"GESTI DI SPERANZA"

RITAGLI     «"Dialogo" tra i "cristiani"     DOCUMENTI
cammino di credibilità»

Si apre domani la "Settimana di Preghiera per l’Unità dei Fedeli di Cristo".
Don Gino Battaglia ("Cei"): «Tanti i "frutti" di questi ultimi "cent’anni".
Molto resta da fare, per offrire al mondo una testimonianza "autorevole"».

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 17/1/’10)

Cento anni di "cammino" alle spalle. Un presente caratterizzato da «frutti promettenti, ma non ancora del tutto maturi». E in definitiva la consapevolezza che il futuro «è una strada ancora lunga da percorrere». Si colloca in questo scenario la "Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani", che inizierà domani e che si concluderà il 25 Gennaio con la recita dei "Vespri" nella Basilica di "San Paolo fuori le Mura", a Roma, presente Benedetto XVI. Questi, del resto – come attesta anche l’odierna visita del Papa alla "Sinagoga" della capitale – , sono giorni intensi per chi crede nel "dialogo" tra i diversi "credenti". E quindi, come sottolinea Don Gino Battaglia, direttore dell’"Ufficio Nazionale" della "Cei" per l’"ecumenismo" e il "dialogo inter-religioso", «non c’è che da rallegrarsi del nuovo clima». Un clima che, si spera, il tradizionale "Ottavario" possa rafforzare.

Qual è la caratteristica principale della "Settimana di Preghiera 2010"?

Quest’anno ricorrono i cento anni della "Conferenza Missionaria Internazionale" di Edimburgo, che viene riconosciuta come l’inizio del "Movimento Ecumenico" moderno. Nel Giugno del 1910 si incontrarono nella città scozzese oltre mille delegati "evangelici" e "anglicani", oltre a un rappresentante "ortodosso", per riflettere insieme sulla necessità di giungere all’unità al fine di annunciare credibilmente il "Vangelo". Ecco, questa è un’esigenza sempre più sentita, specie dopo un secolo di "Movimento Ecumenico".

Che cosa è cambiato, cent’anni dopo?

Oggi siamo sempre più consapevoli del legame che unisce il "dialogo" tra le "Chiese" e la "missione". Dunque la "Settimana" di quest’anno è proprio ispirata a questo legame. La credibilità della comunicazione del "Vangelo" è infatti gravemente minata dalla "divisione" dei "cristiani".

Come giudica il momento del "cammino ecumenico"?

Sono d’accordo con il Cardinale Kasper, quando dice che questa stagione di "dialogo" ha portato ricchi "frutti", e che tuttavia bisogna realisticamente riconoscere che non abbiamo ancora centrato l’obiettivo del nostro "pellegrinaggio ecumenico". Insomma siamo in uno stadio "intermedio". Anche se, lo ripeto, i segnali incoraggianti non mancano.

Qualche "esempio"?

C’è una ricerca di "unità" quanto meno "operativa" sui temi che richiedono una presenza dei "cristiani" nella società. Ad esempio, il "Patriarcato di Costantinopoli" è molto vicino alle posizioni "cattoliche" per quanto riguarda la sensibilità sulla "Salvaguardia del Creato", mentre il "Patriarcato di Mosca" ultimamente ha messo l’accento sulla "scristianizzazione" della società e quindi sulla necessità di una testimonianza più convinta dei "valori" e degli "stili di vita" "cristiani". Con le antiche "Chiese d’Oriente", poi, ci sono state numerose "dichiarazioni comuni" che hanno sgombrato il campo dai sospetti di "eresia". Più nette sono invece le differenze con il mondo "evangelico", poiché anche alcune posizioni in campo "etico" permangono distanti.

Questo per quanto riguarda la situazione "generale". Sul versante "italiano", com’è la situazione?

Il "Convegno" che abbiamo celebrato lo scorso mese di Maggio a Siracusa, ed al quale hanno preso parte tutte le "confessioni" presenti nel nostro "Paese" e tutte le componenti del mondo "evangelico", può essere considerato la "cartina di tornasole" di un clima molto disteso. C’è un "dialogo" della verità che ha i suoi tempi, i suoi modi e le sue sedi, ma c’è un "dialogo" della carità e dell’amicizia che corre più veloce. A Siracusa, ad esempio, abbiamo verificato una "convergenza" sui temi dell’impegno nella società: "immigrazione", lotta alla "povertà", "giustizia", "diritti umani", "ambiente", ruolo della "donna". Si tratta di continuare su questa strada.

L’"immigrazione" come incide sull’"ecumenismo"?

È una grande "chance" per incrementare quell’"ecumenismo" dell’amicizia cui accennavo prima. Se a seguito dell’arrivo di molti fedeli "ortodossi" romeni o russi, qualche "Diocesi" ha messo loro a disposizione una "Chiesa", ciò non può non avere positive ripercussioni anche sull’"ecumenismo" di vertice.

Qual è il miglior modo di celebrare la "Settimana"?

Sembrerà scontato dire "pregando", ma è proprio così. La "preghiera" è la prima cosa. Poi, certo, accompagnarla con "gesti" di amicizia e di incontro è utile, ma sempre a partire dalla "preghiera".