"SINODO PER L’AFRICA"

RITAGLI     Il "Gesuita" P. Rigobert Minani Bihuzo:     DOCUMENTI
«"Grandi Laghi", "Chiesa" scuola di "perdono"»

Anna Pozzi
("Avvenire", 24/10/’09)

Il tema della "riconciliazione" è stato al centro dell’"Assemblea Sinodale" che si chiude domani. E il pensiero, giocoforza, è andato spesso alla "regione" che più di altre è stata attraversata nella sua storia recente da odio e violenza. «L’Africa dei "Grandi Laghi" – sottolinea Padre Rigobert Minani Bihuzo – ha conosciuto in questi ultimi quindici anni una situazione di "instabilità" che interpella le coscienze e pone alcune questioni fondamentali alla "Chiesa" e ai "cristiani"».
"Gesuita" congolose, "teologo" e "politologo", Padre Rigobert Minani Bihuzo ha vissuto dal di dentro le drammatiche vicende di
Rwanda e Burundi, all’inizio degli "Anni Novanta", e la successiva "ecatombe" della "Repubblica Democratica del Congo" devastata, specialmente nelle "regioni orientali", da anni di guerra e "instabilità".

Queste "terribili" vicende contrastano evidentemente con il fatto che la "regione" dei "Grandi Laghi" è una delle più "cristiane" d’Africa. Come lo spiega?

È vero, i "Grandi Laghi" sono una "regione" abitata prevalentemente da "cristiani", che rappresentano più dell’ 85 per cento della popolazione. È dunque legittimo porsi questa domanda alla luce del "Sinodo" della "Chiesa Africana", che insiste proprio sui temi della "riconciliazione", della "giustizia" e della "pace". Infatti, una delle caratteristiche dei "conflitti" che hanno devastato l’"Africa Centrale" è il fatto che spesso i "cristiani" si sono affrontati gli uni contro gli altri.

Che cosa può fare la "Chiesa" oggi?

È dovere dei "Pastori" di questa "regione" in particolare, e di tutta la "Chiesa Africana" in generale, valutare senza paura e con franchezza il livello di "conversione" dei loro "fedeli". Cosa significano per i "cristiani" i concetti di "amore", "perdono", "solidarietà"? La "fede" in Gesù Cristo è uno strumento efficace e sufficiente per prevenire i "conflitti" e promuovere la "pace"? Quale relazione c’è tra la "fede" e la necessità del "perdono" e della "riconciliazione" con Dio e con la "comunità"? Penso che questi siano i "temi" su cui hanno seriamente riflettuto i "Padri Sinodali".

Poi, però, resta il problema di passare dalle "parole" ai "fatti"...

Concretamente, i nostri Vescovi dovrebbero aiutare i loro "fedeli" a scegliere tra essere al servizio della "famiglia", del "clan" e dell’"etnia" o essere testimoni del "Vangelo", dell’"amore", del "perdono", della "riconciliazione" e della "pace". A volte, nonostante le "Chiese" di questa "regione’ siano piene di "fedeli" e ci sia una forte "devozione", è come se non ci fosse un legame tra la "religione" e la vita "concreta". La preparazione del "Sinodo" avrebbe dovuto rappresentare l’occasione, per i "cristiani" di questa "regione", di interrogarsi sull’autenticità della loro "fede", in particolare in relazione al "male" che alcuni di loro hanno commesso gli uni contro gli altri. Purtroppo non sempre è stato così.