I "ragazzi" e lo "spazio digitale"

RITAGLI     Non lasciamoli soli     DOCUMENTI
nelle "piazze" del "sesto continente"

Francesco Ognibene
("Avvenire", 3/2/’10)

Su "Internet" non esiste una "frontiera fisica", davanti alla quale la "colonizzazione" si possa arrestare. Il «sesto continente» "digitale", come l’ha "ribattezzato" Benedetto XVI, si espande nell’inseguimento inesauribile tra le prestazioni della "tecnologia" e le nostre esigenze "comunicative", spontanee o indotte. Lo stadio dei "social network" al quale siamo giunti – la "galassia" di "bit" nella quale l’opinione di chiunque, il "video artigianale", la "petizione" su qualsiasi "causa", rimbalzano tra migliaia o milioni di "utenti" – è solo un "crocevia" provvisorio: altro seguirà a questa nuova esplosione "creativa" nella quale chi "naviga" coincide con chi dà motivo agli altri di "navigare", i contenuti sono scambiati in "orizzontale", parole e immagini vengono immesse a ciclo continuo sul "Web", reso "contenitore" nel quale ogni scoperta, "contatto", iniziativa sembrano possibili. Libertà e "sperimentazione", relazione "impalpabile" e sintonia profonda: le "reti sociali" sono ambienti vivi, animati dal "chiacchiericcio" insonne di un "popolo" senza età e "passaporto". Nulla conta quanto ciò che si comunica.
Schiusa la porta di questo "pianeta immateriale", i più giovani restano fatalmente "abbacinati". La persuasione che di colpo tutto diventi "plausibile" li fa credere "invulnerabili", al riparo da qualsiasi "contatto" indesiderato, come se bastasse spegnere la "macchina" per estinguere un mondo ormai "pervasivo" e influente quanto quello "tangibile". L’annuale "monitoraggio" dell’
"Associazione Meter" di Don Fortunato Di Noto, reso pubblico ieri, mostra invece come di anno in anno all’espansione della "galassia digitale" corrisponda l’ampliarsi di una "zona buia" dove si muovono veri "criminali". "Pedofilia" e "devianza" sono "reati" che "Meter" segnala alle autorità di "polizia" perché provvedano a neutralizzare le aree "infette" dentro il "magma" delle "reti sociali", restituendo il "Web" alla sua funzione originaria. Ma c’è una regione sempre più indistinta dove il limite tra "normalità" ed "eccesso", "controllo sociale" e assenza di "norme" si fa inafferrabile. A volte basta davvero un "clic" in più per trovarsi dentro ambienti e situazioni dove non esiste più "filtro". Qui l’"adolescente" – o il "bambino" – si trova da solo a fronteggiare codici "comportamentali" e "linguistici" che lo proiettano dentro un contesto non suo, e dal quale nel mondo "reale" viene tenuto alla larga. Genitori e "figure educative" sembrano invece credere che oltre lo "schermo" si svolga nient’altro che un indecifrabile "video-gioco", dove i ragazzi possano rischiare al più di perdere molto tempo. L’attenzione verso le amicizie "reali", talora ansiosa quando non "oppressiva", lascia il posto a una "svagatezza" distratta per le frequentazioni "on-line", come se "Internet" fosse ancora quello dei tempi "eroici", una televisione più "allegra", e non il "Web sociale" di oggi dove si allacciano incessantemente "relazioni" e la qualità dell’ambiente è affidata all’"auto-disciplina", dunque spesso all’"arbitrio" e alla "sopraffazione" dei "modelli". Un’"antropologia casuale", dalla quale il "mondo adulto" non può continuare a chiamarsi fuori per "estraneità generazionale".
Occorre condividere i "mondi" dei propri figli, anche quelli "virtuali", saperli frequentare insieme a loro, rendersi conto dal vivo delle "comunità" nelle quali la "generazione digitale" plasma nuovi "scenari", piantando le tende sulle "frontiere" future del "sesto continente". Anche questa è
«sfida educativa».