Il nostro «Regina Caeli»

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la nuova "Annunciazione"

Con Papa Benedetto XVI, nel "Regina Caeli", chiediamo a Maria un aiuto per la Chiesa di tutto il mondo (Foto "Avvenire")!

Annuciazione dell'Angelo a Maria (dipinto del Beato Angelico)...

Davide Rondoni
("Avvenire", 16/5/’10)

La si sentì cantare per aria. E la si sentirà di nuovo oggi, Domenica. È da circa "1.500 anni" che si canta. È la voce del "Regina Caeli", che in tanti canteranno con il Papa. Perché il Papa, a dispetto di quel che tanti dicono e qualcuno pensa davvero, non è "solo". E non c’è modo migliore del "canto" insieme, per far sentire la "compagnia" a un uomo. Ma, in un certo senso, è proprio una strana "canzone". Una strana "preghiera". Se uno la legge bene. La compose, si dice, Gregorio Magno. Lui diceva che la avessero composta gli "Angeli". L’aveva sentita una mattina di "Pasqua". Le prime tre righe, e lui, il padre del "canto liturgico", aggiunse solo la quarta. Una "canzone" in cui si dice a Maria di "laetare", di "rallegrarsi". Perché suo Figlio, come aveva detto, è "Risorto". È la "canzone" che anche Dante fa risuonare nel "XXIV Canto" del "Paradiso", cantata da "Beati" che sono come "fantolini", bimbi piccolissimi, appena staccati dal seno della madre. Alla "Regina del Cielo" si rivolgeranno dunque oggi, Domenica, i "cattolici" d’Italia, con tutta la coscienza della gravità del momento in cui qualcosa di "terrificante", come ha detto Benedetto XVI, ha attaccato la "Chiesa" da dentro, ma anche con la "fiammata" d’amore "lieto" e in pace che Dante vede in quei "piccolini" appena nutriti dal latte materno.
È un canto di "gioia". Una "nuova Annunciazione", l’aveva definita lo stesso Benedetto. Gli uomini annunceranno alla "Regina" che deve stare "allegra". Come per uno strano "rovesciamento" di ruoli, se così si può dire. Di solito è la Madre che consola. Da 1.500 anni circa la "Chiesa" canta questa
"preghiera", dolcissima e struggente. Come un "annuncio" che gli uomini fanno a Maria. Come se lei, "Mater dolorosa" come molti oggi sono nel "dolore", avesse bisogno di quell’"annuncio". Unico "annuncio" che fa davvero "laetare" il cuore umano, pur se traversato da sette e settemila "spade".
Si riferiva al "Regina Caeli" anche l’ultima "meditazione" di
Giovanni Paolo II. Fu letta il giorno dopo la sua morte, era il 3 Aprile, una Domenica. Prima di concludere quella "riflessione" che lui non lesse mai con le parole della "canzone", Giovanni Paolo II ricordava: «Quanto bisogno ha il mondo di comprendere e di accogliere la "Divina Misericordia"!». È come se la "canzone" che si canterà oggi riportasse un po’ nel vento anche queste sue "parole" non pronunciate qui in terra. Da Papa a Papa, come da amico ad amico. Perché gli uomini ripetono quell’"annuncio" alla Madonna? Non è strano che ci rivolgiamo in questo modo a Lei, la "Madre" di Cristo? Come se potessimo noi, per una volta, "consolare" Lei, dirle "rallegrati", sii "lieta". Strana, meravigliosa "canzone". Non sono certo un "teologo", e molte cose mi sfuggono, ma c’è una misteriosa forza "poetica" in quelle "parole". È come se dovessimo dire a Lei, e ripetere così a noi stessi perché Lei è una di noi, che il corpo che era nascosto nel suo ventre prima della nascita, e poi nascosto nella terra ora sì, è "Risorto" ed è visibile tra noi. Come se dovessimo dire a Lei, che lo ha sentito crescere nel "segreto" delle proprie viscere – tremando e soffrendo come ogni "madre" – e poi lo ha visto calare nel "segreto" delle "tenebre mortali" – piangendo e volendo morire come ogni "madre" che vede così il figlio: «Guarda Maria, è qui, è vivo. Puoi di nuovo guardare Tuo Figlio. Come noi lo intravvediamo nel "segno" velato e commovente della "Sindone" e poi ora lo vediamo, nel "segno" vivo e vociante del Suo "popolo"!». Come se noi dovessimo e potessimo dirLe, mentre ci si stringe intorno al Papa: «Sii "lieta" con noi, "Regina" bellissima, perché vedi, è "vivo". E la morte non ha avuto dominio su di Lui!».
Lo cantiamo da "1.500 anni", lo canteremo domani. Lo si canterà per sempre.