"CAMPIONATI MONDIALI DI CALCIO 2010"

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a "rischio" solo per gli "italiani"?

Campionato del Mondo di Calcio: Sudafrica 2010...

Anna Pozzi
("Avvenire", 6/5/’10)

Da una parte, è la voglia di "stupire" il mondo. Dall’altra, è la paura del "flop". Da un lato, è l’entusiasmo da ragazzino del vecchio "Arcivescovo" Desmond Tutu, che assicura: «I "Mondiali" ci faranno un mondo di bene!». Dall’altro, sono le "cassandre" di casa nostra che pronosticano il "fallimento" della "Coppa del Mondo di Calcio" in Sudafrica. «Evento a "rischio"», titolano i "giornali" italiani, che non perdono l’occasione per snocciolare una serie di previsioni "catastrofiste" e di scenari "apocalittici". Cantieri "aperti", "stadi" non ultimati, tappeti "erbosi" inadeguati, biglietti "invenduti", rischi per la "sicurezza"... E forse qualche "appalto" truccato, problemi di "corruzione" e di cattiva gestione. Come se tutto ciò non fosse la "normalità" ("decennale") del calcio "nostrano". Ma questa è un’altra storia. Che conviene dimenticare. Così come nessuno ricorda che il Sudafrica ha già organizzato in passato e senza problemi i "Campionati Mondiali di Rugby" (nel 1995, ovvero solo un anno dopo la fine del "regime razziale" dell’"apartheid") e quelli di "Cricket" (nel 2003). Ma la lista delle cose che non vanno, dei "rischi" e dei "pericoli", sembra essere l’unica cosa (o quasi) che interessa i nostri "media", alla vigilia di un grande "evento" come i "Mondiali di Calcio", che per la prima volta nella storia sbarcano in Africa. Ma in questo modo non fanno altro che applicare a un "evento" specifico tutti i "cliché" consunti, che vengono normalmente appiccicati all’Africa. Ovvero, il "Continente" di tutti i "mali", di "catastrofi" umane e naturali, di "povertà", "fame", "sottosviluppo", "Aids" e così via. Del resto, pare che facciano "notizia" solo le cattive "notizie". Magari con un tocco di "esotico" e "folclore" locale, che non guastano mai. L’Africa, si sa, è "dramma" e "colore". E poi, stiamo parlando di "calcio", priorità assoluta per gli italiani. Mica si può scherzare su uno dei principali elementi di "interesse" (da tutti i punti di vista), passione e preoccupazione di milioni di "connazionali". Che idea, allora, quella di portare una cosa così importante come il "calcio" proprio in Africa! Un "Continente" che nell’immaginario collettivo è necessariamente "corrotto", "arretrato" e "violento". Senza peraltro fare grandi sforzi per distinguere: il Sudafrica, ad esempio – "Paese" ospite nonché locomotiva "economica" del "Continente" e realtà emergente a livello "internazionale" – dal resto dell’Africa. Forse allora non è un caso se americani, inglesi, tedeschi e molti altri hanno già acquistato decine di migliaia di biglietti per le "partite", mentre gli italiani hanno superato di poco la quota mille. I "sudafricani", dal canto loro, che pure conoscono molto bene la complessità, i limiti e le "contraddizioni" del loro "Paese" – e anche i problemi "organizzativi" di questo grande "appuntamento sportivo" – sperano che questo "evento" possa finalmente cancellare molti "luoghi comuni", che i "media internazionali" continuano a reiterare. «Con i "Mondiali 2010" – ci dice Günther Simmermacher, "Direttore" di "Southern Cross", "Settimanale Cattolico" di Città del Capo – speriamo di mostrare il lato migliore della nostra "nazione" a un mondo che associa il Sudafrica al "conflitto razziale", agli alti tassi di "criminalità", alla diffusione dell’"Hiv/Aids" e all’"elezione" di un "Presidente poligamo" e accusato di "corruzione". I "sudafricani" si stanno preparando a presentarsi al resto del mondo come una "nazione" fiduciosa e "moderna", che rappresenta un "Continente Africano" ricco di vitalità e con lo sguardo puntato verso il futuro». Il rischio, forse, è che siano loro a darci una bella "lezione".