"Testimonianza" da Betlemme. Dove tutto è cominciato

RITAGLI     Davanti al "Mondo" con lo "sguardo" di Dio     TERRA SANTA

BETLEMME, Città della Giudea, in Terra Santa, meta di Pellegrinaggi e luogo di Preghiera: anche in questo Natale, ricordiamo che qui è nato Gesù...

P. Pierbattista Pizzaballa
("Avvenire", 24/12/’10)

Nel Tempo di Natale, Betlemme irrompe nella vita ordinaria con un crescendo di impegni che rendono viva l’attesa. L’urgenza caratteristica delle grandi Vigilie cambia l’esistenza. La Vita Religiosa ci fa strada con le Liturgie e le Preghiere quotidiane, in un crescendo che sembra spronarci a fare di più. Ma anche le Iniziative Tradizionali si allargano, si perfezionano, richiamano Artisti di fama da tutto il mondo.
Ospiti illustri vengono a rendere omaggio al
"Bambino", le "Istituzioni Betlemmite" promuovono Incontri, suscitano cooperazione e fanno emergere nuovi bisogni; le persone singole trovano il coraggio di presentare le loro istanze... È Natale, a Betlemme dove tutto è cominciato!
Sulla strada che arriva da
Gerusalemme si vedono gruppi più o meni numerosi che "vanno a Betlemme" per il bisogno di fare strada insieme a loro, duemila anni fa. Vanno a Betlemme immaginando un Deserto che non c’è più, desiderando un silenzio impossibile, e quando si avvicinano, salgono sull’Altura a vedere la Città, come avrà fatto Giuseppe col suo asinello, per incoraggiare Maria: forza, siamo quasi arrivati!
Oggi i "Pellegrini" vedono una distesa di costruzioni: un grandissimo Insediamento ha spogliato di alberi una vasta area, e Betlemme stessa s’è ingrandita, scollinando verso il Deserto. L’impatto con questa realtà ci fa ricordare che la storia degli uomini sembra rotolare su se stessa come una valanga, e tutto il dramma di quei due giovani Sposi che "andarono a farsi registrare a Betlemme" accompagna i "Pellegrini" fino al "Check-Point".
La Città è abitata in gran parte da povera gente, che vive circondata da un Muro che rende faticoso ed umiliante ogni spostamento. Ogni Famiglia soffre per la situazione Politica, per la mancanza di lavoro, per i lutti famigliari, per la carenza di prospettive. Betlemme, tuttavia, è anche il luogo dove continua a risuonare, muto sottofondo della tenacia di chi ama la propria Città, il Canto degli Angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama!». La pace è dono di Dio: rendersi capaci di accoglierla è compito degli uomini, del loro reale e concreto operare la giustizia.
I moltissimi "Pellegrini" si mischiano e pregano con la gente del luogo, carichi di emozioni, di voglia di stare insieme, del concreto, confuso e variopinto essere fra di loro, la gente di Betlemme: quelli che si sono passati il testimone della fedeltà a Gesù, a quel "Bambino" che è nato qui. La fedeltà al Vangelo dev’essere anche fedeltà al Luogo, nonostante la violenza, la disoccupazione, il suo squallore... Insieme a loro, noi che siamo in Terra Santa dobbiamo riscoprire di essere e vivere non solamente nei luoghi delle origini. Con loro, noi siamo la memoria viva dell’Incarnazione. Un avvenimento che non è solo avvenuto nel tempo, ma anche in uno spazio.
Abitare con vitalità quello spazio è vocazione e servizio alla Chiesa intera.
Per i nostri
Cristiani avere il privilegio di questa consapevolezza è una conquista che possono fare aiutati dalla presenza e dalla solidarietà dei "Pellegrini": i "Pellegrinaggi" sono indispensabili a questa nostra gente.
Sì, qui tutto è cominciato, e tutto sembra sempre debba ancora avvenire! La forza, la vita nuova, la speranza, la pace che quel "Bambino" è venuto a portare sembrano a prima vista svanite, come una cosa preziosa che si deteriora nella dimenticanza.
Invece abbiamo bisogno di guardare la
"Terra Santa", il mondo, noi stessi, con lo sguardo di Dio, come ci ha invitati a fare il Papa all’inizio del "Sinodo" sul "Medio Oriente". È questa prospettiva che sa farsi nuova attesa, e rende la Vigilia ogni volta nuova, portatrice dell’unica novità capace di sfidare l’usura del tempo!