L’"Immacolata" e la nostra "umanità"

RITAGLI     Nemica del "male" amata per sempre     DOCUMENTI

La Statua di Maria Immacolata, in Piazza di Spagna, a Roma...

Ermes M. Ronchi
("Avvenire", 8/12/’09)

«Vergine, se tu non riappari / anche Dio sarà triste» (Turoldo). Se tu non riappari come "alfabeto di speranza", come modello d’umano, il "cristianesimo" si fa triste, impoverito di tutta la dimensione gioiosa e danzante del "Magnificat", della dimensione gratuita e festosa del "vino" di Cana, di un Dio che privilegia non lo sforzo, ma il dono. Si impoverisce del "primo annuncio" dell’Angelo a Maria: «Kaire, sii lieta, sii felice, tu sei colmata di grazia».
Questa parola mai risuonata prima nella "Bibbia", quel nome inaudito – "Piena di grazia" – , che ha il potere di stupire Maria perché nulla di simile aveva mai letto nel "Libro", significa: tutto l’amore di Dio è su di te; significa: il tuo nome è "amata per sempre".
L’annuncio dell’Angelo si estende da Maria a ogni "credente": gioisci, il tuo nome è "amato per sempre, amato mistero di "peccato" e di bellezza". In un mondo di "disgrazia" è possibile ancora trovare grazia, anzi è la grazia che trova noi. Questo "nodo" di ombra e di luce che compone la nostra umanità profonda, è affiorato alla coscienza della storia in molti modi, ad esempio nella "architettura" del "romanico" pisano e senese; sulle facciate, sulle fiancate, sui pilastri, sugli archi di queste "Chiese" si alternano linee di pietre bianche e linee dal colore dell’ombra: verde scuro o nero. Questa alternanza di luce e di notte è la trascrizione sapiente della profonda conoscenza dell’uomo che il grande "Medioevo" conservava. Il bianco e il nero che si alternano in ogni persona umana, il bene e il male che intrecciano profondamente le loro radici nel cuore, spesso in modo "inestricabile", in Maria non ci sono: lei è l’inizio dell’umanità finalmente "riuscita".
«Non temere, Maria», aggiunge l’Angelo. Lei è la donna senza paura. La paura entra nel mondo dopo il peccato. Nel "paradiso terrestre" Adamo parla con Dio e con il "serpente", e non ha paura. Poi volta le spalle a Dio, e la prima emozione che prova è la paura: mi sono nascosto, ho avuto paura. Gli occhi della paura, la percezione di pericolo nascono con il male, perché il "peccato" è minaccia per la vita, è l’"anti-vita".
Prima della caduta niente e nessuno era pericoloso per la vita, niente minaccioso. Il "peccato" porta il suo triste corteo di paure, perché in qualche modo percepiamo che è pericoloso per la vita, è diminuzione d’umano, sottrazione di esistenza. Tuttavia
"Immacolata" non significa preservata dalla lotta. Anche Lei ha lottato con il "serpente", ha conosciuto la fatica del "credere", la crescita nella fede, la noia del "quotidiano", il dolore lacerante e poi l’abbraccio pacificante.
"Immacolata" non significa senza "tentazioni" o senza fatica del cuore. Anche Eva era "immacolata", eppure è caduta, con il cuore diviso.
I "dogmi" che si riferiscono a Maria riguardano anche noi, sono la "grammatica per capire l’umanità, per parlare la lingua di ogni uomo, perché il suo destino è il nostro. Celebriamo con l’"Immacolata" la festa di tutta la luce sepolta in noi e che dobbiamo liberare. Festa delle radici "sante" e "profezia" del nostro destino: "amati e santi", "santi perché amati" ("Rm 1,7").
"Piena di grazia" la dice l’Angelo, "Immacolata" la proclama il "popolo cristiano" ed è la stessa cosa. È bello risentire oggi, da Dio e dal suo Angelo, i due nomi di Maria e, in Eva, di ogni creatura: nemica del male e amata per sempre. E ascoltare, in pagine piene di ali e di fessure sull’"eterno", l’inedito: una donna che parla con Dio e con gli Angeli come un "profeta" o un "patriarca". E per la prima volta, nei dialoghi con il "cielo", è a una creatura della "terra" che spetta l’ultima parola.