"ECONOMIA" E "DIRITTI UMANI"

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"Multi-nazionali Occidentali" evadono il "fisco",
intascando enormi "profitti", sulla pelle dei più "poveri".

Loretta Napoleoni*
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio 2010)

Nel 1979 il "giurista" francese Karel Vasak distinse tre "generazioni" di "diritti umani". La prima, nata dalla "Rivoluzione Francese" e ispirata all'"individualismo" della "cultura occidentale moderna", è la generazione dei "diritti civili" e "politici". La seconda nasce dai "movimenti socialisti" dell'inizio del secolo scorso, dal "movimento operaio" e si concentra, invece, sui "diritti sociali". Infine la terza e ultima "generazione" lotta per il "diritto" allo "sviluppo economico" e "culturale" ed è il frutto delle "rivoluzioni anti-coloniali" del "dopo-guerra", che hanno portato all'"indipendenza" delle "ex colonie" negli "Anni Sessanta". L'Africa e le "economie emergenti" come India e Brasile sono concentrate sulla seconda e terza "generazione" dei "diritti umani". Noi "Europei" invece consideriamo solo la prima.
Questa distinzione spiega perché il "Sud del Mondo" spesso accusi l'"Occidente" di "imperialismo culturale" quando vuole imporre gli stessi "diritti umani" in tutti i "Paesi". A chi non ha da mangiare poco importa la "libertà di parola", prima deve conquistarsi il "diritto alla sopravvivenza". È ipocrita, oltre che "ideologico", pretendere che anche i "diritti umani" non siano soggetti a una scala di "priorità" che dipende dal contesto in cui ciascun "Paese" si trova.
Ciò non vuol dire che noi "occidentali" dobbiamo condonare gli "abusi" che quotidianamente vengono commessi nel "Sud del Mondo", ma piuttosto che bisogna tener presente il rispetto delle altre due categorie di "diritti umani" con la stessa intensità e passione con la quale difendiamo il rispetto dei "diritti civili". Mi spiego: mandare soldi in Africa, azzerare il "debito" come ci suggeriscono "cantanti pop" e "divi del cinema", non serve a nulla, anzi si rivela controproducente se non si lavora per la diffusione della "good governance". Se i "Governi Occidentali" continuano ad imporre "barriere doganali" contro l'ingresso di "prodotti agricoli africani" nelle nostre "economie" non la otterremo mai. Un "diritto umano" di "terza generazione" ci dice che l'Africa non ha bisogno della nostra "carità" (nel senso di "elemosina"), ma di essere trattata equamente.
È in questo contesto che si inserisce la "crociata" annunciata dal
"Ministro delle Finanze Sudafricano", Pravin Gordhan, al "World Economic Forum" sull'Africa contro gli "evasori fiscali occidentali". Questo "Continente" che gli "investitori stranieri" dipingono come un'"economia" ancora troppo "rischiosa" soffre a causa di una sorta di "stillicidio finanziario". Tra i 200 ed i 400 miliardi di "dollari" fuggono all'estero ogni anno: si tratta dei grassi "profitti" delle "multi-nazionali straniere" che vengono "rimpatriati" evadendo il "fisco". E come scompaiono dalle "casse" dello "Stato", così si volatilizzano nei "bilanci" delle "imprese". Non è vero che il ritorno dell'"investimento" in Africa è basso: al contrario questo è un "Continente" ricco di "risorse" e di grandi "opportunità".
In testa alla classifica degli "evasori" troviamo le industrie di "tele-comunicazioni" e quelle "minerarie". Le critiche di Pravin hanno infatti scatenato la reazione di uno dei "giganti" dell'"acciaio", "Archelor Mittal", una società del "miliardario" indiano Mittal, ma registrata nel "Regno Unito", dove il "Governo" offre alle "multi-nazionali" una "tassazione" particolarmente vantaggiosa. A detta della "Archelor Mittal", i "Governi Africani" cambiano troppo rapidamente le "politiche fiscali" e l'"industria" in Africa è ancora poco "sviluppata". Una critica che sembra nascondere un'affermazione sconcertante: nonostante i vostri "problemi", noi siamo presenti sul vostro "territorio"!
L'"evasione fiscale" in Africa da parte dei nostri "industriali" è dunque l'ultimo "affronto" nei confronti di questo "Continente".

* Economista, da Londra