"REPORTAGE"

Le enormi ricchezze "sotterranee" del Paese non ricadono sulla popolazione,
che resta priva di "infrastrutture" essenziali
e vede l’"emigrazione" come unica prospettiva,
nell’"odiata" Francia o più lontano.
Oppure cade preda del "fondamentalismo", "ideologia" capace di offrire un orizzonte.

RITAGLI     Algeria: "Islam" e "petrolio" non bastano     ALGERIA

Si "arranca" faticosamente,
portandosi dietro il peso della lunga e sanguinosa "guerra di liberazione" dai francesi
e, negli "Anni Novanta", della violenza "islamista".
Il "potere" risponde con un continuo ritorno al passato,
sancito dall’ennesima "ri-elezione farsa" di Bouteflika.

Ad Orano, il Santuario Mariano di Santa Cruz... La Basilica di Notre Dame d'Afrique, ad Algeri!

Da Algeri, testi e foto di Anna Pozzi
("Avvenire", 6/9/’09)

A uno degli ingressi più congestionati nella città di Orano, nell’Ovest dell’Algeria, due immense costruzioni stanno per essere terminate, in maniera quasi simmetrica, ai due lati della strada: da una parte, la palazzina tutta vetri della "Sonatrach", la compagnia petrolifera algerina, dall’altra, un’enorme "Moschea". Due segni rivelatori.
Due simboli particolarmente pregnanti dell’Algeria contemporanea: il "petrolio" e l’
"Islam". Difficile non pensare che è proprio su questi due capisaldi che si regge oggi questo travagliato e affascinante Paese. Bello dei suoi spazi sconfinati di deserti e montagne.
Bello di resti romani e di una "cristianità" antichissima. Bello delle sue stratificazioni di storia "islamica" e "coloniale", che hanno lasciato tracce significative, quasi per nulla sfruttate turisticamente. Oggi questo Paese arranca faticosamente, portandosi dietro il peso del suo passato più recente, drammaticamente segnato da una lunga e sanguinosa "guerra di liberazione" dai francesi e, negli "Anni Novanta", dalla violenza del "terrorismo islamico", che ha spazzato via circa trecentomila vite umane. L’una e l’altra hanno lasciato tracce profonde nella società algerina, che il potere non esita a usare strumentalmente. Un continuo ritorno al passato, anche perché – forse – manca una reale e concreta prospettiva di futuro. Lo mostrano le scelte e le decisioni governative e presidenziali. E lo si respira tra la gente.
Tutto ciò che riguarda il futuro – dalle aspirazioni dello studente che non ha prospettive di lavoro, agli investimenti economici e sociali del Governo – viene spesso liquidato con l’unica, inevitabile "parola d’ordine": «Insh’Allah!» – "Se Dio vuole"… Le uniche certezze riguardano, appunto, il "petrolio" e l’"Islam". Petrolio che (insieme al "gas"), ha garantito, specialmente nell’ultimo decennio, introiti spettacolari, che hanno permesso di rimborsare il debito esterno, ma non sono stati adeguatamente investiti per rilanciare lo sviluppo. È vero, viaggiando per l’Algeria, è impossibile non notare i "cantieri" autostradali e ferroviari, che avanzano rapidamente, soprattutto grazie a interventi
"cinesi" (ma anche "italiani", specialmente per ferrovie e ponti). Si tratta di "infrastrutture" importanti, come l’asse autostradale "Est-Ovest", che mancavano drammaticamente a un Paese quasi del tutto privo di grandi e moderne vie di comunicazione. Eppure, l’economia ristagna, la gente non ha lavoro, l’industria è quasi inesistente, l’agricoltura è "arcaica". Molti giovani hanno un unico ossessivo sogno: quello di andare altrove. La "ri-elezione" del Presidente Abdelaziz Bouteflika, 72 anni, lo scorso 9 Aprile, lascia molti con l’amaro in bocca e un profondo senso di rassegnazione.
I dati ufficiali parlano di 74,54% di votanti e di 90,24% di preferenze. Peccato che ad Algeri – ma anche altrove – sia davvero difficile trovare qualcuno che dica di essere andato a votare. Mentre sono moltissimi quelli che sollevano forti dubbi sui dati dell’affluenza. Per non parlare della percentuale "plebiscitaria" di preferenze…
In effetti, Bouteflika ha vinto in assenza di veri rivali, che si erano rifiutati di presentarsi, chiamando i propri sostenitori al "boicottaggio", dopo che il Presidente aveva imposto un cambiamento della "Costituzione", nel Novembre 2008, per togliere il limite di due "mandati" alla Presidenza. L’unico candidato con una certa autorevolezza è stata Louisa Hanoune, che ha preso solo il 4,22% dei voti, ma che ha avuto il merito e il coraggio di essere la prima donna candidata alle "presidenziali" in un "Paese Arabo". Dopodiché, questa "tornata elettorale" non ha lasciato tracce e impressioni particolarmente significative. Per il momento non è stata neppure all’origine di un nuovo Governo, annunciato alla fine del prossimo "Ramadan".
Amina è una giovane studentessa, che sta terminando uno "stage" di due anni per diventare architetto. È in gamba, seria e competente, ma del tutto disillusa e disincantata sul suo futuro e quello del suo Paese: «Non ho votato e nessuno di quelli che conosco lo ha fatto. Comunque, non sarebbe servito a niente. Ora ho il problema di trovare un lavoro, al termine dello "stage". Ma per il momento non ci sono prospettive. Altrimenti sarò costretta a cercare un "master" in Francia…». Questa prospettiva dell’"altrove" è comune a molti giovani algerini. La Francia, innanzitutto, "amica-nemica", dove sono già presenti diversi milioni di algerini, ma anche il Canada, per ragioni "linguistiche", o al limite i Paesi "anglosassoni". Anche nel quartiere di "Bab El Oued", uno dei più popolari di
Algeri, un tempo covo di "fondamentalisti" e ancora oggi baluardo di un "Islam integralista", molti ammettono di non essere andati a votare, mentre i giovani dicono di volersene andare.
Molti di loro ciondolano nelle strade tutto il giorno o si attardano nei "caffè", sempre pieni da mattina a sera. Sui giornali non passa giorno senza un articolo dedicato ai "fuggiaschi", quelli che dall’Algeria, su barconi di fortuna, cercano di raggiungere la Spagna o la nostra Sardegna. Li chiamano "harraga", ovvero "coloro che bruciano", nel senso di "bruciare" le frontiere: coloro che, ad ogni costo, cercano di raggiungere un altro mondo e un altro futuro. Nel 2008, la "guardia costiera" algerina, ha intercettato circa quattrocento persone – la maggior parte ragazzi tra i venti e i trent’anni – e ripescato una cinquantina di corpi. A loro, talvolta, si mischiano i migranti "sub-sahariani" che, dopo viaggi terrificanti attraverso il deserto, raggiungono le coste del
Mediterraneo e spesso vi restano bloccati.
Così oggi l’Algeria si trova a essere terra d’"emigrazione", di passaggio e, sempre più, di "immigrazione". Recentemente anche dalla
Libia, dopo che il nostro Governo ha cominciato con i "respingimenti". Chiusa una via, se ne apre un’altra…
L’alternativa? Se i benefici del petrolio non si riversano adeguatamente su tutta la popolazione, allora è l’"Islam" che offre un’"àncora di salvataggio" a portata di tutti. E se nel Paese non mancano le spinte "integraliste", che hanno infiltrato anche le alte sfere della politica, a livello della gente quella più diffusa è una forma di "religiosità" popolare, semplice, devozionale. Il Governo la sostiene per frenare le spinte "islamiste", foraggiando soprattutto le "zaouia", le "scuole coraniche". Scuole che stanno conoscendo una nuova importante fioritura, ma che spesso si pongono in alternativa alla "scuola dell’obbligo". Legalmente tutti dovrebbero frequentarla; di fatto, molti giovani accedono solo alle "zaouia", dove apprendono a memoria il "Corano" e poco più. «Stanno crescendo una generazione di giovani ignoranti e indottrinati», tuonano i più critici. E su qualche giornale "francofono" – passando attraverso le maglie di un "controllo" dell’informazione ancora molto severo – qualcuno si azzarda a lanciare un dibattito sulla necessità di un "Islam" più aperto, pluralista, moderno… Per il momento – e alla luce anche della recente "campagna di stampa" contro i "cristiani" – restano tuttavia voci molto isolate.
Il Santuario Mariano di
"Santa Cruz", a Orano, è tuttora meta di un "pellegrinaggio" annuale per ricordare la "grazia" che la Madonna ha fatto alla città, salvandola da una terribile "epidemia" di "colera", a metà "Ottocento". La Basilica di "Notre Dame d’Afrique", ad Algeri, è uno dei simboli della presenza "cristiana" in Algeria. Attualmente in restauro, i lavori sono coordinati dalla "Wilaya" di Algeri (la "Prefettura"), che ha anche investito dei soldi. Un segno di riconoscimento importante da parte delle istituzioni "musulmane" per un importante simbolo "cristiano".

La vita "sotto assedio" dei successori di De Foucauld

È una terra di antichissima "evangelizzazione", quella del "Nord Africa" e in particolare dell’Algeria.
Una terra che ha dato in natali a grandi figure della primissima storia del "cristianesimo": come Tertulliano e Cipriano, e poi Ticonio e
Agostino, sino a Fulgenzio e Facondo. Ma questa presenza antica scompare quasi del tutto nel 1152, in seguito alla penetrazione "musulmana" cominciata nel 709; nel 1838, in epoca "coloniale", venne eretta la "Diocesi" di Algeri. Attualmente sono quattro le Diocesi di cui si compone la "Chiesa d’Algeria": oltre ad Algeri, Orano a Ovest, "Constantine-Ippona" a Est e "Laghouat-Ghardaia", che copre l’intero "Sahara": la più grande "Diocesi" al mondo, per estensione, la più piccola per numero di "cristiani".
Tuttavia sono pochissimi i cattolici rimasti nel Paese dopo l’"indipendenza" del 1962 e la partenza di gran parte dei francesi e degli stranieri presenti. Ma anche negli anni bui del
"terrorismo islamista", che è costato 19 vittime alla "Chiesa locale" (il 10% del totale di allora). E molti sono "espatriati". Eppure, nonostante il numero estremamente esiguo e una presenza "discreta", la "Chiesa d’Algeria" continua a subire attacchi e minacce. Diretti e indiretti. Nel 2006, l’approvazione di una "legge" che regolamenta i culti non "musulmani" e prevede pene molto severe per chi viene accusato di "proselitismo", è stata giudicata da molti – anche "musulmani" – come un provvedimento estremamente restrittivo della "libertà religiosa"; da quel momento, si sono susseguite tutta una serie di iniziative volte a rendere più difficoltosa la presenza "cristiana" in Algeria: mancato rinnovo o rifiuto di "visti" ai "religiosi", "campagne di stampa" diffamatorie, espulsione di un "Pastore protestante", arresto di un "religioso", e tanti piccoli segnali di intolleranza.
Ma i "Piccoli Fratelli" e le "Piccole Sorelle di Gesù" restano una presenza storica e altamente simbolica: sono nati qui sulla scia della presenza "profetica" di
Charles de Foucauld. Anche i "Padri Bianchi", che proprio ad Algeri sono stati fondati dal Cardinale Lavigerie, hanno dovuto gradualmente ridimensionare la loro presenza, lasciando molte "missioni" storiche. Tutti loro lasciano così un grande vuoto, all’interno di questa piccola "Chiesa" che incontra tanti ostacoli sulla via del rinnovamento.

Tra "Presidenti-Padroni", "Colpi di Stato" e "Islamisti"

Indipendente dal 3 Luglio 1962, dopo una lunga "guerra di liberazione" contro i francesi, cominciata nel 1954 e costata almeno un milione di morti, l’Algeria ha conosciuto un travagliato percorso "post-coloniale".
Il primo Presidente Ben Bella venne rovesciato da un "Colpo di Stato" nel 1965, che portò al potere il Colonnello Houari Boumedienne, che intensificò la politica "socialista", statalizzando l’industria petrolifera.
Nel 1978 salì al potere Benjedidi Chadli, riconfermato nel 1984 e nel 1988. Nel 1989, la nuova "Costituzione" introdusse numerose riforme in senso "democratico". Ma due anni dopo le "elezioni amministrative" furono vinte dal "Fronte Islamico di Salvezza": l’esercito bloccò il processo elettorale e il potere passò a una "giunta militare".
Fu l’inizio di un decennio di violenze ad opera di gruppi "islamisti" e di un’altrettanto violenta reazione dell’esercito. Nell’ultimo decennio, la situazione è gradualmente migliorata, sia a livello di sicurezza che di sviluppo economico del Paese, anche se non mancano sporadici "attentati". Ora si attende la formazione del nuovo Governo annunciato dal Presidente Abdelaziz Bouteflika; molti, però, temono per le sue precarie condizioni di salute, mentre alcuni avanzano il sospetto che stia preparando il fratello Said a prendere le redini del Paese: il potere in Algeria diventa "affare di famiglia"…