"SOFFERENZA" IN GIAPPONE

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L’esasperata "caccia" al "profitto", ed all’"affermazione individuale",
ha un costo "Sociale" altissimo.

Mons. Paul Kazuhiro Mori*
("Mondo e Missione", Agosto-Settembre 2011)

Sono circa 30mila le vittime, tra morti e dispersi del Terremoto e dello "Tsunami" che, lo scorso 11 Marzo, hanno colpito il Giappone Orientale! La Nazione sta ora lavorando disperatamente per aiutare le Regioni devastate a riprendersi. Ma dietro questo doloroso Evento, si nasconde un altro triste fatto, che non può non essere preso in considerazione. Secondo i dati elaborati da Psichiatri ed Operatori Sociali, un Giapponese su cinque soffre di "psicosi depressiva", due milioni di Giapponesi si ritirano dalla Vita Sociale (atteggiamento noto come "Hikikomori"), più di 30mila si suicidano ogni anno. Ed è solo la punta dell'"iceberg". Esiste probabilmente un gran numero di persone, oltre a quelle indicate dalle Statistiche, che soffrono allo stesso modo. Dall'analisi di queste cifre, si può concludere che qualcosa di ben più drastico e minaccioso affligge oggi l'intera Nazione, e distrugge l'Animo dei Giapponesi. Vorrei citare a questo proposito i risultati di un'indagine, che sembrano inquadrare esattamente il problema: lo Studio condotto nel 2006 dall'Università di Leicester nel Regno Unito, per compilare una «Prima Mappa Mondiale della Felicità». Secondo tale Studio, il Primo Posto nella Classifica dei Paesi più felici spetta alla Danimarca, seguita dalla Svizzera. Tra i primi dieci, compaiono anche i "Paesi Nordici" ed il Bhutan, mentre la maggioranza degli "Stati Europei" e gli Stati Uniti, che esercitano maggiore influenza sul Giappone, occupano livelli più bassi: "23esimo" per gli "Usa", "35esimo" per la Germania, "41esimo" per il Regno Unito e "62esimo" per la Francia. Il Giappone è soltanto al "90esimo", posto su 178 Paesi.
Ciò che accomuna questi Paesi, forti economicamente ma poco felici, è il fatto che seguono più o meno tutti il modello economico "Capitalistico" dettato dagli Stati Uniti. Si potrebbe allora concludere che sia proprio questo che logora l'Animo dei Giapponesi, distruggendo i legami di umanità ed abbassando il livello di felicita in Giappone.
Il
"Capitalismo" di stile Americano è sostenuto, alla base, dal concetto di libera competizione e responsabilità personale. Questo concetto racchiude in sé il pericolo della crudeltà, perché «i più deboli non possono essere lasciati indietro, od evitati dalla Società». Se questa logica penetra in ogni ambito della vita quotidiana e viene interiorizzata dai Giapponesi, allora il loro stile di vita tenderà ad essere individualistico, meritocratico e competitivo, e lascerà poco spazio all'attenzione verso gli altri. Ciò rende gli uomini soli ed incapaci di aspettarsi aiuto dagli altri. I più deboli vengono emarginati nel processo di individuazione di vincitori e perdenti nella Società, con il solo risultato di aumentare il divario tra i primi ed i secondi.
Un altro motivo per cui il livello di felicità in Giappone è basso è l'alta Densità di Popolazione, che rende più elevata anche l'intensità di competizione. Contaminata dal "Capitalismo", la Società Giapponese mostra i vari sintomi di malessere già menzionati. Per risolvere questo problema, sarà necessario liberarsi dal "Capitalismo" di stile Americano che porta soltanto all'isolamento e alla solitudine e, al suo posto, ricostruire un Sistema Sociale che si rifà agli ideali della coesistenza e della prosperità comune. Serve una visione che, però, non venga dagli uomini già contaminati dalla competizione. La visione è quella espressa nel
Vangelo: «Così è volontà del Padre vostro che è nei Cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda!» ("Mt 18,4"). Questa affermazione di Cristo è la luce più necessaria per la Società Giapponese di oggi!

* "Vescovo Ausiliare Emerito" di Tokio, in Giappone