Le "parole" di Benedetto XVI

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Papa Benedetto XVI, al suo arrivo a Colonia, il 18 Agosto 2005, per la Giornata Mondiale della Gioventù...

Mimmo Muolo
("Avvenire", 4/9/’10)

Da quando Giovanni Paolo II le ha volute, le "Giornate Mondiali della Gioventù", al di là del comune nucleo essenziale, hanno di volta in volta mostrato la loro peculiare fisionomia e lanciato ai giovani uno specifico richiamo identificativo. Anche quella di Madrid, in programma tra poco meno di un anno, non fa eccezione. E leggendo il "Messaggio" pubblicato ieri da Benedetto XVI in vista dell’appuntamento, non è difficile scorgerne i tratti salienti. Il Testo del Papa è denso di riferimenti, insegnamenti, esortazioni. Ma ciò che più colpisce è lo stile, quel mettersi allo stesso livello dei giovani, quel raccontare e raccontarsi, quasi come un nonno con i propri nipoti. Fino a confidare quei sogni che il giovane Joseph Ratzinger cullava, non volendo perdersi «nella normalità della vita borghese».
Il primo tratto distintivo di questa nuova "Gmg" è dunque quello di una rinnovata vicinanza tra la Chiesa e le nuove generazioni. Una vicinanza fondata non solo sulla convinzione che i giovani sono il futuro della Chiesa stessa, la sua capacità di rinnovamento, ma anche e soprattutto sulla condivisione di esperienze e desideri che – nonostante il cambiamento dei tempi e delle circostanze storiche – permangono sempre uguali nell’animo umano. Benedetto XVI dimostra così, anche per averle vissute in prima persona, di conoscere le grandi aspirazioni che albergano nel cuore dei giovani di tutte le epoche. Anche della nostra. E tende loro una mano, mostrando l’ulteriore direzione di un cammino che negli ultimi decenni ha prodotto grandi frutti, e molti altri promette di farne maturare in futuro. Il secondo tratto distintivo della
"Gmg" di Madrid sta proprio in questa ricerca della via giusta, della rotta sulla quale realizzare le inclinazioni più nobili e profonde dei ragazzi del 2000. Il Papa presenta due scenari contrastanti. Da un lato la cultura dominante, intessuta di relativismo, caratterizzata dall’eclissi di Dio, generatrice di insicurezze e smarrimento. Dall’altro le radici, la coscienza della propria identità, i valori che sono alla base della società (come il senso della dignità della persona, della solidarietà, del lavoro e della famiglia) e che in definitiva provengono dal Vangelo.
Se è vero che i giovani amano il parlar chiaro e sentono una naturale avversione per chi si perde in giri di parole, il "Messaggio" del Pontefice non poteva essere più limpido. Come si fa, ragiona Benedetto XVI, a desiderare grandi cose, a volere una vita non banale, ad essere attratti dalla solidarietà, dall’amicizia, dalla pace, dal vero amore, se poi si cancella dall’orizzonte l’Autore di tutto ciò?
Ecco dunque il terzo e forse più importante tratto identificativo della "Gmg" di Madrid. Dopo
Sydney – "metropoli-simbolo" degli estremi confini della terra che coincidono, secondo la parola di Gesù, con il limite dell’annuncio del Vangelo – si ritorna nel cuore della vecchia Europa, Cristiana fin dalla nascita. Anche se proprio nella Capitale Iberica c’è chi ha innalzato la bandiera di uno stile di vita che vorrebbe cancellare quelle radici, per conquistare un’apparente libertà totale.
Il "Messaggio" del Pontefice svela ai giovani i meccanismi di questo inganno e offre anche gli anticorpi per reagire alla grande malattia morale del XXI Secolo. In tal modo il tema di questa nuova "Gmg" – «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» – assume i contorni di un vero e proprio cammino non solo spirituale, ma anche comunitario e sociale, sul quale avviarsi come i Pellegrini che un tempo si dirigevano a
Santiago di Compostela, al fine di riscoprire la propria vocazione e il senso stesso della vita. Il Testo Papale è solo il primo passo del viaggio. Madrid sarà la meta. Ma la rotta è tracciata e ha già una sua precisa fisionomia.