Oggi la "Giornata Mondiale delle Comunicazioni"

RITAGLI     Una "parola" riconoscibile     DOCUMENTI
nel «Cortile» "digitale"


Francesco Ognibene
("Avvenire", 16/5/’10)

Distinguere gli "strumenti" del "comunicare" tra "vecchi" e "nuovi" è un modo ormai convenzionale per confrontarsi con il nodo della "cultura mediatica" che ci avvolge della sua trama impalpabile. Non è più possibile tracciare una netta linea di "confine" – che non sia strettamente "tecnologica" – tra "mezzi" che viaggiano su "canali" differenti, ma che vanno a costituire nella loro crescente integrazione una "sfera comunicativa" levigata e compatta, dove ciascuno occupa una parte di un "tutto" pressoché indistinguibile. Il "discorso pubblico", nell’era dell’"informazione continua", viaggia sulla "carta" e nell’"etere", lungo i "cavi telefonici" e le "fibre ottiche", creando l’effetto complessivo di un flusso "ininterrotto" che attraversa da un capo all’altro ogni nostra giornata: al suo interno la "radio" cede la parola al "quotidiano", che la passa al "Sito Web", al "blog" e al "social network", a loro volta immersi nell’eco della "televisione", in un rimando "inesausto" di parole, idee, domande. Al centro di questo ambiente "composito" c’è la persona con la sua fame crescente di "informazione" e di "relazione", alimentata dalla potenza di "strumenti" con i quali "coabitiamo" in ogni istante della vita, spesso senza saperne più materialmente fare a meno. È legittimo allora chiedersi se questa capacità senza precedenti di ricevere e trasmettere "informazioni" vada a beneficio dell’uomo, oppure lo "espropri" di ciò che lo costituisce più profondamente. In altre parole, emerge un volto "umano" dal "caos digitale", oppure quel volto ne esce "sfigurato", come tradito da un fenomeno che non risponde alle attese autentiche della nostra natura?
E dunque, che uso va fatto di "mass media" onnipresenti, complessi e apparentemente "imprescindibili"?
È la domanda che, a ben vedere, percorre il
"Messaggio" col quale Benedetto XVI ha proposto di affrontare l’odierna "Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali", la "44ª" indetta dalla "Chiesa". Un "testo", è vero, dedicato al «Sacerdote e la Pastorale nel Mondo Digitale», ma che – dentro un ragionamento consegnato anzitutto al "Clero" all’interno dell’"Anno Sacerdotale" – è ricco di spunti anche per tutti i "credenti". Ai quali il Papa sembra proporre due "parole chiave": "opportunità" e "responsabilità".
Dentro uno sguardo fiducioso verso "strumenti" che esaltano come non mai la necessità di conoscere e relazionarsi, ai "cristiani" si propone di guardare alla "comunicazione" pensandola come occasione per accorciare le "distanze" col prossimo – con tutto il prossimo – ma conoscendo "codici" e "limiti" degli "strumenti", che proprio in quanto tali devono "servire" l’uomo e non "travolgerlo". Dunque se «le conquiste "tecnologiche" sono ormai uno "strumento" indispensabile», come si legge nel "Messaggio", è anche vero che proprio per questo «la responsabilità dell’"annuncio" non solo aumenta ma si fa più impellente e reclama un "impegno" più motivato ed efficace». Dentro la "media-sfera" ciascuno è chiamato a essere se stesso, senza più nascondersi dietro "avatar" o appaltare ad altri il "giudizio" su quel che accade. Siamo sulla ribalta, "consumatori" e insieme "produttori" di parole e immagini: non è mai accaduto in queste proporzioni, e a un "apostolo" del "Vangelo" con un briciolo di talento per la "comunicazione" non dovrebbe sfuggire che qui passa una "chiamata" nitida. Siamo nel "Cortile dei Gentili", ma in questo "Cortile" dell’"information society" i "Gentili" siamo noi "cattolici", dentro un mondo del quale "dogmi" e "liturgie" sono scolpiti da altri. Non per questo ci sentiamo "estranei", anzi. Una "parola" ben detta nel "vociare" indistinto, e anche per mano nostra può accadere l’"incontro" impensato col Signore della "storia". Siamo pronti?