Il superiore generale dei gesuiti rievoca l’opera del grande missionario che seppe coltivare l’amicizia tra Cina e Occidente

RITAGLI   Matteo Ricci, ponte di civiltà   SPAZIO CINA

Un modello ancora valido nelle sfide di un mondo multiculturale
di ADOLFO NICOLAS
(Corriere della Sera, 23/01/2010)

Adolfo Nicolas, 73 anni, spagnolo, è Superiore generale della Compagnia di Gesù dal 19 gennaio 2008. Grande conoscitore dell'Oriente, dove ha studiato e vissuto gran parte della vita, è stato tra l'altro docente di teologia a Tokio e ha guidato la Conferenza dei gesuiti per l'Asia Orientale

MATTEO RICCI fu certamente il primo ponte culturale tra Oriente e Occidente, un'esperienza di annuncio e di incontro, che è giunta al cuore della Cina e ne ha segnato la storia. Ma dove stanno l'originalità e l'attualità di questa esperienza? E come continuarla con intelligenza e coraggio? Se è ormai evidente che l'attuale contesto multietnico e multiculturale impone il dialogo tra le religioni e le culture quale esigenza prioritaria, non del tutto scontate sono le vie attraverso le quali questo obiettivo è realizzabile. Matteo Ricci rappresenta tuttora un paradigma adeguato a rispondere alle istanze odierne.

Primo fra tutti, egli interpretò con intelligenza e umiltà la via dell'inculturazione. Imparò e insegnò a riconoscere le potenzialità intrinseche in ogni civiltà umana, e' a valorizzare così ogni elemento di bene che vi si trova; senza perdere nulla ma, al contrario, portando tutto a compimento. Tale atteggiamento fu subito apprezzato dai cinesi stessi, con i quali il missionario gesuita entrò in profondissima comunione, al punto da divenire una figura di occidentale, peraltro tra le pochissime, degna di venerazione e rispetto sempre elevatissimo.

Ricci non teorizzò questo suo modo di fare, ma quello che fece costituisce una pietra miliare nel processo di inculturazione del Vangelo. Apprese la lingua cinese, non solo per poterla parlare, ma principalmente per poter ascoltare l'universo cinese. Questo è forse l'aspetto più originale e innovativo: si pose in ascolto di una cultura millenaria, acquisendo tutti gli strumenti per poterlo fare. Dopo essere entrato in Cina come religioso occidentale, egli si rese conto che occorreva passare dall'essere rispettato per quello che era, al rispettare, all'accogliere la cultura e il popolo dove si trovava. Egli non voleva solo farsi ascoltare, ma farsi accogliere. La sua capacità di adattamento, la sua attenzione per la cultura e per le persone, ne costituiscono gli ingredienti. Si lasciò istruire dalla cultura cinese entrandovi in profondità, comprendendo che il confucianesimo era la via più feconda, il suolo più propizio, per far germogliare i semi del Vangelo. Tuttavia egli non fu preoccupato principalmente di predicare, ma di incarnare il Vangelo, entrando in relazione con il popolo cinese perché, da questa relazione amicale, potesse germogliare il seme dell'annuncio. (...) ,

Come figlio del suo tempo, Matteo Ricci era un umanista, venuto dall'Occidente. Le scienze umane e le scienze della natura hanno costituito il luogo di incontro con la cultura cinese e il luogo di annuncio. Ma questo non avvenne mai in modo funzionale o tattico, seducendo un popolo per annunziare il Vangelo. Il mondo era ed è il luogo della presenza di Dio. Le scienze umane, le scienze della. Natura sono vie attraverso le quali è possibile comprendere l’azione di Dio nel mondo e nella storia. Lo studio delle arti e delle scienze è già teologia, perché è contemplazione e presa di consapevolezza della presenza di Dio. Ciò, del resto, è caratteristica dello stile missionario dei gesuiti: aiutare gli uomini a cercare e trovare Dio in tutte le cose.

Ricci fece arrivare il messaggio cristiano al cuore della cultura cinese, mostrando l’universalità di tale messaggio: esso non è prerogativa di nessuna cultura, tanto meno di quella occidentale. (…)

L’inculturazione conduce al perfezionamento dell’immagine di Dio nell'uomo. Essa offre a tutti i valori culturali la stessa possibilità di mettersi al servizio del Vangelo. Consente il dialogo continuo fra la Parola di Dio e gli innumerevoli modi di cui l'uomo dispone per esprimersi. In effetti, Cristo e i cristiani sono i veri rinnovatori della cultura attraverso la carità. È nella carità che l'uomo si realizza nella sua autenticità: l'essere fatto a immagine di Dio. Il modello dell'inculturazione consente di declinare la missione della Chiesa nella realtà attuale della multiculturalità. Diventa necessario uscire da sé per coinvolgersi nell'incontro con l’altro. Non è attraverso un proselitismo espansionista di matrice coloniale ma, appunto, prendendo le vie della cultura e del dialogo, che il messaggio evangelico può essere proposto.

La consapevolezza di avere degli interlocutori riconosciuti nella loro specifica dignità rimuove l’arroganza etnocentrica, che considera l’altro un sottosviluppato, da far evolvere e da «civilizzare». Studiare, conoscere, amare la cultura altrui, per valorizzarla e salvaguardarla, è un indispensabile impegno quotidiano. È la modalità dell'inculturazione che modella l’atteggiamento del missionario. L'esempio è quello del Verbo, che si è «svuotato» (la kenosi) nel suo incarnarsi come uomo. (...)

Il Dell’amicizia (Nanchang, 1595) è una delle primissime opere in cinese composte da Matteo Ricci. Per mezzo di essa, presentando in cento sentenze, tratte dai classici europei antichi, il pensiero dell'Occidente sull'amicizia, Ricci intendeva mostrare che la civiltà cinese e quella europea coincidevano su temi fondamentali. L'opera stupì la Cina ed ebbe successo: Ricci aveva compreso che la sua missione, e il tentativo di accendere il dialogo tra Oriente e Occidente, potevano costruirsi unicamente sul saldo fondamento della conoscenza reciproca e dell'umana amicizia. L’amicizia è dunque lo stile, la maniera di guardare e abitare il mondo, che modella, cambia, rinnova il mondo stesso. Matteo Ricci comprende che è al confucianesimo più antico che deve fare riferimento, se vuole riuscire a comunicare il Vangelo in un contesto così lontano nello spazio e nello stile, quale quello del «Paese di Mezzo». Divenendo innanzitutto amico, egli stesso cambia, cresce, diventa in maniera più consapevole servitore di quel Cristo, che è l’Amico di ogni uomo, l'Amico che si è incarnato nella vita di ogni uomo. Anche Matteo Ricci è stato modellato dall'incontro con i cinesi. (...) .

È interessante chiarire in che modo Ricci abbia aperto la strada (ma molto in questo senso deve essere ancora fatto!) alla rilettura del Vangelo in cinese. Non si è trattato semplicemente di tradurre un testo, ma di riesprimere il Vangelo attraverso le categorie simboliche di questa millenaria cultura.

Ora, la scoperta fatta dal padre Matteo e dai suoi successori è stata appunto la capacità di fare una diversa teologia, ovvero di poter esprimere la propria esperienza di fede e di comprensione delle narrazioni bibliche, individuando dei sensi e dei significati che un occidentale non può «leggere e scrivere», proprio perché si esprime in maniera differente. Attraverso lo sguardo di chi scrive con gli ideogrammi, si incominciano a vedere cose ulteriori, si sottolineano sfumature e significati complementari a quelli intuiti dalle altre culture «alfabetiche», come quelle occidentali. Questo è il compimento, ancora atteso, dell'inculturazione: una cultura che riceve il Vangelo, lo comprende e lo comunica in maniera differente rispetto a un'altra, ma allo stesso tempo altrettanto vera. Ancor di più se queste culture hanno modalità espressive così differenti come quella visivo-iconografica della Cina, o invece alfabetica dell'Occidente.

Grazie a Matteo Ricci, si iniziò a intravvedere l’era dei credenti cinesi: ossia cristiani che, leggendo il Vangelo con i «loro» occhi e dentro lo loro cultura, comunicano a noi quello che con i «nostri» non potremmo intuire. La comprensione sempre più approfondita del messaggio evangelico è, certamente, un arricchimento per tutti, ma lo è anzitutto per lo stesso missionario, che viene a sua volta evangelizzato.

Nell’ideogramma cinese che indica la parola «amicizia» ci sono due mani che si incontrano: un uomo tende la mano destra, l'altro la copre con la propria. Stringere amicizia è coniugare le proprie capacità di operare nel mondo. Si collabora così nella comune impresa di essere servitori della Creazioni.