"ECCLESIA IN AFRICA"

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Dal "Sinodo Africano", l'invito a "rinnovare" nel profondo la "proposta cristiana".

P. Marco Pagani*
("Mondo e Missione", Dicembre 2009)

I  "Vescovi africani" hanno già ripreso l'aereo e sono tornati a casa. Cosa rimane e che giudizio dare sul "Sinodo per l'Africa" appena concluso?
Credo non si possa fare a meno di partire dalla considerazione di
Benedetto XVI. Due erano, secondo il "Pontefice", i "pericoli". Il primo, quello di trasformarsi in una specie di "Assemblea" chiamata a trovare "ricette politiche" per sanare la situazione disastrosa dell'Africa, snaturando così il compito e la "missione" della "Chiesa". L'altro, di segno diametralmente opposto: quello di rifugiarsi nello "spirituale", costruendosi un mondo a parte, staccato dalla realtà. Un mondo "consolatorio", quindi.
Queste due tendenze sono, a partire dalla mia esperienza, presenti nella "Chiesa africana", la seconda molto più della prima.
Se lo scivolamento nella tentazione di una "teologia della liberazione" di stampo "africano" è circoscritta a qualche "teologo", la riduzione del "cristianesimo" a un vago "spiritualismo" è molto più diffusa. Gruppi di preghiera, strane "devozioni", "libercoli" venduti nelle librerie "diocesane", olii di oliva vari e braccialetti con formidabili "benedizioni" annesse, sono realtà che chi frequenta il suolo dell'"Africa Sub-Sahariana" può facilmente incontrare.
Qual è, dunque, il lavoro che attende ora i "Vescovi" e la "Chiesa africana" tutta, a partire dall'esperienza di questo "Sinodo"?
Sono tre, a mio avviso, i punti irrinunciabili per un cammino di crescita dell'esperienza "cristiana" nel "Continente".
In primo luogo, capire bene cosa voglia dire l'essere in "comunione", da cui deriva l'esperienza dell'"unità". Da questo punto di vista il "Sinodo" ha mostrato, proprio come modo di svolgimento, cosa voglia dire questa parola: l'essere assieme per lo stesso "ideale". Su tutto si può discutere, avendo presente il "punto di arrivo" che dev'essere comune.
Nell'elenco delle
"Proposizioni Finali" se ne parla. «Per sua intima natura, la "Chiesa" è una comunione che comporta una organica "solidarietà pastorale". I "Vescovi", in comunione con il "Vescovo di Roma", sono i principali promotori di comunione e collaborazione nell'"apostolato" della "Chiesa", al quale partecipano i "Preti", i "Diaconi", le persone "consacrate" e i fedeli "laici"».
In secondo luogo, il tema dell'"educazione". «I "Padri Sinodali" manifestano interesse per l'"educazione", idea che spesso è espressa dal "Santo Padre" Benedetto XVI. Come in altri luoghi in giro per il mondo, l'Africa sta sperimentando la "crisi" dell'"educazione". Un programma "educativo" completo e integrato è necessario per unire "fede" e "ragione", attraverso cui il fedele è preparato adeguatamente per affrontare tutte le circostanze della vita, ed evitare che siano portati a regolarsi con criteri "dualistici" e "relativistici" nelle loro scelte quotidiane. L'"educazione" non può essere semplicemente ridotta ad "accademia", ma dovrebbe instillare nella gioventù il profondo senso della vita».
In terzo luogo, la necessità di una "catechesi" che riannodi la fede alla vita. «L'insegnamento del "catechismo" è divenuto il modo normale di introdurre le persone alla fede e di iniziarle alla "Chiesa" attraverso "Battesimo", "Eucaristia" e "Cresima". (...) Si dovrà inoltre mantenere un legame vitale tra il "Catechismo" imparato a memoria e la "catechesi" vissuta, in modo tale che esso conduca ad una "conversione" di vita profonda e durevole. (...) Si tratta dunque di formare ad una vita "cristiana" adulta che possa affrontare le difficoltà della loro vita sociale, politica, economica e culturale».

* Missionario del "Pime" in Camerun