LA CORSA DELLA PAROLA...

RITAGLI     "COME IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH’IO MANDO VOI!"     MISSIONE AMICIZIA

A partire da questo "numero", la "Corsa della Parola" riporta la voce di chi rilegge,
attraverso la Parola, che aveva scelto, per il giorno del suo invio Missionario,
i sentimenti che abitavano, e le luci, che gli anni di Missione hanno gettato,
su quella stessa Parola...

Sr. Maria Antonia, con Sr. Susan, Missionarie dell'Immacolata in Camerun...

"Mi pare di riconoscere, in questa terra, attaccata alle radici, quel bagaglio di affetto, di amicizia, di solidarietà, e di preghiera, che accompagna il Missionario!".

SR. MARIA ANTONIA ROSSI
"Missionaria dell’Immacolata", partente per il Camerun, il 15 Gennaio 1998
("Missionarie dell’Immacolata", Gennaio-Febbraio 2015)

Il 17 Gennaio 1998, partivo per il Camerun, la mia prima destinazione per la Missione, dove ho vissuto, e lavorato, per quella Chiesa, giovane e bella, per sedici anni... Ricordo, di aver letto una "storiella", che, poi, ho lasciato a tutti, prima di partire, che mi sembrava esprimesse i sentimenti, che portavo in cuore, anche se contradditori, e confusi!
La storia racconta che una pianta, per essere trapiantata, in un'altra terra, deve conservare, attaccata alle sue radici, un po' della terra "originale", su cui è cresciuta, perché "il trapianto" risulti più sicuro, in un altro terreno! La pianta potrà attecchire meglio, e crescere, in una terra, diversa dalla sua, proprio grazie alla terra conservata, attorno alle radici: il trapianto risulterà meno brusco, e la sua crescita più graduale... L'immagine esprimeva appieno i miei sentimenti, prima della partenza per il Camerun: terra, alla quale ero stata inviata! Pensavo che, per poter crescere, dove Dio mi stava piantando, avevo bisogno, anzi, era necessario e, direi, quasi vitale, di avere un poco di terra "delle origini", attaccata alle radici della pianta, che ero io!
Sentivo che, quella terra, rappresentava la Chiesa Italiana e, ancor più, quella della mia Parrocchia, nella provincia di Bergamo, dove sono cresciuta, nella fede, e nella Vocazione: rappresentava anche l'affetto della mia famiglia, degli amici e, più ancora, la fede semplice, e sincera, della gente del mio Paese... Grazie, a questa terra, ho sentito meno l'effetto, del trapianto; e posso dire di essermi potuta "adattare", in terra Camerunese, e crescere, fino a dare frutti! Con quella terra, attaccata alle radici della mia vita, e della mia storia, ho potuto comprendere, e vivere meglio, questa Parola di Gesù, ai suoi Discepoli: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi! Ogni tralcio che, in me, porta frutto, il Padre lo pota, perché porti più frutto!".
Sì, sento di essere stata mandata, da Gesù, come Lui è stato mandato, dal Padre! Vedevo, in queste parole, il concretizzarsi dell'ispirazione, che mi aveva condotta al "Sì", per sempre, pronunciato, nella mia professione definitiva... Dio è fedele alle sue promesse, ed era stato Lui stesso a pronunciare, su di me, questa sua Parola! Sento che questa fecondità continua, ancora oggi, che sono rientrata in Italia, per qualche anno di servizio, alla mia Congregazione Missionaria!
Sto vivendo un nuovo trapianto, ma sento di aver portato con me un po' della terra Camerunese, che mi ha accolto, adottato, e fatto crescere, in questi sedici anni... Sarà proprio l'esperienza di quella Chiesa giovane, le relazioni instaurate con le persone in Camerun, l'affetto dato, e ricevuto, che mi aiuteranno a mettere nuove radici, qui, in Italia!
Un processo che, spero, continuerà sempre, perché, sempre, ci saranno terre, in cui rinascere... È il seme, del Regno di Dio, che cerca nuovi terreni, per essere trapiantato, fino a divenire un grande albero, sul quale tutti possano annidarsi, e trovare riparo!

Come la terra, sulle radici...

Avete visto quelle piante che, già cresciute, vengono trapiantate, dai vivai, in qualche giardino? Vengono trasportate, con un po' di terra, attaccata alle loro radici: altrimenti, muoiono! Mi è parsa una bella immagine, per descrivere il Missionario... Quella terra, su cui è cresciuto, che l'ha alimentato, è la stessa, che gli permetterà di vivere, durante il trapianto, e che lascerà passare il nuovo "humus"! Mi pare di riconoscere, in questa terra, attaccata alle radici, quel bagaglio di affetto, di amicizia, di solidarietà, e di preghiera, che accompagna il Missionario! Certo, qualche radice è tagliata, un po' di terra viene scrollata: non c'è trapianto, senza sofferenza, ma, alla fine, se non c'è rigetto, l'albero riprende vita, e può dare frutti, e fare ombra, per ristorare quanti lo avvicinano... Molto dipenderà, da quanto assimilerà dal nuovo terreno, ma tanto dipenderà anche, dalla terra che porta, attaccata alle sue radici!