L’"Anno Sacerdotale" è l’occasione
per ritrovare l’identità del "Ministero"

RITAGLI     Né "psicologo" né "manager del sacro":     DOCUMENTI
torna il vero profilo del Prete

Don Salvatore Giuliano
("Avvenire", 23/9/’09)

In questo tempo di "programmazione pastorale", che impegna nello studio delle nuove strategie da proporre alle "comunità" negli "itinerari biblici", di preghiera e di "catechesi", non può essere dimenticato il "filo d’oro" che Benedetto XVI ci ha consegnato nell’indizione dell’"Anno Sacerdotale". Il Papa ha innanzitutto regalato ai Sacerdoti un tempo di grazia, da utilizzare per approfondire il dono e il compito affidato loro: un dono che, pur così prezioso, è custodito in fragili "vasi di creta". Attraverso la riscoperta del messaggio del Santo Curato d’Ars nel "150°" della sua morte, tutti i Sacerdoti sono chiamati a un rinnovato slancio nella ricerca della "santità di vita", unica testimonianza convincente per rendere presente il "Mistero" di Cristo che per mano dei suoi Ministri vuole ancora parlare, perdonare, "comunicarsi", salvando così l’uomo di oggi. È inoltre importante che in questo nuovo anno di impegno ecclesiale non solo i Sacerdoti ma tutto il popolo Dio approfondisca e comprenda ancor meglio la funzione dei suoi Preti, che non andranno cercati come "manager del sacro" o "psicologi" da cui farsi analizzare ma come "mezzi" attraverso i quali passa ancora oggi l’azione salvifica di Cristo.
Il
Cardinale Bagnasco nella sua "Prolusione" ai lavori del "Consiglio Permanente" ha ricordato Lunedì come l’"Anno Sacerdotale" sia un dono per tutti e non un evento da vivere solo all’interno della "Chiesa", perché «ogni uomo e ogni donna del nostro tempo, per quanto distratti o estranei alla presenza del Sacerdote, ne sono in qualche modo i destinatari». Bagnasco ha incoraggiato a cogliere questa «occasione propizia per sbalzare meglio la figura del "presbitero", per rilanciarne il ruolo e la missione magari a fronte di qualche stanchezza e per stringere nuove relazioni sacerdotali». La preghiera per le "vocazioni" e la sensibilizzazione al "discernimento" dei giovani che mostrano segni di una speciale "chiamata" devono essere l’impegno di ogni Parrocchia e di ogni famiglia cristiana, perché il Signore mandi nuovi e santi "operai" alla sua messe.
Lo stesso "presbitero" dovrà cogliere in questo itinerario spirituale il "proprium" del suo Ministero, che è nel rapporto intimo, confidenziale e costante con il "Maestro".
Attraverso una robusta vita di preghiera dovrà essere in mezzo al popolo anzitutto maestro di "vita spirituale". Benedetto XVI, incontrando Lunedì i
"Vescovi" ordinati nell’ultimo anno, ha detto che «la missione di un "presbitero" e, a maggior ragione, quella di un Vescovo, comporta oggi una mole di lavoro che tende ad assorbirlo continuamente e totalmente. Tuttavia, l’essere a disposizione della gente non deve diminuire e offuscare la nostra disponibilità verso il Signore. Il tempo della preghiera è sempre quello meglio impegnato, perché la preghiera è l’anima dell’"attività pastorale", la "linfa" che a essa infonde forza».
Oltre al "Sacerdozio ministeriale", sarà importante creare itinerari di riflessione e di preghiera tesi alla riscoperta del "Sacerdozio comune" di tutti i battezzati, di cui i credenti hanno ancora una scarsissima coscienza.
L’annuncio dell’"Esodo" – «Voi siete un popolo sacerdotale!» – deve risuonare in ogni "attività pastorale", per riappropriarci di uno degli enunciati fondamentali del "Concilio Vaticano II": «Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono "consacrati" a formare un tempio spirituale e un "Sacerdozio santo", per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici e far conoscere i prodigi di Colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce» ("Lumen gentium", n. 10). È inoltre quanto mai urgente una nuova riflessione teologica sulla partecipazione del "popolo di Dio" alla vita della "Chiesa", nella tenace testimonianza da dare in un mondo in cui la menzogna, la "crisi morale" e il sopruso violento, rivestiti spesso di una sterile veste "intellettuale", sono approdati anche nell’informazione e nella politica. La riscoperta dei singoli "carismi" e la coscienza di un impegno costruttivo di tutti i credenti (nessuno escluso!) dovrà portarci a "ri-motivare" la speranza, che rischia di essere fagocitata nel vortice del "malcostume" e della "volgarità".
L’"Anno Sacerdotale" è un’occasione di grazia per tutta la "Chiesa", Sacerdoti e "laici". Che le intuizioni del "Santo Padre" possano trovare nelle singole "comunità" l’applicazione pratica per un segno profondo da lasciare in questo mondo facendoci, ancora una volta, "sale" che dà sapore, "luce" che illumina in un tempo oscuro.