A lezione di "umanità" e di "perdono"
dal "Patrono" Francesco

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di cui oggi c’è tanto bisogno

SAN FRANCESCO DI ASSISI (1182-1226), Patrono d'Italia...

Davide Rondoni
("Avvenire", 5/10/’11)

Abbiamo festeggiato ieri il Patrono d’Italia!
Chi non si è fermato alla retorica o alla "untuosità" che riduce i
Santi a "Santini", può fissare nella figura d’immensa bellezza e scandalo di Francesco d’Assisi un tratto, una dote, che di questi tempi dobbiamo supplicare per il nostro Paese. Francesco ha mostrato in tutta la sua vita un’apertura all’altro, che è diventata segno ricorrente della sua Biografia. Nel noto episodio del bacio al lebbroso, ad esempio, il Santo, che tornò dalla guerra e, invece di "reimmergersi" negli agi, seguì "madonna povertà" e cercò la "perfetta letizia" della fede, dimostra che ogni uomo, anche il più "reietto" e abbandonato, merita un abbraccio. Nessuna lebbra, nemmeno quella più oscena o profonda, nessuna esclusione o lontananza è lasciata fuori dall’abbraccio del Santo, cioè dell’ideale di uomo a cui tutti dobbiamo e possiamo tendere!
Francesco, come sa chiunque abbia letto i suoi scritti, non era certo un "tenerone", né un sentimentale. Sapeva che nella natura (compresa quella umana) ci sono cose meravigliose ma anche lupi da ammansire.
L’apertura all’altro essere umano e ad ogni espressione del
Creato da parte di Francesco – da cui ha preso avvio la prodigiosa, instancabile opera di carità, ovunque offerta dai suoi Frati – , non si basava su un’utopia o su un pacifismo di natura ideologica o politica. La vita del Santo è segnata da una radicale apertura all’Altro, da cui proviene misteriosamente la vita, e che dunque segna ogni volto incontrato, ogni cuore, ogni vita – per quanto "raminga" o sbandata sia. In questa Italia che dà il peggio di sé ogni volta che prevalgono faziosità e chiusura, l’esempio di Francesco torna forte e chiaro. Che sia nostro Patrono oggi, per così dire, dovrebbe valere di più! Maggiore dev’essere la supplica e maggiore può essere la passione nel seguirne l’esempio. Nel suo testo più noto, e contenuto in tutte le antologie scolastiche, nonché ripetuto in molti modi e rilanciato da canzoni e "Film", Francesco alza la sua Lode per le Creature. Il suo "Cantico" è un abbraccio infinito a quanto Dio ha creato. Di ogni creatura in quel testo Francesco loda caratteristiche preziose. E ad un certo punto, in quel teatro di creature, dal sole alle stelle, dall’acqua al fuoco, Francesco mette in scena l’uomo. E non a caso, la caratteristica dell’uomo che annota come motivo di lode a Dio è la nostra capacità di "perdonare". Il perdono è il segno più profondo della nostra libertà in azione. Una virtù che non risiede in nessun’altra creatura!
Solo l’uomo, infatti, può rompere la catena di "causa-effetto" che domina nel mondo naturale, che, se assunta come legge tra gli uomini, spesso sembra giustificare i peggiori sentimenti di chiusura e le peggiori azioni di esclusione.
Francesco, uomo delle aperture, loda Dio perché l’uomo è capace di rompere la catena che causerebbe chiusure ed occlusioni!
Il perdono è, infatti, il gesto più libero e supremo di apertura all’altro, anche quando pensiamo che l’altro non lo meriti, o che sia segnato da qualcosa di orrendo o incorreggibile. Senza apertura, e senza quel culmine drammatico dell’apertura, senza perdono, diciamolo, nessuna vita può definirsi veramente umana. E nessuna società può vivere senza ridursi a "serraglio" di lotte. Oggi ci sono molti motivi – come e più di sempre – , perché l’Italia guardi al suo Patrono. Lo guardi come si guarda un vero, grande Italiano: uno di cui abbiamo davvero bisogno!