Meno
aiuti inutili, più progetti "Sud-Sud"
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L’analisi provocatoria e "controcorrente" di un’economista tanzaniana.
Loretta Napoleoni*
("Mondo e Missione",
Agosto-Settembre 2009)
Politici, economisti tradizionali e cantanti "rock" hanno formato
una strana coalizione contro una giovane economista originaria della Zambia,
Dambisa Moyo, autrice del libro
"Dead Aid", dove si critica
duramente la politica dei finanziamenti all'Africa.
Altri, prima della Moyo, avevano affermato che gli aiuti invece di sollevare
questo Continente dalla povertà ne alimentano la "corruzione" e
bloccano lo sviluppo. Ma nessuno aveva suscitato tanto scalpore da produrre una
simile pioggia di critiche. Il motivo è presto detto: Dambisa Moyo è una donna
africana e le sue origini fanno da "cassa di risonanza" alla sua tesi. Per
la prima volta, poi, una donna di colore s'intromette a forza nel dibattito
sullo sviluppo economico africano, considerato da sempre il fanalino di coda del
nostro pianeta, un dibattito gestito esclusivamente da accademici e
"rock-star" bianchi e da politici di colore, tutti maschi.
"Dead Aid" racconta la triste storia di sessant'anni di fallimenti
costati decine e decine di miliardi di dollari. Gli aiuti, scrive la Moyo,
alimentano la "corruzione", i conflitti interni e sopprimono il
rispetto della legge: ecco perché l'Africa non riesce a crescere usufruendo dei
principi del "libero mercato". Questo flusso costante di denaro
impigrisce i Governi che non hanno alcun incentivo ad attingere al mercato
internazionale dei capitali. L'idea che uno Stato Africano venda
"obbligazioni" per sostenere la crescita economica appartiene alla
fantascienza. Il rischio d'insolvenza è troppo alto, sostengono gli oppositori
della Moyo. Ma chi lo calcola sono le stesse agenzie di "rating", che
hanno mantenuto il rischio minimo alla "Lehman Brother" fino al giorno
del suo fallimento.
Dambisa Moyo è convinta che oggi molti Paesi Africani potrebbero attingere al
mercato internazione dei capitali perché le loro economie sono abbastanza
solide. È quindi dell'opinione che molti investitori internazionali ne
sottoscriverebbero il debito. L'Africa moderna è molto diversa da quella di
vent'anni fa.
Nessun Governo però si avventura sul mercato internazionale dei capitali
perché nessuno ne ha davvero bisogno. Del resto, fin tanto che gli aiuti
economici continuano ad arrivare perché indebitarsi con i privati che chiedono
garanzie come la riduzione della "corruzione"? Ed ecco la proposta
"bomba" della Moyo: che l'Occidente s'impegni a porre fine agli aiuti entro cinque
anni e lo comunichi ai Paesi beneficiari, che sarebbero così costretti a
rimboccarsi le maniche e ad iniziare a lavorare sodo.
Da quando il libro della Moyo è uscito, «il "club" degli amici
dell'Africa» – quello dove i politici occidentali si intrattengono con le
"star" della canzone su quali strategie di aiuti applicare all'Africa
– è in subbuglio. Dambisa Moyo, infatti, lega lo sviluppo recente di alcune
regioni africane al commercio con l'Asia
e in particolare con la Cina.
Afferma addirittura che i rapporti commerciali tra Cina e Africa sono positivi
per entrambi. Si tratta di una vera e propria rivoluzione economica che offre
una nuova mappa per lo sviluppo. In Africa troviamo un "mix" di "micro-finanze"
e nuove legislazioni sulla proprietà, sullo sfruttamento delle risorse, sul
ruolo delle "infrastrutture". Si tratta di iniziative alternative al
modello classico di sviluppo di stampo occidentale perché ispirate al modello
cinese.
Nessuno può negare che negli ultimi dieci anni la Cina ha potenziato le
relazioni con l'Africa, perché cosciente dei vantaggi rappresentati dal
commercio "Sud-Sud". L'Occidente, invece, le ha ignorate tutte. Così
oggi l'Africa ha nuovi "partner" commerciali con i quali ha costruito
relazioni durature. A detta della Moyo è proprio questo commercio che va
potenziato, non gli aiuti inutili dall'Occidente. Una cosa è certa, la
"crisi economica" apre nuove opportunità e aiuta una riflessione
critica sul modello di sviluppo occidentale. La Moyo è solo la prima voce a
farsi sentire
* Economista, da Londra