"Omelie", l’"invito" del Papa ai "Sacerdoti"

RITAGLI     La difficile "arte" di aprire i "cuori" a Dio     DOCUMENTI

Papa Benedetto XVI insegna ad ogni Sacerdote parole di pace e perdono...

Don Maurizio Patriciello*
("Avvenire", 11/2/’10)

All’"Udienza Generale" di ieri Papa Benedetto ha esortato a pregare per i "Sacerdoti" e i "Diaconi" perché «svolgano con sollecitudine» il loro «"ministero" di annuncio e di attualizzazione della "Parola di Dio" ai "fedeli", soprattutto attraverso le "omelie liturgiche"», auspicando che esse siano «una presentazione efficace dell’eterna "bellezza" di Cristo».
Un grazie sincero al
"Santo Padre" da parte di tutti i "Sacerdoti" del mondo. E un grazie a quanti in questo "Anno Sacerdotale" stanno pregando per noi "Sacerdoti".
"Predicare" non è facile, è un’arte che si impara solo in parte. Non è facile parlare a gente tanto diversa. In "Chiesa" ci sono i piccoli e i grandi, i "poveri" e i "ricchi"; coloro a cui la vita sta sorridendo e chi si avvia per il sentiero del "tramonto". C’è chi è arrabbiato con l’esistenza e chi è rimasto deluso da un "Ministro" della "Chiesa". La "Messa" è un momento magnifico, unico.
L’"Altare" fa da confine tra il cielo e la terra. Il "Sacerdote",
"peccatore" tra i "peccatori", sente su di sé il peso di una "Parola" che non è sua. Sale l’"ambone" timoroso. Mai si sognerebbe di scostarsi, neanche per un attimo, dalla "Dottrina" della "Chiesa". Sa di dover essere conciso, ma dire l’"Indicibile" è dura per chiunque.
È "Prete" perché un giorno la "Parola" che annuncia lo ha raggiunto e conquistato. Con Geremia ripete: «Quando la Tua "Parola" mi venne incontro, la divorai con avidità». Lui deve essere una "grondaia" per raccogliere dal cielo l’acqua che scendendo canta, e riversarla su tutti, buoni e cattivi. Deve raggiungere i cuori e portarli dolcemente a Gesù, aiutandoli ad abbassare ogni difesa.
Vuole che in "Paradiso" si faccia festa per la "Messa" che sta celebrando. Sa che gli "Angeli" esultano, ogniqualvolta un "peccatore" cambia vita. E in segreto prega: «Fa’, o Signore, che anch’io possa essere tra coloro che finalmente si consegnano completamente a Te».
Portare Dio nei cuori e i cuori a Dio: questo è il magnifico e stupefacente compito del "Sacerdote" nell’
"Omelia". La "Parola" che consuma gli brucia sulle labbra. Dolce è più del miele, è acqua che lo avvolge. È lieve ma lo "trafigge". Un "balsamo", ma lo inquieta, tormento che ristora. Lo fa libero, ma anche "prigioniero". La vera libertà non è mai scelta tra il bene e il male: come potrebbe una persona ragionevole scegliere il male? La vera libertà, che ci fu donata dalla "Croce", è rimanere gioiosamente "crocifissi" con Lui, per amore degli uomini. Inchiodati e quindi "prigionieri", ma completamente liberi. Liberi di parlare e "litigare" con Dio, come Giacobbe. Di "intercedere" a favore degli uomini, come Abramo. Liberi di amare la libertà al punto da volerne essere "schiavi".
Il tempo a disposizione è poco, l’assemblea "eterogenea". E gli "animi"? Chi, se non lo "Spirito Santo", può sapere che cosa passi nel cuore dell’ultimo arrivato? L’incontro con Gesù, attraverso la Sua "Parola", può essere determinante per la vita.
Il "Sacerdote" dev’essere fedele al "Vangelo" e arrivare ai cuori. Si guarda attorno, conosce la sua gente, sa che tanti genitori non lavorano da mesi. Hanno messo nelle mani di Dio la loro vita e quella dei figli. Stanno lottando contro il tempo, aspettando che finisca la notte senza stelle della "disoccupazione". Li guarda chiedendogli silenziosamente perdono perché non è riuscito a fare di più per loro. Poi tutti affida al Signore che sta per farsi "Pane" da mangiare.
È vero. Chi non vive di solo "pane", ma di ogni "Parola" di Dio, non invecchia mai. È vero. Solo il "peccato" può chiudere la bocca al "predicatore".
Scrisse
Léon Bloy: «L’unica tristezza è quella di non essere "Santi"». Vale per tutti.

* Parroco di San Paolo Apostolo Parco Verde - Caivano (Napoli), Diocesi di Aversa