"CHIESA" NEL MONDO

In vista dell’"Assemblea Speciale" del "Sinodo dei Vescovi" di Ottobre,
uno degli "estensori" dei «Lineamenta»
commenta l’attuale situazione dei "cristiani" nei "Paesi Islamici".

RITAGLI     "Cattolici",     DOCUMENTI
una "bussola" per il "Medio Oriente"

Il "Gesuita" Samir Khalil:
«Il "piccolo gregge" ritrovi il coraggio della "testimonianza"».
 «Si devono fare i conti col "radicalismo islamico",
ma non possiamo rinunciare alla "dimensione missionaria"».

Giorgio Paolucci
("Avvenire", 7/2/’10)

"Comunione" e "testimonianza" sono le due "parole-guida" contenute nei «Lineamenta» del «Sinodo per il Medio Oriente» presentati lo scorso 19 Gennaio. Come declinarle in quelle "terre"? Ne parliamo con Samir Khalil, "islamologo" egiziano, "Gesuita", "docente" alla "Saint Joseph University" di Beirut, uno degli "esperti" che ha lavorato alla stesura del "Documento".

La "Chiesa Cattolica" in "Medio Oriente" è un "piccolo gregge" con una "grande missione". Quanto ne sono consapevoli i "cattolici"? Quanto invece prevalgono "paura" e "rassegnazione"?

All’interno delle "comunità" c’è una "minoranza" coraggiosa e impegnata nella "testimonianza" che incarna il concetto di «minoranza creativa» più volte evocato da Benedetto XVI, ma la maggioranza vive la sindrome dell’"accerchiamento". Pesa il confronto con un "mondo musulmano" in cui crescono le posizioni "radicali", che considerano chi non è "musulmano" come un cittadino di "seconda categoria", una realtà da "emarginare" e, in certi casi, da "eliminare" fisicamente. Quanto accade in Iraq è drammaticamente eloquente, ma la situazione si fa sempre più difficile anche in Egitto, come dimostrano gli "attacchi" dei giorni scorsi ai "Copti", nella "penisola araba" (tranne qualche "emiro" illuminato che concede spazio ai "cristiani"), in Palestina dove il "radicalismo islamico" cresce. Anche in Libano il clima è più difficile e i "cristiani" continuano a "emigrare". Si è creato un "circolo vizioso": la diminuzione "numerica" alimenta l’insicurezza e crea ulteriore "scoraggiamento", che a sua volta induce altri a partire.

Che fare di fronte a questa "situazione"?

Non dobbiamo cedere alla logica dei "numeri" e alla paura. Gli "Apostoli" erano dodici e pieni di paura, ma la "Risurrezione" ha dato loro una forza di attrazione straordinaria. Non dobbiamo ripiegarci su noi stessi, ma coltivare la dimensione "missionaria" che appartiene alla natura stessa del "cristianesimo". Se pieghiamo la schiena, ci sarà chi ci sale sopra per dominare ancora di più. Per essere una presenza significativa, è necessario riacquistare la consapevolezza del "compito" che abbiamo: essere "testimoni" di Cristo e coltivare un progetto di "convivenza" tra "culture" e "fedi" diverse, che riconosca legittimità piena alle "minoranze". Del resto, molti "musulmani" riconoscono che la sparizione dei "cristiani" sarebbe una perdita per tutti, equivarrebbe alla negazione della "vocazione storica" delle nostre "terre".

Quanto incidono nella debolezza della "testimonianza" le "rivalità interne" e le "divisioni" tra le "Chiese"?

L’"ecumenismo" è un valore assai diffuso tra i "cristiani" nelle nostre "terre", anche perché siamo "minoranza" in un mondo diverso e spesso ostile. È qualcosa che "storicamente" è sempre stato vivo e praticato. Le "rivalità" sono presenti a livello dei "Pastori" più che nella base. Forse sono i "Pastori" che in questo caso devono imparare dal "popolo".

Quali sono le ragioni del crescente successo del "radicalismo" nelle società "musulmane"?

Anzitutto non si può dimenticare che esso si origina in una certa "tradizione" già presente nel "Corano" e nella vita di Maometto, poi sviluppata da "giuristi" e "teologi". In tempi recenti le posizioni più "intransigenti" sono alimentate da due "fattori": la "crisi" delle società "islamiche" che è "crisi economica", di "democrazia", di libertà e si associa a un’"arretratezza" sul piano "culturale" e "scientifico". I "fondamentalisti" addebitano tutto ciò al tradimento degli "ideali islamici" da parte dei "Governi".

E il secondo "fattore"?

È la critica del "modello occidentale", visto come moralmente "decadente" e nemico della "religione". È una specie di "corto-circuito" logico: l’"Occidente" è sinonimo di progresso ma il progresso genera "amoralità", "relativismo", allontanamento da una visione "religiosa" della vita. Perciò, se si vuole migliorare la condizione delle società "musulmane" bisogna combattere sia i "governanti" sia la "subordinazione" ai modelli di vita "occidentali". Si predica il «ritorno all’"Islam" puro », il "salafismo", una specie di "formula magica" dietro la quale non ci sono indicazioni concrete, né rinnovamento "spirituale". I "cristiani" possono invece testimoniare che è possibile essere "credenti" e insieme "moderni," che la "ragione" e la "fede" vanno insieme. Anche se questo non esime da una legittima "critica" nei confronti di una certa "modernità" che vuole cancellare la dimensione "religiosa" dall’esistenza.

Nei «Lineamenta», si parla dell’"educazione" come strumento fondamentale, sia per rinforzare la "fede" dei "cristiani", sia per "testimoniare" e incidere nelle società "mediorientali". Perché l’"educazione" è così importante?

Pochi giorni fa il conduttore di un "programma tv" egiziano, commentando le "violenze" contro i "Copti", ha detto: «Molti sostengono che gli autori sono pazzi "estremisti", ma se siamo onesti dobbiamo riconoscere che spesso nelle "Moschee" si sentono "prediche" che incitano all’odio e nelle nostre "scuole" si insegna l’ostilità per chi non è "musulmano". I giovani crescono in un clima d’"intolleranza", con effetti devastanti come le "violenze" dei giorni scorsi». Dunque l’"educazione" è fondamentale per proporre una visione della vita centrata sulla "dignità" di ogni persona e la "sacralità" della vita. In questo senso le "scuole" gestite dai "cristiani" svolgono un compito fondamentale, sono degli autentici "laboratori" di "convivenza" dove "cristiani" e "musulmani" imparano a conoscersi e a rispettarsi. Il futuro dei nostri "popoli" dipende soprattutto da questo.