Il "rovesciamento" di "prospettiva" di Benedetto XVI

RITAGLI     Il Papa e la «Speranza Africa»,     DOCUMENTI
che il "Mondo" sfrutta, ma non vede

Papa Benedetto XVI, in cammino tra le vie del Benin, durante il suo secondo Viaggio Apostolico in terra d'Africa!

Mimmo Muolo
("Avvenire", 22/11/’11)

«Africa, sii sempre più sale della terra e luce del mondo!». Le parole con cui il Papa, Domenica pomeriggio, si è congedato dal Benin contengono molto più che un auspicio "beneagurante"! Sono, anzi, l’espressione dello spirito profondo del suo secondo "Viaggio" nel Continente e dell’"Esortazione Post-Sinodale", "Africae munus", che ha consegnato alla Chiesa Africana. "Africae munus" significa: «il compito dell’Africa».
Un compito che, nei tre giorni trascorsi tra
Cotonou ed Ouidah, Benedetto XVI ha individuato non solo nel necessario percorso di crescita della gente Africana, ma soprattutto nella sua capacità di diventare protagonista del proprio riscatto e addirittura "faro" per tutto il Pianeta!
A prima vista tutto ciò potrebbe suonare strano, specie se si considera che questa terra è tuttora segnata da guerre, fame, "sottosviluppo" e malattie endemiche. Ma proprio qui è la novità profonda di una
"Visita" e di un "Documento", che hanno mostrato quanto sia diverso, e quasi rivoluzionario, l’approccio di Papa Ratzinger alle complesse problematiche Africane. Infatti, tanto nelle molteplici tappe della "tre-giorni" Beninese, quanto nelle pagine del Testo "Post-Sinodale", l’accento prevalente non è andato sulla denuncia dei mali e sulla conseguente richiesta di aiuto da parte della Comunità Internazionale (c’è stato anche questo, ed è ovvio che per il Pontefice la solidarietà del mondo ricco resti ancora indispensabile). Egli, tuttavia, ha insistito molto di più sulle responsabilità e sulle possibilità dell’Africa stessa di sfruttare le proprie risorse umane e spirituali. Che sono «giacimenti» di non minor valore rispetto a quelli naturali, e che «chiedono solo di sbocciare con l’aiuto di Dio e la determinazione degli Africani».
In tal senso, "Viaggio" e "Africae munus" sono l’espressione dell’atteggiamento "paterno", e non "paternalistico", di chi vuole insegnare a pescare e non solo offrire del pesce! Perciò aprono prospettive di lavoro secondo una mentalità completamente nuova. Diciamolo francamente! Oggi dell’Africa si interessano solo i
Cinesi (per evidenti motivi commerciali e di sfruttamento delle risorse del sottosuolo) e la Chiesa Cattolica, che però non ha alcun interesse, se non quello dell’Evangelizzazione e della promozione umana, e perciò è da sempre al fianco dei poveri, degli ammalati, degli ultimi, e spesso ha pagato (e continua a pagare) un tributo altissimo in termini di "Martirio".
Questo però le conferisce una forza straordinaria ("il sangue dei Martiri è seme di nuovi Cristiani"), e una conoscenza della realtà "Continentale", che nessun altro oggi al mondo può vantare!
È la conoscenza che i
Vescovi Africani hanno portato al "Sinodo", e che ha dato origine anche al "Documento" diffuso in questo "Viaggio". Ed è proprio in base a questa conoscenza che Benedetto XVI, ribaltando i luoghi comuni, può attribuire all’Africa il "munus", cioè il compito, di diffondere ovunque «autentici valori, capaci di ammaestrare il mondo». In tal modo incoraggiamenti come: «Africa, alzati!», definizioni come «Continente della Speranza» e «"polmone spirituale" dell’umanità», non sono affatto belle frasi a affetto, ma il frutto di una profonda convinzione basata sui fatti. Papa Ratzinger, dopo l’ascolto attento della voce dei Vescovi Africani, sa bene che nell’animo, nel cuore e nella mente del miliardo e passa di uomini, donne e bambini del grande Continente c’è un’apertura al senso religioso della vita e alla "trascendenza" che l’Occidente industrializzato rischia di smarrire. Sa che qui vita e famiglia sono – pur con tutti i problemi che le insidiano – ancora doni molto apprezzati, e che la "Speranza" non è solo un vago sentimento. Ecco perché indica questa terra, da molti considerata un problema, come una «riserva di umanità»! L’anno che volge al termine verrà ricordato anche per le cosiddette «Primavere Arabe» (pur con tutti i limiti che gli scontri di questi giorni in Egitto contribuiscono ad alimentare).
Benedetto XVI auspica in pratica che una "Primavera" autentica si estenda dal
"Nordafrica" fino a Città del Capo. E che – perché no? – contagi positivamente anche altri Continenti, oggi in profonda "crisi"!