Il profilo vivacemente "sociale" del "Meeting" trentenne

RITAGLI     La vita è fatta per questo con un impegno,     DOCUMENTI
per un "ideale"

La si chiamava, con gergo un po’ "démodé": la presenza "sociale" dei cattolici.
Oggi il "Meeting", dopo trent’anni, scrive una nuova "pagina" di questa presenza.
Con un sorriso che sa di "futuro",
e una consapevolezza di fede semplice e "allegra" che viene da lontano.

Davide Rondoni
("Avvenire", 30/8/’09)

Il "Meeting" di Rimini chiude la sua "trentesima edizione" e si conferma luogo di sorprese e di certezze. Le certezze sono tre. La prima è che il "movimento" nato da Don Giussani e che inventa e anima la "manifestazione" è vivo e cresce. La crescita non sta solo nei numeri di persone attratte a Rimini – il 15% in più della scorsa "edizione", quasi 800.000 presenze – ma negli orizzonti toccati e nella altezza culturale del programma. Non solo i "leader" mondiali della politica e della scienza, ma anche i grandi protagonisti della letteratura e del giornalismo, dell’economia e della finanza sono di casa a Rimini. E i grandi testimoni della "carità". Come dire che le tre dimensioni educative a cui si rifaceva Don Giussani, "carità, cultura e missione", stanno aumentando nella vita del "movimento" che tocca più di 80 Paesi nel mondo. La seconda certezza è che quando i cattolici si pongono come tali sanno incontrare e dialogare con tutti. La presenza non solo di musulmani, ortodossi ed ebrei, ma anche di un sacco di gente che viene da storie culturali e politiche spesso avverse al "cattolicesimo", è stata quest’anno una costante.
La terza certezza è che la società italiana ha bisogno di presenze così vivaci e positive, capaci di invitare i giovani – numerosissimi e veri protagonisti al "Meeting" – a prendere sul serio la vita, con giudizio e passione. Anche le sorprese sono state almeno tre. La prima è che una storia di molti anni ha una capacità di muoversi con attenzione e consapevolezza lungo i territori delle sfide maggiori del presente.
Sia in un campo politico che di fronte alle emergenze economiche, sia in campo sociale che strettamente culturale, i "dibattiti", le "mostre", i "convegni" di Rimini sono, come si dice "sul pezzo". Insomma, non c’è tema di quelli più scottanti, evidenti o nascosti, che non sia stato toccato e trattato con competenza e forza originale di giudizio. Le frontiere della scienza, le "crisi" della politica, le sfide della società vengono messe di fronte a chi viene al "Meeting" e affrontate con spirito propositivo e apertura di confronto.
Seconda sorpresa è la capacità di attenzione e di dedizione di tantissimi giovani. Assistendo a conferenze o dando lo straccio per terra, servendo piadine o vendendo biglietti della lotteria, queste migliaia di ragazzi non finiscono di sorprendere anche i più consumati visitatori di "kermesse" nostrane e internazionali. Governatore o Ministro che sia, non c’è chi mettendo piede al "Meeting" non rimanga colpito da una realtà di impegno sociale, "caritativo" e culturale infinitamente più ricca e vivace e aperta di quanto immaginavano (o lasciavano immaginare i giornali letti da costoro). La sorpresa del "leader" è la medesima dei tanti, tantissimi uomini e donne "normali" che son passati dalla "Fiera" di Rimini in questi giorni. La terza sorpresa, infine, è la più forte. È quella che può provare solo chi non si ferma alla "superficie". È quella di vedere, dopo una settimana intensissima, per molti aspetti anche faticosa tra spostamenti, mansioni anche umilissime come fare il posteggiatore o il venditore di biglietti della lotteria, come servire a tavola o come organizzare "auto-servizi", sulla faccia di questa gente semplice consapevolezza che la vita è fatta per questo. Cioè per un impegno con l’"ideale". Per seguire una proposta positiva, da cui nasce la passione per le cose della propria vita – come quella di tutti fatta d’amore e di dolore – e per la vita intorno. La si chiamava con gergo un po’ "démodé": la presenza "sociale" dei cattolici. Oggi il "Meeting", dopo trent’anni, scrive una nuova pagina di questa presenza. Con un sorriso che sa di futuro, e una consapevolezza di fede semplice e "allegra" che viene da lontano.