I "lavori" del "Sinodo" visti dal di dentro

RITAGLI     Le "piaghe" e la "forza" d’Africa     DOCUMENTI
territorio dell’anima

Angelo Scelzo
("Avvenire", 17/10/’09)

Si chiama proprio così: "Aula del Sinodo" («nuova», per distinguerla da quella "vecchia", nel "Palazzo Apostolico") ed è un po' il cuore nascosto dell'"Aula Paolo VI", in "Vaticano", il luogo delle "Udienze Generali" "indoor". Dai primi di Ottobre ospita, mattina e pomeriggio, l'"Assemblea Generale" della "Chiesa Africana". Ha un panorama ormai inconfondibile; dall'alto dell'"emiciclo" la distesa degli "zucchetti viola" dei Vescovi è come una sola macchia di colore che converge in basso verso il lungo tavolo della "Presidenza". È il secondo "Sinodo" interamente dedicato al "Continente Nero" che sembra dilatare, attraverso i grandi orizzonti delle sue speranze e dei suoi problemi, gli spazi chiusi e soffusi di questo che è ormai diventato un accogliente "focolare" del "dialogo". L'Africa che ha preso dimora in "Vaticano" somiglia davvero poco a una semplice rappresentanza "assembleare": i suoi "Pastori", insieme agli "esperti", non sono qui per prendere parte a un grande "Convegno" e, come ha detto uno di essi, «un "Sinodo dei Vescovi" non può essere considerato come una sessione speciale delle "Nazioni Unite" per l'Africa». Nessuno, certo, ha lasciato a casa i problemi, ma più che metterli sul tavolo – come si fa in ogni "Simposio" che si rispetti – l'obiettivo, un po' diverso, è quello di portarli dal cuore della "Chiesa" al cuore del mondo. Ed è da questo versante che l'Africa ritrova, a due passi da "San Pietro", la via della terra di casa; e quest'"Aula" è come una grande "tenda" senza confini intorno. Vista da qui l'Africa non è meno vera, né meno drammatica di quell'area che, più di tutte nel mondo, versa sangue ai "conflitti" e paga amari i conti di tante, troppe "ingiustizie" che la depredano di ricchezze e la privano di dignità. Disseminate da ogni parte sono le tracce che "fame" e "povertà", spingendo lontano uomini e donne, tragicamente lasciano nei luoghi di impossibili o inospitali approdi. Nell'"Aula del Sinodo" i Vescovi Africani non hanno da esibire rapporti preparati da "uffici studi": conoscono a fondo e praticano il campo della "testimonianza", e non esiste garanzia migliore per mettere mano alla realtà dal verso giusto. Sulla via verso la "riconciliazione", la "giustizia" e la "pace" – i "capisaldi" posti al centro dell'"Assemblea" – non può mancare, per indicare i pericoli dell'opposto senso di marcia, il tempo della "denuncia" e, ancor più, quello della "condanna". E dopo la prima settimana di lavori, il "sommario" offerto dalla "relatio post disceptationem" del "relatore generale", il Cardinale "ghanese", Turkson, è stato di un'eloquenza senza pari: i "conflitti", lo sfruttamento su larga scala operato dalle "multi-nazionali", l'avidità dei "mercati" e dei "mercanti", le forme di "discriminazioni" che non si arrestano, devastano le coscienze non meno dell'economia. Particolarmente sotto tiro è la "famiglia", che si vede assalita da un ammasso di «rifiuti tossici», scaricati dal "primo mondo", come l'"ideologia" del «genere», la "pianificazione" delle nascite, l'"etica sessuale" «globalizzata», e via "disdicendo". Tutto questo dall'"Aula" che proprio al "Sinodo" è dedicata, si vede. Perché quest'"Assemblea" è "speciale" soprattutto per un fatto: ha un «ordine del giorno» intorno al quale ruota tutto il resto, compresi i drammi, incluse le "tragedie". E la "preghiera", voce comune dei Vescovi in quest'"Aula" e della "Chiesa" che guarda da lontano, a sostenere e dare senso a ogni speranza e a indicare il senso di marcia opposto alla "deriva" e alla "rassegnazione". Si avverte forte, in quest'"Assemblea" che non è un "Convegno", il segno lasciato, nel giorno di avvio, dalla straordinaria "meditazione" dettata «a braccio» da Papa Benedetto nella recita dell'"Ora Terza", quando ha ricordato che nel giorno della "Pentecoste" gli Apostoli «hanno saputo che la "Chiesa" non si può fare», non è un prodotto "organizzativo". L'Africa non è la somma di problemi "irrisolti". È più che mai, come in questi giorni si può vedere dall'"Aula del Sinodo", uno sconfinato e ancora inesplorato "territorio dell'anima".