I "due giorni" nel "Nord-Est" di Benedetto XVI

RITAGLI     Il "Viandante" che ci "apre" gli occhi     DOCUMENTI

Papa Benedetto XVI, sulla gondola, in Canal Grande, va incontro ai Fedeli del Veneto, che attendono il suo messaggio...

Mimmo Muolo
("Avvenire", 10/5/’11)

«Confermare i fratelli nella Fede!». Nei due giorni trascorsi nel "Nord-Est" Benedetto XVI ha fornito un’interpretazione estremamente moderna della perenne Missione di Pietro.
Con le sue parole e i suoi gesti, infatti, il Papa ha continuato ad approfondire una delle "linee-guida" del suo
Pontificato: ricordare, e dimostrare, agli uomini un po’ distratti e un po’ delusi di questo inizio di Terzo Millennio che la Fede Cristiana non solo è plausibile sul piano della razionalità, ma anche bella da vivere, perché da essa può promanare sia la felicità personale sia il bene comune.
In sostanza è sembrato di rivedere sulle strade del
"Triveneto" un "remake" dell’episodio Evangelico di "Emmaus", che la Liturgia ha proposto proprio Domenica scorsa. Un Viandante si è affiancato agli uomini e alle donne di un’area d’Italia di generose tradizioni, ma oggi toccata dallo "scoramento" e agitata da venti di chiusura egoistica, dopo una lunga stagione di speranze e di proficuo sviluppo.
Quel Viandante, semplicemente invitando a guardarsi intorno, ha spiegato tutto ciò che riguarda la Storia, l’Arte, la Vita, l’Economia – in una parola la Cultura – di queste Terre, alla luce di una sola parola. Piccola come un granellino di senape, ma capace di generare la possente pianta di una Civiltà che per secoli si è irradiata nel bacino del
Mediterraneo e in una vasta area della "Mittel-Europa". La parola più usata dal Viandante è "Fede". Un filo conduttore con cui Benedetto XVI ha cucito non solo i sette "Discorsi" rivolti a diversi interlocutori (dagli uomini di Cultura ai Vescovi del "Triveneto", dai Laici impegnati ai semplici Fedeli), ma ha anche tenuto insieme passato, presente e futuro.
Il ragionamento del Papa è chiarissimo. Se è proprio grazie al
Cristianesimo che il "Triveneto" ha acquisito la sua fisionomia, la sua ricchezza (non solo Culturale), la sua stabilità, perché oggi una tale profonda radice dovrebbe essere sacrificata sull’Altare dell’«edonismo e del consumismo materialista» che generano una Società "liquida", cioè senza punti precisi di riferimento, e perciò "straniante"? Ecco allora che per il Papa, «confermare i fratelli nella Fede» significa riaffermare che il Vangelo è stato e può essere ancora «la più grande forza di trasformazione del Mondo». Significa accoglienza dello straniero al posto della «paura degli altri e dei lontani che giungono nelle nostre Terre e sembrano attentare a ciò che siamo». Significa speranza creativa al posto del timore del futuro, difesa della vita e della famiglia al posto della Cultura della Morte, Economia Solidale al posto della smodata ricerca del profitto. Tutti temi che – non a caso – sono anche al centro del dibattito Politico di questo nostro travagliato momento storico.
E qui davvero il "Discorso" di Benedetto XVI, scevro da ogni "piccola" preoccupazione, è rivolto a tutti. All’
Europa che dal Cristianesimo ha ricevuto la sua forza e la sua identità e che oggi invece sembra volersi difendere dal Vangelo, quasi fosse un invasore. All’Italia che ha bisogno di ritrovare slancio progettuale e coesione interna. Al "Nord-Est" che proprio sulla coscienza degli splendori del passato remoto e recente può fondare la sua speranza di rinascita dopo la crisi.
Alla fine della sua Visita, il "Papa Viandante" ha di nuovo aperto gli occhi agli uomini e alle donne che ha incontrato. Realizzando di fatto l’auspicio con cui il Rappresentante della massima Istituzione Culturale di
Venezia, il Laico Presidente della "Biennale", Paolo Baratta, aveva salutato il suo arrivo. «Riaccendere le luci oggi "fulminate", che ci consentano di guardare lontano!». In altri termini, «confermare i fratelli nella Fede»!