La "lezione" di Giovanni Paolo II in "vista" di Assisi

RITAGLI     Dalla "Misericordia" di Dio,     DOCUMENTI
la forza del "perdono" umano

Papa Giovanni Paolo II prega per la Misericordia e la Pace, a Gerusalemme, davanti al Muro del Pianto...

Lorenzo Rosoli
("Avvenire", 30/7/’11)

"Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono!".
Così scriveva
Giovanni Paolo II nel suo "Messaggio" per la "Giornata Mondiale della Pace" del 1° Gennaio 2002. Dieci anni dopo, è bello rileggere quella parola. È bello lasciarsi illuminare nuovamente da quel "Messaggio" permeato dal realismo della Profezia, alla Vigilia di una Festa Antica eppure sempre nuova, viva, feconda, come il "Perdono di Assisi" del 2 Agosto prossimo. È bello perché ci ricorda che l’esperienza dell’incontro con la Misericordia Divina non è mai un affare privato, mai solo una questione personale fra noi e il Buon Dio. No: quell’esperienza di Conversione, perdono, riconciliazione, investe e intreccia piani molteplici di realtà della nostra esistenza: quello Ecclesiale innanzitutto, per noi Battezzati, ma anche quello Storico, Sociale, Cosmico, chiamandoci a «fare pace» con i fratelli e il Creato. Quanto ci sia bisogno di questa forza fragile che, tuttavia, fa storia e si fa storia, è la cronaca stessa a dircelo. I segni dei tempi. E le "Epifanie" del male: come la recente, tragica "strage" di Oslo. Abisso di violenza, dal quale però non dobbiamo farci accecare. Altrimenti rischiamo di non vedere più le molteplici, altre forme di violenza, sopruso, ingiustizia, che segnano i rapporti fra i Popoli, le Nazioni, le Classi, le Religioni, che pretendono di farsi norma degli scenari Globali – si pensi alla speculazione che ha investito le derrate alimentari negando a molti il diritto a sfamarsi, come poche settimane fa ha denunciato Benedetto XVI parlando alla "Fao" – , ma si pensi anche alle mille derive della nostra quotidianità, alla legge del più forte che pretende di colonizzare le nostre case, le nostre strade, i luoghi del lavoro o del tempo libero... Quante volte la reciprocità perversa degli egoismi e degli odi, individuali e collettivi, si fa parola ultima, terminale, e sembra spegnere qualsiasi speranza di pace e di giustizia, di rispetto della vita e della sua dignità... Allora: c’è bisogno di una parola ulteriore. Di un gesto, di un’energia, che ci aiuti a spezzare le catene di quella reciprocità negativa.
Quella parola, quel gesto, quella presenza che irrompe nel tempo e rompe la regola del male, ha un nome: Misericordia! Che è il nome stesso di Dio, come sanno i
Cristiani.
Come insegna l’
Ebraismo. Come afferma l’"Islam". È scoprendosi amati che si impara ad amare, accolti che si impara ad accogliere, perdonati che si impara a perdonare. Di questa esperienza elementare abbiamo drammaticamente bisogno. Di gesti ed occasioni come il "Perdono di Assisi", con la sua peculiare Pedagogia.
Perché ci chiamano ad uscire da noi stessi, a spezzare la catena dei nostri rancori, a condividere con altri, fraternamente, il dono fragile ma trascinante della Misericordia Divina: regola eterna del rapporto di Dio con noi. E regola nuova del rapporto fra gli uomini. Misericordia che non è negazione della giustizia, ma suo compimento. Come Giovanni Paolo II ci ha insegnato; e torniamo alla sua parola di dieci anni fa. Perdono non è oblio, non rimuove le responsabilità del carnefice, non cancella le lacrime della vittima. Perdono è strada maestra di riconciliazione, è energia di Conversione che alimenta e illumina il nostro impegno per la giustizia e la pace, è nuova intelligenza delle cose della Vita Sociale, Economica, Politica. «La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una Società futura più giusta e solidale!», scriveva
Papa Wojtyla, ed aggiungeva: «La pace è la condizione dello sviluppo, ma una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono!». Allora: sarà bello accostarsi, con questo respiro, alla Divina Misericordia che il 2 Agosto ci attende ad Assisi. E sarà bello tornare nella Città di San Francesco il 27 Ottobre prossimo, rispondendo all’invito di Benedetto XVI, nella scia del suo "Beato" Predecessore, per pregare il nome del Misericordioso, perché non cessi di abitare i nostri cuori ed il cuore della storia!