L’"intuizione" di Benedetto XVI
e l’"omaggio" delle 60 "Opere"

RITAGLI     La "Carità" che colora l’"Arte"     DOCUMENTI

Papa Benedetto XVI, con uno degli Artisti che, in Vaticano, hanno offerto le loro Opere, celebrando l'Anniversario di Sacerdozio del Pontefice...

Roberto Mussapi
("Avvenire", 5/7/’11)

Il 21 Novembre 2009 Benedetto XVI dettava una pagina memorabile per la "fenomenologia" dell’Arte e della Poesia nell’Età Moderna: al cospetto di circa 400 Artisti invitati alla "Sistina" (dalla Poesia al Cinema, dall’Architettura alla Fotografia, tutto!), enunciava la natura intrinsecamente Sacra e Religiosa dell’Arte in quanto tale, a prescindere dalle convinzioni dell’Autore in materia Religiosa. Fu una "Prolusione" Storica, anche se imprevedibile solo a chi non conosca le ragioni Antropologiche della Fede e dell’Arte. In realtà colpiva la lucidità scultorea con cui Benedetto XVI definiva Arte e Poesia in sostanza dell’essere umano, nel nucleo dell’"Homo Religiosus", che non è una variante, ma una realtà archetipica dell’uomo. Oggi gli Artisti ricambiano il grande gesto con dei doni, offrendo loro Opere, prodotti dello spirito, di quella realtà immaginosa e potente che il "pensatore" Ratzinger considera cuore pulsante dell’essere umano nel tempo, e forza al confine, l’"oltretempo".
Pensai allora, e oggi penso ancor più accesamente, a una sorta di disegno "Vichiano", una "Teodrammatica" nella quale il Mondo rivive la sua Genesi attraverso due Pontefici che agiscono in una Età cruciale.
Karol Wojtyla era Poeta e Drammaturgo, per intenderci l’attività di Omero, Eschilo, Euripide: i primordi estetici dell’uomo, lo stupore dell’Universo. A lui segue Joseph Ratzinger, Filosofo, "pensatore", come ai Tragici seguirono i Filosofi, Platone, Socrate, che non distrussero quell’Età eroica di nascita, ma la perpetuarono in forme nuove, logiche, dialettiche, allora inedite. Il Papa del pensiero segue al Papa del verso e della visione e più di questi teorizza verso e visione, Poesia ed Arte, perché le inscrive nelle necessità primarie della specie umana. Mentre tutto ciò avviene, mentre cioè un Papa che vive e segna il passaggio dal "Novecento", Secolo della crisi, al nuovo Millennio, mentre avviene che il Papa gioisca degli omaggi degli Artisti e cerchi di trattenersi con loro più di quanto gli consentano l’Agenda e il Protocollo, mentre insomma pare godersi come un fanciullo questi doni che per lui, uomo di spirito, sono i più preziosi (uomo di spirito od uomo misericordioso, non è detto che siano tutti capolavori!), mentre tutto ciò avviene non possiamo non registrare che il Pontefice e quindi la Chiesa Cattolica sanciscono alcune posizioni sostenute eroicamente (perché drammaticamente) da grandi Poeti, come Shelley, Baudelaire, che non erano Cristiani o lo erano a modo loro. Dal Pontefice giunge il riconoscimento della realtà Antropologica essenziale: l’"Homo Religiosus", l’"Uomo Religioso", non è solo l’uomo che si inchina e prega, è anche, simultaneamente, l’uomo che si inginocchia alla bellezza. Con passione, misericordia ed estetica che coincidono. Verità, carità, bellezza, le tre parole cardini. Il vero è inseparabile dal bello. Non è un concetto automaticamente accettabile, contiene il paradosso di ogni sapienza, e certo di quella Cristiana. Ma entra qui, e ciò ulteriormente turba, la parola carità. Che c’entra, ci domandiamo istintivamente, la carità con la verità e la bellezza? Possiamo capire il legame che Ratzinger vede tra i due termini. Ma perché la carità? Come Poeta, come invitato indegno a questa mensa, mi domando: perché la carità? A questo punto comprendo, od almeno sospetto, di non essere del tutto inadeguato all’invito. Perché solo un Poeta, od un Artista, può intuire immediatamente la natura della carità, enigmatica nella famosa "pagina" di San Paolo. Non è niente di specifico, la carità, ma è tutto. Non è una cosa, ma il magico "collante" delle cose. Questo, nella magistrale ed autonoma "Esegesi" di Gianfranco Ravasi, ci dice il Pontefice Ratzinger. La carità non è una virtù, non è un precetto. È il simbolo, il senso cruciale dell’essere. Ciò senza cui verità e bellezza "svaporano", e si perdono come un miraggio!