I figli «terminali», e il "gesto" di Papa Francesco, alla "Gmg"

RITAGLI     Nessuna "vita", è "inutile"     DOCUMENTI

La carezza del Papa per una bimba Brasiliana, tra gli abitanti della Favela Varginha!

Durante il suo Viaggio in Brasile, Papa Francesco ha testimoniato l'amore di Dio, che porta in ogni cuore vita e speranza...

Francesco benedice un giovane disabile, venuto con fiducia ad incontrarlo!

Giuseppe Noia*
("Avvenire", 2/8/’13)

Tutto il mondo ha potuto vedere la dignità che Papa Francesco ha riconosciuto al figlio "anencefalico", considerato terminale, di quella coppia, invitata a presentargli, Domenica 28 scorsa, a Rio de Janeiro, i doni dell’offerta, durante la Messa che ha concluso la "Giornata Mondiale della Gioventù", davanti a tre milioni di persone! Per chi ancora non vuol vedere, o non vuol capire, che il dono della "vita", di ogni vita, va riconosciuto come tale, e come tale difeso e consegnato alla società civile come un evento esistenziale, che appartiene alla storia dell’umanità, e non solo a quella dei Cristiani Cattolici, il gesto del Papa ha ribadito due cose fondamentali!
La prima, è che non esistono "vite inutili", perché, anche la vita di un bambino "anencefalico", è il frutto di un amore fra due persone, che vivono il loro cammino esistenziale come un’esperienza utile e bella, ricca del variegato arcobaleno di sentimenti, passione e condivisione, che ogni storia d’amore possiede, in modo unico e irripetibile, per ciascuna coppia. Il frutto di un amore «utile», non può mai definirsi «inutile»: bisogna rispettare il cammino e le scelte esistenziali di ognuno, quando l’accoglienza di una vita terminale si verifica in quel terreno sacro in cui, per capire questa scelta, bisogna togliersi i sandali della superficialità e del giudizio affrettato. La seconda cosa, è che, l’accompagnamento dei bambini terminali, risponde alla «cultura dello scarto», come l’ha chiamata il Papa, con l’evidenza scientifica e umana che, quando un figlio è malato, il suo essere figlio non dipende dall’età di cinque mesi di vita "pre-natale", o di un anno di vita "post-natale": è sempre un figlio, e i genitori lo curano, o – se non possono – lo accompagnano, fino alla morte naturale: lo amano, nel dolore, fino alla fine!
Non si elimina la sofferenza, eliminando il sofferente, ma si deve cercare di lenire la sofferenza, amando il sofferente fino alla fine!
L’aborto "eugenetico" (detto, impropriamente, "terapeutico") vorrebbe eliminare la sofferenza, ma ne produce di più. E la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni mostra le gravi conseguenze depressive, che impattano sulla salute psicologica della donna e della famiglia, con costi economici per tutta la società civile!
Il mistero che avvolge la nascita di feti, gravemente malformati, definiti «terminali», perché incompatibili con la vita, è grande!
Infatti, nella "Sacra Scrittura", è scritto: «Ti ho fatto, come un prodigio!». Nella esperienza della nostra "Associazione",
"La Quercia Millenaria Onlus", che negli ultimi dieci anni ha accompagnato quasi trecento bambini terminali, ci sono anche le vicende di quindici bambini "anencefalici"... In cinque neonati, al "Policlinico Gemelli", su richiesta dei genitori, e con il consenso del "Comitato Etico", dopo la cessazione del battito cardiaco, sono state espiantate le cornee, e "bancate" per eventuali trapianti a bambini non vedenti. Il "caso" ha voluto che, nei mesi successivi, due adulti siano pervenuti al "Pronto Soccorso" del "Gemelli" per traumi corneali gravi, con il rischio di perdere la capacità visiva. Sono stati trapiantati, con le cornee di due bambini "anencefalici", e hanno recuperato la vista, grazie a due bambini che qualcuno considera «vite inutili»... Credo che la scienza debba sviluppare sempre più quella sapienza, che viene dagli occhi del cuore, perché così scoprirà come sia possibile che, le pietre scartate dai costruttori, diventino pietre angolari!

* Presidente "Associazione Italiana Ginecologi e Ostetriche Cattolici" ("Aigoc"),
Vice-Presidente "La Quercia Millenaria Onlus"