"TESTIMONI DIGITALI"...

RITAGLI     NUOVO "UMANESIMO"!     DOCUMENTI

La "Rete" come un nuovo "spazio" dove intessere "relazioni",
la "Rete" come "luogo" dove nasce una nuova "umanità",
a cui la "Chiesa" è chiamata ad andare incontro!

Germogli di vita spuntano e si diffondono, attraverso una rete: così accade in Internet...

Sr. Emanuela Nardin
("Missionarie dell’Immacolata", Agosto-Settembre 2010)

Essere "Testimoni Digitali"! Ecco l'invito rivolto a tutti i partecipanti del Convegno organizzato dalla "Cei", che si è svolto dal 22 al 24 aprile scorso, intitolato: "Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell'era cross-mediale". Questo invito si presenta per me come una sfida dai contorni non ancora ben delineati: come essere testimone Missionaria in questo nuovo umanesimo digitale? Quali spazi per la parola del Vangelo nei "social network" e in quale modo annunciarla? Ho partecipato al Convegno con l'intento di ricevere un aggiornamento nel campo della comunicazione e di ritrovare colleghi e amici. Ne sono uscita con tante domande e con il desiderio di continuare la riflessione sul mio impegno in questo campo.

Ho appreso con gioia i risultati della ricerca svolta da Chiara Giaccardi e dai sui colleghi dell'"Università Cattolica" di Milano, che hanno presentato un volto dei giovani "nativi digitali" meno negativo rispetto a quelli solitamente delineati; un volto che, nonostante tante fragilità, fa ben sperare per il futuro nella capacità di gestire i "media" e non lasciarsi travolgere dal vortice comunicativo. I "social network" diventano per loro un nuovo spazio antropologico da abitare dove intessere relazioni, senza nascondersi dietro false identità e senza cercare di esibirsi. Il loro desiderio di relazioni diventa una risposta, se pur fragile, all'individualismo che caratterizza l'epoca contemporanea e che, dice Chiara Giaccardi, appartiene più al mondo degli adulti.

Ho ascoltato con interesse gli interventi dei vari relatori e testimoni che si sono susseguiti nei tre giorni e in particolare la riflessione del "Gesuita" Antonio Spadaro sul rapporto tra "Internet" e Teologia. La Chiesa è chiamata ad interrogarsi sull'ambiente culturale di "Internet", che "determina uno stile di pensiero e crea nuovi territori e nuove forme di educazione, contribuendo a definire anche un modo nuovo di stimolare le intelligenze e di stringere le relazioni, addirittura un modo di abitare il mondo e di organizzarlo", dice Spadaro. Un ambiente culturale che contribuisce a far nascere una nuova antropologia a cui siamo chiamati, come Chiesa, ad andare incontro per annunciare la Parola che salva. Un nuovo ambiente che pone delle domande anche alla struttura stessa della Chiesa e al suo pensiero Teologico. La Rete, nel suo intreccio di relazioni e nodi, può essere una metafora della struttura della Chiesa? In fondo l'immagine dei tralci della vite non è distante da questo modello. Secondo Spadaro, "la Rete è immagine della Chiesa nella misura in cui la si intende come un corpo vivo e tutte le relazioni al suo interno sono vitali". Ma la Rete non ha radici, né rami che si riferiscono a qualcuno di esterno da lei, sembra una struttura chiusa in se stessa: la Chiesa invece ha sempre un principio e un fondamento esterno, c'è sempre un Altro che buca la "rete" e fa dono del suo Spirito.

Il contesto fondamentalmente orizzontale che nasce nella Rete sfida la necessità della mediazione dell'autorità. "Internet" permette infatti il collegamento diretto ai centri di informazione, saltando ogni forma di mediazione visibile. Ma l'autorità in Rete non è assente, anzi rischia di nascondersi dietro l'abilità di chi riesce a manipolare i contenuti e a dirigere verso di sé la popolarità. Occorre quindi che la Chiesa si interroghi sulla presenza dell'autorità in un contesto orizzontale come quello della Rete, cogliere la portata delle possibilità che offre di accesso al sapere e alla condivisione e la sfida che pone alla sua struttura gerarchica.

I concetti di dono, di amicizia, di prossimo si modificano e si evolvono a causa della Rete. I nuovi concetti che si stanno creando sfidano il pensiero Teologico della Chiesa sulla Comunione e sulla Grazia.

Spadaro infine propone due parole chiave che sono il dono che la Chiesa ha da offrire al nuovo umanesimo digitale: il "Discernimento" per decodificare le domande che esprimono il desiderio di Dio, proprio come fa un "decoder", e offrire le risposte vere, quelle che rendono la fede un atto di intelligenza dell'uomo e non un'attrazione seducente alla domanda di un bisogno. La "Testimonianza Digitale" che "rende ragione della speranza in un contesto in cui le ragioni si confrontano rapidamente", perché "oggi l'uomo della Rete si fida delle opinioni in forma di testimonianza", e di una testimonianza che sa rendere ragione, diventa anche autorevole e degna di fiducia.

La parola "gratitudine" esprime bene i miei sentimenti alla conclusione del Convegno. Grazie ai Relatori per i loro interventi competenti, ai testimoni per le loro esperienze vissute e a Dio che continua a condurre l'umanità per le sue strade!