Ciò che ripropone l’"inizio" dell’"Avvento"

RITAGLI     Quella grande "scuola di vita"     DOCUMENTI
che si svela nella "Liturgia"

Mimmo Muolo
("Avvenire", 27/11/’11)

La "Prima Domenica d’Avvento" segna per la Chiesa e i Cristiani non solo l’inizio della preparazione al Natale, ma anche l’"incipit" di un nuovo "Anno Liturgico"! Un aspetto, questo, da valorizzare maggiormente nell’"Omiletica" e nella "Catechesi", perché la sua riscoperta non è certo una questione da Teologi o da specialisti della Liturgia. Interessa invece tutto il Popolo di Dio e potrebbe essere di grande aiuto per la "Nuova Evangelizzazione", alla quale il Papa ha ripetutamente chiamato l’intera Comunità Ecclesiale.
L’"Anno Liturgico" è, infatti, al netto di ogni altra sua valenza, anche una grande scuola di vita a tutto tondo! E perciò possiede un’intrinseca capacità educativa, che andrebbe esplicitata al meglio, specie in un
"Decennio Pastorale" in cui l’"Educazione" è al centro delle preoccupazioni Pastorali della Comunità Ecclesiale.
Scuola di vita, si diceva! Con i suoi diversi periodi, la
Liturgia ci ricorda infatti che c’è un tempo per tutto: per l’attesa (l’Avvento, appunto) e per il compimento delle promesse (il Natale), per la penitenza (la Quaresima) e per la gioia (la Pasqua), per le grandi Feste (come le Solennità) e per la quotidianità operosa (il periodo "per annum"). In sostanza, ogni aspetto della vita umana vi trova un riscontro. Si pensi a quanto ci dica del nostro corpo e del suo destino Eterno una Festa come l’"Assunzione della Vergine", o a quanto riveli l’essenza dell’"Aldilà" la luminosa "due-giorni" di inizio Novembre, in cui ricordiamo i Santi e i Defunti. Per non parlare della Pentecoste e del suo profondo valore "antropologico", specie in un’epoca in cui raccogliamo i frutti avvelenati di alcuni Secoli di pensiero "ateo" e della conseguente visione dell’uomo come un «visconte dimezzato»!
Ecco, dunque, che a una simile scuola si possono imparare o "re-imparare" sempre daccapo (e in tal senso la Domenica, "Pasqua settimanale", serve a scandire i tempi dell’apprendimento come un "metronomo") valori smarriti come il saper aspettare, vero antidoto alla mentalità del «tutto-e-subito»; il senso del sacrificio e del digiuno, a fronte di un clima che esalta "bulimie" di ogni tipo (dal sesso al rumore, dalla ricerca sfrenata della ricchezza alla fame crescente di successo); il vero valore del corpo contro il tentativo di ridurlo a mero "involucro estetico" da curare con ogni mezzo, lecito e illecito, compresa una chirurgia sempre più invasiva e in alcuni casi addirittura letale. Inoltre, in un periodo di crisi come il nostro, si può apprendere dalla Liturgia anche quella condivisione fraterna che è alimentata dall’essere seduti alla stessa tavola (in fondo, l’origine della crisi non è dovuta agli egoismi che precludono a interi Popoli di sedersi con pari dignità di altri alla comune "mensa" della grande famiglia umana?).
Soprattutto, però, l’"Anno Liturgico" risponde con i suoi eventi centrali (l’Incarnazione e la Risurrezione) alle essenziali domande che da sempre albergano nel cuore dell’uomo: da dove veniamo, chi siamo, dove siamo diretti attraverso il continuo divenire del tempo e delle stagioni? Il tutto attraverso l’ascolto della Parola e la frazione del Pane, che coniugano ogni giorno le due dimensioni (orizzontale e verticale, "terrena" e "ultraterrena") del nostro vivere, e aiutano a risanare la frattura tra spirito e materia, cioè l’errore "antropologico" più grave della modernità.
Privarsi dunque della Liturgia, specie di quella Domenicale, o sovrapporre alle Feste Cristiane alcune parodie "neo-pagane" (ad esempio "Halloween" al posto di "Ognissanti"), significa marinare questa scuola di vita e condannarsi così a una sorta di analfabetismo esistenziale di ritorno dagli esiti disastrosi. Viene da pensare, ancora una volta, a una delle metafore più belle del
"Pinocchio" di Collodi. Perché il «Paese dei Balocchi» esiste anche per l’Anima. E tutti sanno a quali risultati conduce!