L’inizio della "Quaresima" con il segno che la "morte" è vinta

RITAGLI     Quella "cenere" sul capo     DOCUMENTI
per apprezzare la "bellezza" della vita

Don Maurizio Patriciello*
("Avvenire", 17/2/’10)

Della "morte" non si dirà mai abbastanza. Ogni "generazione" è chiamata a misurarsi con il suo "mistero". C’è chi la teme, chi la invoca e chi semplicemente finge di ignorarla. La "Chiesa", con gesto "audace", sparge oggi sul capo dei suoi figli un pizzico di "cenere" per risvegliare in essi il ricordo delle origini.
Non vuole spaventarli, ma allontanarli dallo "spavento". Non aver paura, dice, perché la "morte" è stata vinta e tu non morirai; gusta la gioia di essere un uomo "vivo". Prezioso è il tempo, e questo è il tempo tuo: vivilo appieno, vivilo bene. Allarga i polmoni e inspira a piene sorsate l’"aria" della vita.
Chiunque tu sia, qualunque sia la tua condizione, il tuo passato, il tuo "peccato".
Riprendi il largo, esci dalle "secche". Confessa con umiltà le tue angosce, i tuoi "limiti", le tue paure. Non temere il "giudizio" degli amici, gli uomini si somigliano tutti, appena lasciano cadere le "difese": innamoràti della vita, timorosi della "morte"; desiderosi di amare ed essere amati, tormentati al pensiero di essere traditi. Gli uomini sono tanto cari, e tanto strani. Si "scandalizzano" di Dio perché ai "poveri" manca il pane, e poi a tonnellate lo riversano nell’"immondezzaio". Capaci di farsi "solidali" con chi vive al di là del mare, e di diventare "lupi" con chi nacque nella stessa casa. Tu ascolta. Il cuore innanzitutto. Non trattarlo male, non chiudergli la porta ogniqualvolta lo senti sussurrare. Vieni.
Abbassa lievemente il capo e lascia che la "polvere" ti racconti la tua storia. Porgi il capo e ascolta l’"invocazione" che ti rivolge il "Divino Pezzente": «Figlio, dammi il tuo cuore». Donarlo a Lui è il migliore "investimento" che possa fare sulla terra.
Come il "Profeta" antico, come Maria, pronuncia il tuo: «Eccomi, Signore!». È Lui che ci rimette in piedi, ci risolleva dalla nostra "umiliazione", ci rende liberi. Ci fa finalmente uomini. Da sempre attende alla finestra il "figliolo" che scappò via sbattendo la porta. Sa che lontano dalla casa "vera" finiamo con l’andare a pascolare i porci. E ci attende per gettargli le braccia al collo e mettergli l’anello al dito; per ridonargli gioia, per rimproverargli niente. Io torno. Sono stanco di starmene lontano. Senza di Lui l’esistenza pesa, la vita mi è "tormento".
Accolgo il suo invito e metto nelle Sue mani il cuore. Digiuno. Per meglio assaporare il pane. Per "spezzarlo" con il fratello, chiunque egli sia. Mi guardo attorno, vedo l’"immigrato", mi metto nei suoi panni, gli faccio compagnia sotto i "ponti", nella casa di "cartone". In molti luoghi c’è la neve. È bella la neve, ma non sempre, non per tutti. A volte è "spietata" e uccide chi non ha il cappotto e ha mangiato poco. Allora corro dal mio fratello. Gli porto la mia "fede", la "speranza", la "carità". Vado da lui per incontrare Gesù: quello è l’"indirizzo" giusto, in quella casa lo trovi sempre. Vado dove i bimbi appena nati giungono per rinnovare l’"umanità". Dove la vita trionfa, ma tanto spesso "arranca".
Incontro chi non vuole che nasca il "piccolo" che già vive nel suo grembo. Le tendo la mia mano, offro sostegno ricordando che tutti siamo figli della "misericordia" di qualcuno che ci accolse un giorno. Gesti semplici e "piccini", come "piccino" è il bimbo che implora di vedere il sole.
"Cenere" siamo, ma "cenere" preziosa. "Cenere" di uomo, polvere di stelle. "Creta" per la quale Gesù Cristo è morto. La "Chiesa" ci chiama a meditare sulla "morte" perché impariamo ad apprezzare la "bellezza" della vita. Vuole aiutarci a imboccare la strada che porta alla "felicità" senza fine. Ci conduce per mano a salire il "Golgota" per contemplare l’"Uomo" della "Croce".
«In questi giorni – scriveva
Don Giuseppe De Luca – quel che possono far di meglio i nostri poveri occhi è leggere la "Passione" di nostro Signore Gesù Cristo... "Avventura" suprema, la più innamorata e tragica "avventura"». "Buona Quaresima"!

* Parroco di San Paolo Apostolo Parco Verde - Caivano (Napoli), Diocesi di Aversa