I "CRISTIANI" E IL "CLIMA"

L’"osservatore permanente" della "Santa Sede" presso l’"Onu"
guiderà la "delegazione vaticana" a Copenaghen:
«Parlare di "creazione", pone la questione nella giusta "prospettiva",
poiché ricorda a tutti che la "Terra" è un "dono" di Dio».

RITAGLI     «La "salvaguardia" del "Creato" e lo "sviluppo"     DOCUMENTI
sono alleati»

Monsignor Celestino Migliore: «Ci vuole una "cultura" dell’"ambiente"».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 8/12/’09)

È una sorta di "compendio" del "magistero" del Papa sui temi "ambientali", quello che Benedetto XVI ha detto Domenica dopo l’"Angelus". Un "compendio", sottolinea Monsignor Celestino Migliore, "osservatore permanente" della "Santa Sede" presso l’"Onu", che «in poche righe spiega la specificità della posizione del "Santo Padre" e della "Chiesa" sulle questioni che verranno trattate a Copenaghen». Monsignor Migliore sarà nella "capitale danese" a partire da Lunedì prossimo, per guidare la "delegazione vaticana" alla "Conferenza delle Nazioni Unite" sui "cambiamenti climatici". Ma intanto, al telefono da New York, commenta per "Avvenire" le parole del "Pontefice".

In che cosa consiste la "specificità" alla quale lei si riferisce?

Soprattutto il "vocabolario" usato dal Papa. Benedetto XVI non parla di "ambiente", ma di "Creato", non usa il verbo "difendere", ma "salvaguardare". E mette l’accento sulla «dimensione "morale" della vita umana». Le differenze sono sostanziali rispetto a certi "movimenti ecologisti".

In che senso?

Parlare di "creazione" pone la questione nella giusta prospettiva, poiché ricorda a tutti che l’"ambiente" è un dono di Dio. Dunque non si tratta di "difenderlo" da un nemico, in molti casi identificato con l’uomo, ma di "salvaguardarlo" così come Dio stesso ha voluto quando ha affidato proprio all’uomo questo compito. E qui, infatti, il "Santo Padre’ richiama la dimensione "morale’ dell’agire umano nei confronti del "Creato".

Benedetto XVI parla anche di un possibile collegamento tra "sviluppo" e rispetto della "creazione". Dunque queste due esigenze non sono di per sé "antitetiche"…

Direi proprio di no. Anzi è lo "sviluppo" che ci aiuta a contenere i "fenomeni climatici". Pianificare investimenti "ecologici" sottraendo fondi allo "sviluppo" significa probabilmente non favorire né la "salvaguardia" del "Creato", né lo "sviluppo" stesso. A tutto svantaggio dei "poveri" e delle generazioni future, che sono invece centrali nel "Discorso" del Papa.

E questo, concretamente, in relazione ai "cambiamenti climatici", come si coniuga?

Il "clima" sulla terra cambia da millenni. E da sempre gli uomini, gli animali e le piante hanno dovuto adattarsi. Lo "sviluppo" serve proprio a questo. Ad esempio a far sì che nelle zone di "siccità" possano essere realizzate opere di "canalizzazione" dell’acqua. O che in quelle che subiscono frequenti "inondazioni", la forza degli elementi non provochi danni eccessivi. Anche la "tecnica" di costruzione delle case può aiutare a creare ambienti isolati dal freddo o dal caldo, in modo da non dover consumare grandi quantità di "energia" per questi fini. "Sviluppo" e "salvaguardia" del "Creato" non sono nemici, ma anzi grandi alleati.

Da Copenaghen che cosa è lecito attendersi?

Probabilmente si arriverà a un "accordo politico" di base per il futuro. Personalmente sarei contento se dai "lavori" emergesse la convinzione che queste non sono solo questioni "tecniche". Riduciamo di un "tot per cento" l’emissione di "gas serra", stabiliamo gli investimenti e chi li paga e va bene così. Occorre invece puntare di più sulla dimensione "morale", coinvolgendo non solo i "tecnici", ma gli stili di vita di tutti. Prendersi cura delle foreste, della qualità dell’aria e dell’acqua, costruire abitazioni "compatibili" e non solo speculare sull’"edilizia". Insomma creare una "cultura" dell’"ambiente".

Il "magistero" «verde» di Benedetto XVI aiuterà in questo senso?

Me lo auguro. In effetti molti sostengono che egli sia un «Papa verde». Una definizione che trovo un po’ "riduttiva". Ciò che sta a cuore al "Santo Padre" e alla "Chiesa" è fornire motivazioni alla "politica", perché le decisioni "tecniche" siano ispirate proprio ad una accresciuta "cultura" del rispetto e della promozione del "Creato".