"SINODO PER L’AFRICA"

La preparazione dell’"Assemblea", che si apre oggi in "Vaticano",
ha mobilitato le "Chiese" del "Continente", con "documenti" e "riflessioni".
"Evangelizzazione" e "promozione umana", povertà e guerre,
"crisi economica" e "mutamenti climatici":
molte le "sfide" che chiamano i "cattolici" ad essere oggi "operatori" di «riconciliazione».

RITAGLI     «Diamo voce ai nostri "popoli"»     DOCUMENTI

Il Vescovo di Sarh (Ciad), Mons. Djitangar: «Noi, "Chiesa" dalla parte degli "ultimi".
L’"evangelizzazione" sia più approfondita».

Papa Benedetto XVI, nella prima Congregazione Generale del Sinodo per l'Africa! Un'immagine del primo Sinodo per l'Africa, nel 1994...

Anna Pozzi
("Avvenire", 4/10/’09)

Monsignor Edmond Djitangar, Vescovo di Sarh, viene da un Paese, il Ciad, poverissimo e politicamente molto "travagliato". Un Paese dove la "Chiesa Cattolica", seppur "minoritaria", è una delle poche voci autorevoli e critiche. Anche perché è molto concretamente vicina alla popolazione e ai suoi bisogni.

Monsignor Djitangar, quali "aspettative" alla vigilia di questo secondo "Sinodo per l’Africa"?

Innanzitutto porteremo il "grido" del "Continente". Faremo sentire la nostra voce. Troppo spesso sono altri che parlano per l’Africa. È tempo che la sua "Chiesa" dica qualcosa dal di dentro, a partire dall’esperienza di vicinanza con la sua gente. Credo che la "Chiesa", più di chiunque altro, possa esprimere al meglio quello che vivono i nostri popoli, e parlare a nome dell’Africa, con la speranza che l’Africa sia finalmente ascoltata.

Che cosa chiedete in particolare modo?

Di poter esprimere i nostri desideri, il nostro modo di pensare il futuro, di concepire lo sviluppo del "Continente". Che per noi significa ancora oggi poter vivere in maniera "dignitosa", e non semplicemente "sopravvivere". Vogliamo chiedere giustizia per tutti quelli che non possono parlare, mentre altri si arricchiscono alle loro spalle. Ricchezze non condivise. Un’ingiustizia che va anche contro la cultura "africana" di "solidarietà", "condivisione", sostegno ai più deboli... Penso che la "Chiesa" possa portare il "grido" e la speranza di questi popoli.

"Giustizia", "pace", "riconciliazione": sono i "temi" che guideranno le riflessioni del "Sinodo". Ritiene che la scelta di queste "problematiche" sia particolarmente cruciale ed attuale?

Certamente. L’esperienza del "genocidio" del Rwanda ci ha fortemente colpito e traumatizzato, travolgendo il primo "Sinodo". Ancora oggi le "Chiese d’Africa" devono confrontarsi con guerre, conflitti, "profughi", "rifugiati"... Ci chiediamo come la "Chiesa" possa portare in questo campo un "messaggio" credibile e accettato. Certo, non possiamo dare risposte a tutti questi problemi. Ma possiamo garantire una costanza di presenza vicino alle vittime e ai più poveri. Dobbiamo convincere noi stessi che per quanto poco, è un contributo importante e positivo. E che potremmo fare ancora di più, specialmente nei settori dell’educazione, della sanità, dell’"Aids" o dei "profughi".

E nel campo dell’"evangelizzazione", c’è ancora molto da fare?

Vediamo le nostre "Chiese" sempre piene di persone e di moltissimi giovani. Questo ci conforta, ma non ci esime dal continuare un lavoro fondamentale, per un’"evangelizzazione" che sia più consapevole e in profondità. Si dice il "Continente Africano" sia quello che cresce di più dal punto di vista numerico. Questo però non significa che non ci siano problemi. Lo testimonia il fatto che molti nostri fedeli passano alle "sètte". Vogliamo e dobbiamo dunque riflettere sul perché la "fede cristiana" non si incarni veramente nell’animo africano e cercare di approfondire questa riflessione, per dare un contributo positivo all’"evangelizzazione" vera e profonda dell’Africa.

Diverse "Conferenze Episcopali Africane" chiedono, alla vigilia del "Sinodo", che si arrivi a decisioni concrete e applicabili, affinché questa "Assemblea" possa avere realmente delle "ripercussioni" sulla vita delle "Chiese d’Africa". Qual è il suo "punto di vista"?

Penso che dobbiamo impegnarci affinché le risoluzioni del "Sinodo" possano trovare concretezza nella vita delle nostre "Chiese". Devono farlo le "Università", i "Seminari" e le diverse "strutture ecclesiali", bisogna tradurre le risoluzioni del "Sinodo" in orientamenti "pastorali" locali. Una cosa importate è investire nelle "comunicazioni", affinché anche dopo il "Sinodo" si possa fare uno sforzo di riflessione e "coscientizzazione". E ci piacerebbe che tutti coloro che stanno cercando di dar voce a questo "Sinodo", specialmente i "media cattolici" e le "riviste missionarie", continuino a farlo anche dopo, per favorire un altro sguardo sull’Africa e sulla sua "Chiesa".