Nelle "tragedie" d’Africa s’"incastona", terribile,
quella dei piccoli "cercatori d’oro"

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Roberto Mussapi
("Avvenire", 9/6/’10)

L’Africa pare uno "scrigno" di "magia", la "quintessenza" del "mito". È abitata da persone prevalentemente di colore "nero", una folta foresta rende "oscura" la via. È, senza bisogno di spiegazioni "etimologiche", il "Continente Nero". Nel suo "sottosuolo" si trovano le più grandi "ricchezze" della terra. Petrolio, che produce "calore" ed "energia", ma questa "ricchezza" non è esclusiva "Africana", mentre in nessun luogo come in Africa la terra nasconde nelle sue "viscere" diamanti e oro. Diamanti e oro non sono soltanto "simboli" assoluti di "ricchezza" – l’oro, come sappiamo, finì per identificarsi in molte parti del mondo con la realtà stessa di "moneta" – ma sono due "archetipi". Il diamante è la pietra della "luce", che già molti "millenni" orsono, e fino al "Cinquecento", affascinò gli "alchimisti" per il segreto "luminoso" di "eternità" che contiene. L’oro è da sempre il "simbolo" supremo di "luce", "affratellato" al sole, sigillo di "ricchezza", "calore", "potere".
Queste due "entità assolute", "luminose", "celesti", si trovano sotto la "crosta" della terra, e in misura quanto mai abbondante in Africa. Ma questo "forziere" di immenso "valore" è stato la ragione principale della "disgrazia" del "Continente", della sua "sventura". Per appropriarsi di quel "tesoro" i "bianchi" e gli "ambrati" d’"Occidente" e d’"Oriente" hanno "violato" e "violentato" quelle terre, non disdegnando nel frattempo di catturarne gli esemplari "umani" per incatenarli, metterli nelle "stive", esportarli e venderli ai "mercati". Il destino dell’Africa sembra quello di produrre "meraviglia" e "luce": in tutto il resto del mondo le "carcasse" degli animali sono solo "carcasse" di animali, in Africa le "zanne" degli elefanti producono avorio, sostanza "bianca", preziosissima, levigata, fatta per esaltare la "luce". Le "fiabe" hanno grandi "archetipi", uno dei principali parla di un bambino, semplice, umile, "povero", umiliato, che scopre un "tesoro".
"Cenerentola" deriva da questa "costola", come tante altre "avventure" nel "buio" sfocianti nella "luce". Le "fiabe" che ci raccontano l’Africa hanno tutte un triste, tragico "finale". Il bambino non trova il "tesoro", muore nella "miniera". L’oro, il diamante, il "simbolo" della "felicità eterna", della "luce ultra-terrena", dell’"immortalità", del "divino", non è mai raggiunto dalle sue mani. L’Africa ci racconta una "fiaba crudele". Una "canzone" di
Paul Simon narra della "nera", di fatto "schiava", che ha i piedi "tempestati" di diamanti, quelli che calpesta lavorando in "miniera". "Romanzi" di Jan Fleming, e d’altri "autori" di "thriller", parlano delle preziosissime "gemme" nascoste in bocca dai "neri" asserviti nelle "miniere". Il "tesoro" di quella terra non tocca mai ai suoi abitanti, se non per vie "illegali", "furtive" e dal finale "tragico".
La
Nigeria ha un "patrimonio sotterraneo" di "ricchezza" smisurata, oro e diamanti, e tale "ricchezza" pare "osmoticamente" traboccare, emanare dalla terra nella "bellezza" dei suoi abitanti, finché questa non viene minata dalla "fame" e dalla "sete", nel genio della sua "tradizione letteraria" e "teatrale": Chinua Achee, e Wole Soyinka, primo "Nobel Africano" per la "letteratura", guidano il drappello dei grandi "scrittori Nigeriani". Ma la Nigeria, come l’"Antica Grecia", a cui tanto assomiglia la sua "mitologia", è terra di "tragedia": le "notizie" di questi giorni hanno la "crudeltà" di una "fiaba sadica". Bambini anche di solo quattro anni che muoiono per "esalazioni", costretti a cercare "abusivamente" e "obbligatoriamente" l’oro.
Uccisi dall’oro che le loro dita non avrebbero comunque mai potuto "indossare", né soltanto "sfiorare". Uccisi da un "metallo" il cui "valore" non comprendono, ma che devono cercare.
Quando i "valori naturali" in loro sono la
"vita", il cibo, l’acqua, la "sacra realtà" della "natura". Non la "luce" del diamante, ma quella del "sorriso".