INTERVISTA

RITAGLI     «Il "Sinodo" per l’Africa     DOCUMENTI
un evento "universale"»

"Giornate" vissute nello spirito della "famiglia", con lo sguardo sul "mondo",
la fondamentale "presenza" del Papa, l’urgenza "educativa".
Parla il Cardinale Agré: «Ho toccato con mano la "freschezza" della nostra "Chiesa"».

Francesco Ognibene
("Avvenire", 11/11/’09)

Mentre racconta del "Sinodo Africano", del quale è stato tra i protagonisti, il Cardinale Bernard Agré contagia con l’entusiasmo di un "giovanotto": a 83 anni, l’Arcivescovo "emerito" di Abidjan, in Costa d’Avorio – una delle figure più autorevoli della "Chiesa d’Africa" – , parla di un’esperienza addirittura entusiasmante. Il pubblico accorso all’"Università" "E-Campus" di Novedrate, in Brianza, per ascoltarlo nei giorni scorsi sulla "Caritas in veritate" ha conosciuto un uomo radioso, un "Pastore" tutto d’un pezzo. E ne è rimasto conquistato.
D’altra parte, chi ha parlato dell’
Africa agli italiani durante le settimane di lavori in "Vaticano"? Le «parole forti» spese dai "Padri Sinodali", come ha notato il Cardinale Bagnasco nella "Prolusione" di Lunedì all’"Assemblea Cei", «hanno avuto un ascolto debole anche per il rilancio troppo flebile che i "media" internazionali hanno riservato» al "Sinodo". Dalla viva voce di Agré, ecco il senso di un evento sottovalutato dai grandi "media".

Eminenza, com’è il suo "bilancio" dell’"Assemblea Sinodale"?

Questo "Sinodo" – il sesto per me – mi è piaciuto moltissimo, anzitutto perché il "Santo Padre" è stato insieme a noi molto spesso: la sua è stata una presenza importante, silenziosa ma attenta. Un grande segno di "comunione" di tutta la "Chiesa" con noi, "Chiesa d’Africa". Questo "Sinodo" non è stato infatti un avvenimento «africano», ma "universale". Noi stessi "Vescovi Africani" gli abbiamo voluto dare un’impronta il più possibile «aperta». Molto significativa è stata anche la presenza costante della "Segreteria di Stato", del "Decano" del "Sacro Collegio", di tanti esponenti della "Curia Romana" rimasti sempre lì, con noi. Abbiamo vissuto come una grande "famiglia" con lo sguardo spalancato su tutto il mondo. Ma è adesso che inizia veramente il "Sinodo": quello che abbiamo scritto nella "Dichiarazione Finale" dobbiamo portarlo avanti.

Lei cosa intende fare?

Costituire una "fondazione", che gli amici vogliono sia intitolata al mio nome: è uno strumento "giuridico" necessario per poter aiutare la gente.

In quali campi?

Anzitutto l’"educazione": un popolo che non è "educato" non sa dove va. Può camminare su enormi "giacimenti" d’oro, diamanti o petrolio, come spesso accade in Africa, ma non saprà che farsene, e si lascerà sfruttare. In secondo luogo, vorrei lavorare sulla "salute": un popolo flagellato da tante "malattie" è sempre penalizzato. Dobbiamo realizzare "centri ospedalieri", "cliniche", "scuole di formazione" per "personale sanitario". Infine, bisogna impegnarsi nello "sviluppo materiale", cominciando col formare chi sa ottenere dalla terra il cibo necessario per vivere. Oggi bisogna insistere soprattutto sull’allevamento, che è la base per un’alimentazione completa. Dal bestiame si ricava il "concime" necessario a quell’agricoltura "biologica" i cui prodotti sono molto ricercati in "Occidente". Eviteremmo così l’invasione dei "concimi chimici", che hanno "effetti collaterali" devastanti sulla natura e la salute dell’uomo. Sono rimasto in Italia qualche tempo in più proprio per allacciare rapporti con "imprenditori" interessati a investire nell’industria dei "concimi naturali" nella mia terra.

Quale "Chiesa Africana" ha visto al "Sinodo"?

Ho fatto incontri con "Pastori" eccezionali, sono uscito pieno di fiducia: il futuro è nelle mani dell’Africa, che è piena di risorse "umane" e "naturali" straordinarie. Mi accorgo che in "Occidente" avete dell’Africa un’idea negativa: sentite parlare di noi solo per "tragedie", guerre, "regimi tirannici". Ma in Africa c’è tanta gente che lavora per cambiare l’avvenire del "Continente". Non ci sarà ancora un "benessere" diffuso come da voi, ma c’è tantissimo "bene morale".

Quali segni di "speranza" ha visto durante i "lavori sinodali"?

Ho toccato con mano la giovinezza della "Chiesa Africana": ho conosciuto "Vescovi" giovani con tanti problemi ma con altrettante "speranze". "Vescovi" impegnati nel cambiamento, che non si scoraggiano davanti a nulla. Abbiamo tante "vocazioni" e un gran numero di "laici" impegnati nella società. Siamo una "Chiesa" "adulta", consapevole della sua "missione": "evangelizzare", mettere l’uomo in piedi, crescere "cattolici" ben formati. Ho la mia età, ma voglio lavorare ancora a lungo per quest’"Africa".