IL "SISMA" IN GIAPPONE

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L'"amore" è la "speranza" da cui "ripartire", per la "ricostruzione".

L'esplosione nucleare nella Centrale Atomica di Fukushima, in seguito al violento Terremoto del Giappone...

Mons. Paul Kazuhiro Mori*
("Mondo e Missione", Maggio 2011)

L’11 Marzo il Giappone è stato colpito da una catastrofe senza precedenti: un Terremoto di "Magnitudo" altissima seguito da ripetuti "Tsunami" di enormi proporzioni. Le aree direttamente coinvolte da questa devastazione comprendono l’intera Costa sul Pacifico del Giappone "Nord-Orientale": le Regioni di Tohoku e Kanto. Ma gli effetti si sono risentiti in tutto il Paese e ci hanno trasmesso una grande lezione: per quanto noi esseri umani ci sforziamo, non riusciamo da soli a proteggere la nostra felicità. L’"immagine-simbolo" di questa lezione la si riscontra nel crollo di una grande Diga e di una Centrale Nucleare.
Larga tre metri, alta dieci e lunga due chilometri e mezzo, la grande Diga era stata progettata per proteggere le
Popolazioni di quelle aree soggette agli "Tsunami". La sua costruzione ebbe inizio nel 1934. Fu completata nel 1978, per un costo complessivo di cinque miliardi di "Yen". Considerata l’orgoglio della Popolazione locale, che l’aveva soprannominata il «lungo muro», da allora ha sempre protetto quelle zone dagli effetti degli "Tsunami". Ma la "Magnitudo" dell’ultimo Terremoto ha raggiunto il "Grado 9" della "Scala Richter" e, di conseguenza, le onde dello "Tsunami", alte più di 14 metri, hanno superato la Diga e spazzato via in un istante interi Villaggi e Città.
I danni non sono ancora finiti. Una Centrale Nucleare è stata quasi completamente distrutta. Serviva, in parte, come «generatore» dello sviluppo economico del Giappone e sia il Governo, che la
Società proprietaria dell’Impianto, avevano sempre assicurato, per cinquant’anni, che era «assolutamente sicura».
Ma il grande "Tsunami" ha distrutto il mito della sicurezza Nucleare. Ora la Popolazione ha paura della contaminazione delle radiazioni. Le persone residenti in un raggio di trenta chilometri dalla Centrale sono state evacuate dalle loro case. Avendo sperimentato l’enorme forza distruttrice della natura, che va oltre ogni Scienza e tecnologia umana, i
Giapponesi hanno perso la loro risolutezza e sono ora sopraffatti dal dolore: su che cosa si baseranno d’ora in poi e in che modo riusciranno ad andare avanti?
Prima di questo disastro, il Giappone aveva già sperimentato diversi eventi catastrofici. Nel 1923, il grande Terremoto di Kanto ("Magnitudo 7,9") aveva ucciso 100mila persone e distrutto il cuore Politico ed economico del Giappone:
Tokyo e Yokohama; nel 1945, una serie di "Raid" aerei sul Giappone da parte delle Forze Alleate mise a fuoco l’Isola principale dell’Arcipelago, e le Bombe Atomiche su Hiroshima e Nagasaki cancellarono all’istante le due Città. A questi disastri può essere certamente paragonato il Terremoto dell’11 Marzo.
Le catastrofi causano dolore e sofferenza indescrivibili. Ma i Giapponesi hanno sempre saputo unirsi per far fronte alla sfida di ricostruire un nuovo Giappone. E sono certo che anche stavolta sapranno ricreare una Società affascinante, in grado di sopportare futuri disastri.
Tuttavia, dal punto di vista del
Credente, ancor più positivo della ricostruzione stessa è il diffondersi della gentilezza e dell’amore in una grande varietà di forme e di luoghi. Non parlo solo di quanto avviene in Giappone, ma anche in molti altri Paesi del Mondo, dove le Popolazioni hanno offerto denaro e generi di conforto, ed inviato generosi Volontari. Tutto ciò è la prova che l’amore è la speranza da cui "risorgere". È più prezioso della ripresa materiale, perché dimostra che «là dove c’è amore, Dio esiste»!

* "Vescovo Ausiliare Emerito" di Tokio, in Giappone