Il caso dei "suicidi" a "France Telecom"

RITAGLI     L’angoscia del "lavoro perso"     DOCUMENTI
non lasci nessuno indifferente

In un’epoca di "crisi", la cosa peggiore è se è in "crisi" l’attenzione ai problemi.

DAVIDE RONDONI
("Avvenire", 12/9/’09)

Il colosso delle "tele-comunicazioni" "France Telecom" ha comunicato di aver sospeso i tagli previsti nei piani di mobilità decisi a seguito della "crisi". Il motivo, purtroppo, non è una improvvisa impennata risanatrice di commesse o di provvedimenti governativi "scaccia-crisi".
Ma l’aumento di "suicidi" tra le file dei suoi dipendenti. Ben 22 nell’ultimo anno e mezzo tra coloro che eran toccati dai provvedimenti (ieri sera un altro funzionario s’è gettato dalla finestra di una "sede" parigina ed era gravissimo in ospedale). Il fenomeno ha assunto una proporzione e una gravità che ha indotto i dirigenti della grande azienda a fermare la "macchina" che stava divorando la vita dei suoi uomini. E addirittura a istituire dei corsi rivolti ai "manager" per aiutarli a individuare nei "sottoposti" segni di "crisi" grave e cose del genere.
Sappiamo bene che ogni gesto "estremo" di questo tipo non è interpretabile secondo schemi generali. Nulla è personale, individuale, irriducibile a categorie come la vita e la morte di una persona. Non si può sbrigativamente dunque legare ognuna di queste disperate vicende direttamente ed esclusivamente alle decisioni aziendali. E sarebbe tremendo un uso "spregiudicato", "sindacale", della morte di qualcuno, fosse pure in difesa dei lavoratori.
Ma il fenomeno, così come ha fatto riflettere i "vertici" di "France Telecom", deve far riflettere tutti. Perché stiamo entrando in quel periodo di cui ci è stato detto: la "crisi" sta finendo, ma l’occupazione sentirà duri colpi. Perché stiamo entrando in un periodo in cui, a sentir tante voci, non si capisce più se siamo fuori o quasi fuori o per nulla fuori dal "tunnel", e però nel buio del "tunnel" si sentono di certo i colpi che cadono e mietono lavoratori. Lo si vede bene in giro. Non c’è bisogno di esser dei maniaci delle "statistiche" per capire come in tutto il mondo la sicurezza del lavoro ha subito colpi fortissimi. Questi poveri "suicidi", questa strana pattuglia di "lavoratori in mobilità", che hanno scelto la "mobilità estrema", lo spostamento assoluto, insomma, che non hanno sopportato la condizione di "vuoto", sono come un piccolo ma potentissimo "monito". Verso chiunque. Non solo verso i "governanti". Non solo verso i capi delle aziende. Ma verso tutti. Perché perdere il lavoro può essere come togliere il mattone che tiene su il muro.
Altre "corrosioni", altri dispiaceri, altre "frustrazioni" possono ferire un uomo. Ma perdere il lavoro, il senso della propria utilità per i propri cari, può essere fatale.
Il "ferma tutto" di "France Telecom" di fronte alle proteste e, ora, alla invisibile marcia del povero drappello di morti non è una soluzione. Ma almeno un segno di attenzione. Che è quella che tutti dobbiamo avere. Poi ognuno faccia la propria parte. I "Governi" facciano il "governo". Gli imprenditori il loro mestiere. Ma a tutti tocca la responsabilità di fare attenzione, di non lasciare che il muro crolli anche se viene tolto il mattone centrale.
Non si tratta solo, se è possibile, di evitare "gesti estremi". Si tratta di sostenere le persone quando vengono colpite.
Quando diventano più deboli. La perdita o lo spettro della perdita del lavoro possono lavorare un uomo o una donna in modo silenzioso e terribile. Lo scavano dentro. La "solitudine" favorisce che uomini lavorati da questo "tarlo" improvvisamente si "polverizzino" davanti agli occhi dei vicini, che sentono di colpo quanto erano lontani.
In un’epoca di "crisi", la cosa peggiore è se è in "crisi" l’attenzione ai problemi. In un’epoca che ha fatto dell’"auto-sufficienza" individuale il "diktat" a cui sottomettere ogni cosa e per cui predisporre strumenti, "leggi" e persino "articoli di moda", questa pattuglia di poveri "infelici" ci ricordi quanto in realtà abbiamo bisogno tutti di tutti.