L’"abbraccio" al Papa in "Piazza San Pietro"

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Papa Benedetto XVI, a nome della Chiesa, accoglie ogni sofferenza, tenendo lo sguardo fisso su Gesù...

Assuntina Morresi
("Avvenire", 15/5/’10)

Domani in "Piazza San Pietro" ci sarò anch’io, con la mia "famiglia", per pregare insieme al Papa. Partiremo da Perugia la mattina presto, con altre "famiglie": gli "amici" di sempre, quelli che non mancano mai nei momenti "importanti", belli o brutti che siano, quelli con cui si condivide la vita. E sappiamo già che ce ne saranno tanti altri come noi, domani, a "San Pietro": facce nuove e gente già vista. Ci incontreremo tutti lì a pregare, abbracciati dal "Colonnato" della "Basilica", dove il clima è sempre di "festa" e si respira un’aria di "famiglia", ci si sente a casa.
Non c’è stato bisogno di tante "parole" per decidere di partire, e neppure per spiegarlo ai figli, che hanno subito capito quanto sia importante essere a
Roma, domani, e allo stesso tempo quanto sia naturale andarci insieme agli "amici" più cari.
Difficili e duri, i mesi passati, per noi "cattolici": abbiamo provato dolore per le "accuse" terribili, che non avremmo mai potuto e voluto credere che fossero vere, ma abbiamo avuto anche piena consapevolezza di un "attacco" pericoloso e senza precedenti, durissimo, crudele e profondamente "ingiusto" nei confronti del nostro Papa. Un "attacco" mirato a "infangarne" la figura personale e soprattutto quella di "Vicario" di Cristo, per intaccarne la "credibilità". La "violenza" colpevole di alcuni uomini di
"Chiesa" verso i più "piccoli" si è rovesciata contro la "Chiesa" stessa, ed è stata usata per tentare colpirne il cuore.
Benedetto XVI non si è sottratto alla prova, e con tutti i "gesti", con la sua stessa vita di queste settimane, dalla "Lettera" alla "Chiesa d’Irlanda" al "Pellegrinaggio" a Fatima, ha dato l’unica "risposta" convincente a tutto ciò: ci ha testimoniato la sua "fede" in Gesù. Forse mai come adesso il Papa è stato per tutti noi la "roccia" su cui è edificata la "Chiesa", la "pietra" sulla quale poggiare: si è fatto carico in prima persona della situazione, indicandoci la "strada" da percorrere. Ci ha detto qual è la "certezza" della sua vita, ricordandoci la nostra, confortando per il "male" subìto e al tempo stesso parlando con "verità", giudicando i fatti, chiedendo "giustizia" umana e divina. Senza abbandonare nessuno ma indicando a tutti dove guardare, dove riporre la "speranza".
In questi mesi lo abbiamo sempre accompagnato con "discrezione", con le nostre
"preghiere": domani vogliamo rendere visibile a tutti il nostro grande "affetto" per lui, dirgli che siamo e saremo per sempre insieme a lui, con lui "Vicario" di Cristo in terra, perché solo con lui noi possiamo vivere la nostra esperienza di "popolo cristiano" in cammino.
Quando si prova un sentimento "profondo", si sente il bisogno di renderlo "pubblico", di raccontarlo a tutti, dagli "amici" più intimi agli "estranei", ed è allora che diventa ancor più vero: il nostro essere parte di un "popolo", insieme al nostro Papa, come "figli" intorno a un "Padre", questo vogliamo dire al "mondo", pregando con il Papa e per il Papa.
E per tutto questo saremo a "San Pietro", domani.