"TESTIMONI DIGITALI"

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«E ora la "leggerezza" della "fantasia"»

Mons. Domenico Pompili, Direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei...

Da Roma, Mimmo Muolo
("Avvenire", 25/4/’10)

Da ora in poi niente sarà più come prima nel rapporto tra la "comunità ecclesiale" ed "Internet". Una sfida da affrontare con la «"leggerezza" della "fantasia"». Ne è convinto Monsignor Domenico Pompili, "Direttore" dell’"Ufficio Comunicazioni Sociali" della "Cei" e uno dei principali "organizzatori" del "Convegno" "Testimoni digitali". «Dal "Discorso" del Papa e dal "lavoro" di questi giorni – afferma il "porta-voce" della "Conferenza Episcopale Italiana" – emerge chiaramente l’idea che la "rete" è una "frontiera" irreversibile della "missione" della "Chiesa". Un luogo di "prossimità" in cui far emergere la "domanda" su Dio e immettere il "seme" del "Vangelo"».

Con quale "bilancio" si chiude il "Convegno"?

Io penso che sia un "bilancio" positivo, sia per la "partecipazione", sia per i "contenuti". Mi riferisco in particolare al "mandato" del Papa a far sì che la "comunicazione" non sia più un ambito "accanto" agli altri, ma una dimensione con cui l’intera "pastorale" deve fare i conti. Credo che, come gli "Anni ’70-’80" hanno visto un investimento sulla "catechesi" e quelli successivi un analogo impegno sulla "carità", sia giunto il momento di investire adesso proprio sugli "operatori" della "comunicazione" e della "cultura".

"Operatori" che sono tornati a gremire l’"Aula Paolo VI", otto anni dopo "Parabole mediatiche"...

E questo è un secondo dato da sottolineare, insieme con la presenza di tanti "giovani", cui si sono aggiunti da casa 8mila "contatti" in "streaming". L’incontro con il Papa, come ha ricordato il "Cardinale", "Presidente" della "Cei", Angelo Bagnasco, ha mostrato il volto di una "Chiesa giovane", in cui anche le "generazioni" più recenti sanno mettere a disposizione del "Vangelo" le loro "competenze" e la loro "fantasia".

È per questo che lei ha parlato di "vino nuovo" in "otri nuovi"?

L’"immagine evangelica" serve a ricordare che anche nella "comunicazione" del "Vangelo" oggi c’è qualcosa di "nuovo" e qualcosa di "vecchio". Il "nuovo" è, naturalmente, la "Buona Notizia", spumeggiante e dirompente come un "vino novello"; il "vecchio" è paradossalmente la "comunicazione", che è soggetta a innovazioni "rapide" e presto "datate", a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono "passati". Perciò dobbiamo imparare a "comunicare" con "intenzionalità", interesse, impegno e "responsabilità".

In definitiva, che cosa ha insegnato agli "operatori" il "Convegno" "Testimoni digitali"?

Ha detto a tutti noi che della "Rete" non bisogna avere paura, ma anzi bisogna abitarla con il nostro "stile" e con la nostra "identità" di "cristiani". Di fronte alla "rivoluzione digitale" la "Chiesa" deve fare ciò che ha sempre fatto, cioè attraversare tutte le "culture", senza sposarne "una" in particolare.