LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     DA POZZUOLI... AL BANGLADESH!     MISSIONE BANGLADESH

Piedi e mani possono diventare strumenti di "annuncio"...
come le mani e i piedi di Gesù!

Dal mare di Pozzuoli, alle rive del Bangladesh: la missione continua...

Sr. Roberta Pignone
("Missionarie dell’Immacolata", Agosto-Settembre 2010)

Sono seduta nel nostro giardino a Pozzuoli, di fronte a me un panorama meraviglioso: il mare con le barche in movimento, sullo sfondo le isole e l'orizzonte verso l'infinito. Più vicino, con lo sguardo fisso il Porto e la sua attività, luogo che sicuramente ha visto passare San Paolo quando si è fermato a Pozzuoli prima di ripartire per portare il Vangelo fino a Roma. Questo da un po' di tempo è diventato il mio "posto", qui mi siedo, guardo, leggo, prego e... penso!

Penso che un anno fa ho ricevuto il dono più bello per una Missionaria: la destinazione per la missione del Bangladesh. Vedo la mia destinazione come un grande dono ricevuto dalle mani di Dio, da Lui che mai smette di stupirmi con la sua fedeltà alla promessa del "centuplo" che mi ha fatto quando, attratta da Lui, ho deciso di lasciare tutto per seguirlo e... lasciarmi portare, o meglio, riportare in quel luogo dove più che mai mi ero sentita attratta dal suo amore: il Bangladesh! Ci ero già stata, durante una breve esperienza fatta con il Cammino di "Giovani e Missione". Prima della fine di quest'anno, partirò. Come prepararmi ad andare, pur sapendo che non sarò mai pronta a partire? Penso a San Paolo e lo immagino così come ho letto in un libro: "Scontroso, ma quanto mai paterno, anzi materno, fino alle lacrime. Invincibile, viaggiatore da Oriente ad Occidente, attraverso la Costa Mediterranea, purché il Cristo raggiunga tutti!".

L'incontro con Cristo nella storia di Paolo lo ha portato a non avere nessun altro scopo se non quello di annunciare il Vangelo con la sua vita, così come era, con il suo amore per Cristo che aveva così radicalmente cambiato la sua esistenza.

Una vita caratterizzata, così come la descrive lui, dalla debolezza accolta ed accettata che diviene forza. Mi sento così: piccolo e debole strumento nelle mani di Dio che, come un vasaio, con il suo amore di Padre mi sta formando. Io mi lascio portare, la forza viene da Lui, lo so, ne ho fatto esperienza e... ci penso spesso. "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza!" ("Is 52,7"). Mi piacciono queste parole del Profeta Isaia, che raccontano lo spettacolo dei piedi dei Missionari, che sono "belli" perché annunciano, perché portano il Vangelo e la pace. Penso, in modo particolare in questo tempo, ad un'altra parte del corpo: le mani. Nella mia meditazione, immagino le mani di Gesù che toccano, curano e guariscono. E guardo le mie mani, che sono diventate "belle" perché le ho donate al Signore, perché possano toccare, curare e guarire, proprio come Gesù ha fatto ed insegna. E così come sono stata strumento, lavorando come medico, nell'aiutare le donne nel dono della vita, offro le mie mani ogni giorno al Signore con il desiderio grande di poter essere ancora questo strumento: le mie mani nelle Sue mani... Ecco allora quale penso sia il modo migliore per prepararmi alla partenza: accogliere ogni giorno tutti i doni che il Signore mi fa, e tenere sempre vivo ed alto il desiderio di condividere questi stessi doni perché, attraverso la mia vita e le mie mani, il Vangelo di Gesù possa raggiungere tutti. Con la certezza nel cuore, con le parole di un Canto dico: "Le mie mani con le tue possono fare meraviglie..."!