"ECCLESIA IN AFRICA"

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chiede il coraggio della "profezia"

La parola "profetica" dei Vescovi può rappresentare una "risposta"
alla sete di "giustizia" della gente.

P. Marco Pagani*
("Mondo e Missione", Ottobre 2009)

Prendete un Presidente come Omar Bongo Ondimba, del Gabon, morto dopo 41 anni di «regno» e una "ong" francese che si fregia del titolo di «cattolica», che si permette di fare un'inchiesta sui beni del suddetto Presidente. Non è la prima volta che lo fa. Anzi, una precedente inchiesta sui beni di Bongo a Parigi e in Francia aveva innescato un'azione della "magistratura" francese.

Immediatamente, però, nella Piazza del "Palazzo Presidenziale" di Libreville, si svolge una manifestazione «spontanea» di appoggio al povero Presidente "calunniato". Il "portavoce" della "Presidenza" si sofferma con tono ironico sul fatto che l'"ong" in questione si definisca «cattolica», e parla di ingerenza negli "affari interni" dello Stato. Il "giornale ufficiale" apre un'inchiesta sulle "ong" dicendo, nemmeno troppo tra le righe, che si tratta di macchine per far soldi, per raccogliere "fondi" che poi vengono usati non sempre bene. Può essere, certo. Il detto «chi è senza peccato scagli la prima pietra» vale sempre, almeno da duemila anni.

Succede, allora, che il Presidente della "Conferenza Episcopale" di quel Paese si precipiti ad emettere un "comunicato ufficiale", in cui dice che la "Chiesa Cattolica" non c'entra nulla, anche se quelli della "ong" si definiscono "cattolici".

In termini strettamente "giuridici", ha ragione. E lì, in quell'angolo di Africa, di «giuridismo» si nutrono tutti, e abbondantemente. Ci sarebbe, però, anche da interrogarsi sulla necessità di precipitarsi a precisare, a fare questi "distinguo"... Si sarebbe potuto scegliere anche di stare zitti, per una volta tanto, appunto perché non implicati direttamente.

Non una parola, invece, sull'inchiesta. È stata fatta seriamente? Si cerca la verità o è solo un "atto politico"? Nulla. Dispiace. Viene da chiedersi perché tanta sollecitudine a fare dei "distinguo"... senza entrare nel merito della vicenda.

Eppure nell'"Instrumentum Laboris" che accompagnerà il "Sinodo per l'Africa" vi è un invito forte rivolto ai Vescovi: «Di fronte ai problemi politici riguardanti le "costituzioni", le "elezioni", le "ingiustizie", le violazioni dei "diritti umani", eccetera, una parola "profetica" da parte loro rappresenta una risposta alla sete di "giustizia" e di pace del popolo. Il loro coraggio e la loro audacia ne fanno esempi viventi di «sale della terra» e di «luce del mondo ("N. 107")».

Non solo. Si va anche un po' più in là, sino ad auspicare che «negli abissi che separano i "dirigenti" dai cittadini, il dialogo stabilito con i "leader politici" e l'informazione trasmessa ai "cristiani" contribuiscono alla "pacificazione" ("N. 108")».

Ma la "pacificazione" non può essere senza verità. Così come la carità senza la verità diventa una "melassa" dolciastra e insopportabile, sino a far perdere di credibilità colui che la propone.

«La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone... è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera» ("Caritas in veritate", 1)

Senza verità non c'è "giustizia", non c'è pace. La "Chiesa", innanzitutto nei suoi membri "autorevoli", che hanno la grande responsabilità di guidare il "Popolo di Dio", «ha il dovere di vivere la "giustizia" anzitutto al suo interno... questa verità dev'essere liberata... così la nostra terra vivrà pacificata... la pace è il frutto della "giustizia"». ("Instrumentum Laboris", 45).

* Missionario del "Pime" in Camerun