Il "Popolo di Dio" e gli "attacchi" di questi giorni

RITAGLI     La "Chiesa" che sale la "Via Crucis"     DOCUMENTI
non può lasciarci "indifferenti"

Papa Benedetto XVI, con energia e passione, ci dona la forza di restare fedeli a Gesù ed al Vangelo...

Francesco Ognibene
("Avvenire", 30/3/’10)

Un tripudio di "Palme", ma poi c’è subito il "Golgota". Per la "Chiesa" la strada è questa, da qualcosa come due "millenni". E visto che l’ha tracciata il Signore in persona non è il caso di cercare affannosamente "scorciatoie", se si spera ancora di affacciarsi sul mattino di "Pasqua".
Niente "sconti": è una
"vocazione" incisa a fuoco sul "Vangelo", e confermata nel "labirinto" dell’"avventura umana". E poi, diciamocelo: c’è da stupirsi se la "Chiesa" è presa d’assalto da chi periodicamente la vorrebbe schiantata sotto "accuse infamanti"? Se qualcuno arriva a pretendere le "dimissioni" del Papa immaginandolo poco più che l’"amministratore delegato" di una "multi-nazionale" in "crisi" d’"immagine"? La "Settimana" che stiamo iniziando è "Santa" solo a condizione di includervi un tratto inevitabile che si chiama "Via Crucis", e occorre attrezzarsi ad attraversarla senza omettere nemmeno un’ora di "Passione": su quella strada, dietro il Signore, ci siamo noi.
E dove c’è Cristo – sulla stessa "Croce" – c’è anche la "Chiesa", c’è il
Papa, il «dolce "Cristo" in terra». Lasciarlo solo ora che "benpensanti" e "mercenari" lo scherniscono con "sicumera" da "sinedrio", è come rinnovare l’angosciante "fuggi fuggi" del "Getsemani": ti difenderemo a costo della vita, anzi no, meglio salvare la "faccia", dicci poi se ti serve una mano.
Papa Benedetto non cerca mai di ammorbidire gli inevitabili "spigoli" dell’"annuncio" per passare dentro il "suk relativista" di "ideologie" e "narcisismi": "squadernando" le conseguenze della "fede" mette in conto l’"incomprensione" e la affronta con dolce "fermezza". Lo fa perché conta solo su Dio, e perché – come Cristo sul "Calvario" – nel momento della "prova" ci troverà non più confusi, non più "sbandati", non più inquieti, ma "fedeli". Ci vuol poco ad agitare "Palme" all’ingresso di Gerusalemme. Il problema è quando essere "cristiani" comporta sapersi e riconoscersi parte di una "Chiesa" che è una trama di uomini "imperfetti", un "impasto" di "Santità" e "fango", un commovente paesaggio di "contrasti" tra la piena "luce" e l’"ombra", foss’anche la più profonda.
Anche noi "cattolici", uno per uno, siamo di questa "pasta", ci meraviglia così tanto? E noi, noi chi siamo, se non «Chiesa», alla "Festa" delle "Palme" come nel "buio" del "Cenacolo"? Per ricordarci quanto tutto questo sia profondamente vero, ecco arrivare di quando in quando un "esame", come a voler saggiare se le nostre di "credenti" sono soltanto "chiacchiere" o c’è dell’altro. Chi resterà sotto la "Croce"? La "prova" decisiva piomba mentre meno te l’aspetti, quando l’"entusiasmo" di massa e il "consenso mediatico" cedono il passo – di colpo, talvolta – allo "scandalo", alla tentazione di "fuggire", di sottrarsi all’"accusa" feroce e "preconcetta", di lasciare che la "Chiesa" e il Papa se la sbrighino da soli: «Vi sbagliate, non conosco quell’uomo...». Ma è nella "solitudine" del "Venerdì" che il "male" è sbaragliato sul suo stesso campo, perché ha preso l’"innocente" spacciandolo per "mostro", nella delirante pretesa di cancellare Dio dalla "storia", e – oggi, una volta ancora – di screditare la "Chiesa" trascinandola nel "girone" dei "colpevoli" per definizione.
Inevitabile che dopo giorni di martellante "campagna" qualcuno vacilli. La "Domenica" appena trascorsa la gente "cristiana" si è certamente portata appresso "interrogativi" e "incertezze", forse un oscuro "turbamento".
«"Don", cosa ne pensa?». «Che non mi fa certo piacere quel che raccontano – è la risposta ascoltata dal saggio "Parroco" che ne ha viste tante – ma so che la "Chiesa" sono io, siete voi: o forse siamo qui solo per tenerci "compagnia"?». Si faccia avanti chi sa di poter scagliare la "prima pietra" e assecondare il "vociare vigliacco" contro un Papa che spende ogni energia per "rialzare" l’uomo, la sua "anima", la sua "ragione". È chiaro che più d’uno desideri di sporcare la "veste bianca" di questo
"testimone" limpido e forte, e allestisca con ogni cura "progetti" di "rovina". Sarebbe più sorprendente, invece, se al "coro" degli "accusatori" si aggiungesse il "silenzio" dei "credenti", la loro condiscendenza all’"urlo" del «Crucifige!» che in realtà non s’è mai spento.
La scelta è sempre quella: unirsi agli instancabili "giudici" di mille "processi" sommari, consumati a "mezzo stampa", oppure stare con Cristo e la sua "Chiesa", col Papa, fino in fondo? Ora che la "Pasqua" si approssima, sappiamo almeno di non poterci confinare tra i folti "ranghi" del "pubblico" indifferente, che sta lì a vedere «come va a finire». Si prende campo. L’"Uomo" della "Croce", ancora una volta, ci guarda per vedere se lo accompagniamo almeno per qualche "passo".