ASSIEME A PIETRO

Cresce l’attesa nella "comunità lombarda" per l’arrivo del Pontefice,
che domani vivrà un’intensa "giornata"
tra i luoghi più legati alla "memoria" del "bresciano"
che l’ha preceduto sul "soglio" di Pietro, dal 1963 al 1978.
Un’occasione per ripercorrere l’"eredità" di un "Pastore",
che ha insegnato la via dell’"incontro" con il mondo "contemporaneo".

RITAGLI     «Un omaggio alla "Chiesa" del "Concilio"»     DOCUMENTI

Mons. Monari: «La "visita" di Benedetto XVI a Brescia, nel "solco" di Papa Montini».
Parla il Vescovo della "Diocesi" che domani accoglierà il Papa:
«Con la sua "presenza", ci aiuterà a ricordare la nostra ricca identità di "fede"».

MONS. LUCIANO MONARI, Arcivescovo di Brescia e Vice-Presidente della "Cei"... PAPA BENEDETTO XVI, pronto a portare la sua benedizione nella comunità bresciana!

Lorenzo Rosoli
("Avvenire", 7/11/’09)

Un omaggio al "Concilio" e a Paolo VI, il Papa del "Concilio". Questo il motivo centrale della visita di Benedetto XVI a Brescia. Il Vescovo della "Diocesi Lombarda", Luciano Monari, "Vice-Presidente" della "Cei", lo ha ripetuto più volte nel cammino di preparazione all’evento di domani, che nasce dall’invito a Ratzinger nel "30°" della morte di Montini (6 Agosto 1978).

Quale dono costituisce e quale responsabilità comporta essere la "Diocesi" di Paolo VI?

Nella sua "biografia" c’è un elemento dominante – risponde Monari – : l’amore delicato, profondo per la "Chiesa". Montini ha consacrato la vita al servizio della Chiesa nella convinzione che fosse il modo più concreto per essere discepoli di Gesù. Brescia vive con gioia e fierezza l’aver dato alla Chiesa un Pontefice che l’ha guidata nella stagione decisiva del "Vaticano II". E sente la responsabilità di essere fedele alla sua visione piena, positiva della Chiesa: una Chiesa "missionaria", che manifesta il mistero della presenza di Cristo nel mondo. Se penso alle "congregazioni religiose" nate a Brescia e attive nella "missione", nell’educazione, nella sanità, se penso ai nostri "fidei donum" e alla ricchezza del nostro "volontariato missionario", posso dire: "Sì, Brescia resta nel solco di Paolo VI!".

Quali "ombre" e "luci", quali sofferenze e speranze recherà con sé Brescia all’incontro col Papa?

Brescia custodisce una grande tradizione di impegno sia sul piano dell’economia e del lavoro, sia su quello della partecipazione politica e democratica. Una vitalità che si vede anche nella Chiesa: le "famiglie religiose", certo; il nostro "clero secolare" – nonostante il calo di "vocazioni" abbiamo ancora più di 800 Preti e alcune decine di "fidei donum". Ci misuriamo con le difficoltà di tutte le Chiese dell’"Occidente": la "secolarizzazione", innanzitutto. Fin dall’"800" il "laicato cattolico" bresciano ha saputo affrontare la sfida di dare forma "evangelica" al vissuto della modernità, una sfida che ora chiama a dare risposte nuove. Anche il problema spinoso delle "vocazioni sacerdotali" chiede risposte nuove – penso alla straordinaria rete degli "oratori", tipica della realtà bresciana, che comporta una presenza notevole di Preti... Di fronte alle difficoltà il Signore ci chiama a una speranza più grande e ad una "radicalità" più profonda.

Ci sono "parole" e "gesti" che, in particolare, attendete dal Papa?

Dall’incontro col Vescovo di Roma, centro della comunione della Chiesa, attendiamo un approfondimento della nostra identità di "Chiesa Diocesana" e del senso di "comunità. Gli chiediamo di aiutarci a essere testimoni del "Vangelo" nel mondo d’oggi. Ratzinger" ci insegna la necessità di vivere tutte le dimensioni della vita tenendo aperte le porte a Dio e alla "trascendenza". È la sua personale testimonianza che attendiamo: la coerenza del suo itinerario di fede e di pensiero è illuminante in un mondo – come diceva Paolo VI – che accetta i "maestri" se sono "testimoni".

Alla "vigilia" della visita, quali "sintonie" fra Montini e Ratzinger vale la pena di sottolineare?

Una somiglianza forte sta nella loro volontà di farsi carico del confronto fra il "cristianesimo", la sua tradizione e il mondo contemporaneo. Questo fu il grande cruccio del Montini Pontefice, ma anche del Montini Arcivescovo di Milano – si pensi alla grande "missione" alla città, tentativo di far incontrare tutti i «vissuti contemporanei» con il "Vangelo" e i suoi "testimoni". In Ratzinger vediamo il tentativo di leggere il cammino della modernità alla luce della fedeltà al "Vangelo": di fronte a una cultura che si allontana dal riferimento alla "verità" per scegliere il primato della "prassi", si rilancia la testimonianza di una "fede cristiana" che unisce "verità" e "carità". Se Paolo VI ha voluto Ratzinger Arcivescovo di Monaco, è perché ha visto in lui il "teologo" che avrebbe potuto offrire un "magistero" attento alle sfide culturali che la modernità pone alla Chiesa.

La prima "tappa" della "visita" del Papa sarà a Botticino, davanti alle "spoglie" di Sant’Arcangelo Tadini, Prete "diocesano", Parroco, Fondatore delle "Suore Operaie". Quale è il significato "ecclesiale" di questo gesto?

Uno dei crucci di Ratzinger è questo: il fatto che la sottolineatura del Sacerdozio comune dei "battezzati" possa offuscare l’identità propria del "ministero ordinato". Con l’omaggio a Tadini – nel corso dell’"Anno Sacerdotale" – il Papa ci ricorda che essere Prete "cattolico" significa essere in una relazione "sacramentale" col mistero del Signore "Risorto", che ti pone nella Chiesa e fra gli uomini come segno vivo della presenza di Cristo. Nasce da questa relazione d’amore con Gesù l’amore verso gli uomini che suscita risposte creative, come quelle date da Tadini al mondo del lavoro nell’età dell’"industrializzazione".

Ultima "tappa" della "giornata" sarà Concesio, con l’inaugurazione della nuova sede dell’"Istituto Paolo VI" e la visita al "Fonte" dove Montini venne battezzato...

Questi luoghi dialogano fra loro. L’"Istituto Paolo VI" è il luogo della memoria storica e della rigorosa ricerca scientifica, indispensabile per una piena, profonda conoscenza della figura e del pensiero di Montini, così a lungo e ancor oggi gravata da "pregiudizi" e letture "ideologiche". La visita al "Fonte" ci ricorda che l’amore di Dio è il fondamento di ogni vita: la nostra come quella di un grande Papa come Montini.

Al centro della "giornata", c’è la "Messa" in "Piazza Paolo VI", nel cuore di Brescia. Che cosa significa celebrare la "Messa" col Papa?

Significa sperimentare visibilmente quello che viviamo in ogni "Messa": la comunione con il Papa, per il quale preghiamo ogni volta. Il Papa è il garante di quella comunione che unisce tutta la Chiesa e che l’"Eucaristia" crea e fonda. La Messa non è mai un fatto privato o di gruppo: è un evento che ci inserisce nella comunione della "Chiesa universale". Avere il Papa fra noi sarà una gioia grande.

Domani sull’"altare papale" ci sarà un simbolo eminente della "storia cristiana" di Brescia: l’antica "Croce dell’Orifiamma". Quella "Croce" alla quale, talvolta, l’Europa sembra voler negare cittadinanza nello "spazio pubblico". Come poter essere "testimoni" credibili del mistero e del messaggio della "Croce", nella società "laica" e "plurale" del nostro tempo?

Credo che per un "cristiano" la "Croce" – o meglio: il "Crocifisso" – sia il riferimento essenziale per due motivi. Il primo: perché è la rivelazione più incredibile dell’amore di Dio per noi. Quell’amore vissuto nella "verità" – come ci ricorda l’ultima "Enciclica" di Ratzinger, la "Caritas in veritate" – è il fondamento dell’autentico sviluppo umano. E qui giungiamo al secondo motivo: quel "Crocifisso" ci dice anche la vera identità dell’uomo. Che non è un essere compiuto, perfetto, ma un essere limitato, che soffre, che può anche far soffrire. Ma soprattutto un essere che ama. E che è capace di pagare l’amore col sacrificio di sé. Il "Crocifisso" ci introduce in quel dinamismo di amore che ci chiama a prenderci cura gli uni degli altri.