"Sapienza" e "sapere" secondo il Papa

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di avvicinarsi alla "grotta"

Dal Brasile, immagine della Sacra Famiglia...

Angelo Scelzo
("Avvenire", 19/12/’09)

Non è usuale che il Papa, in qualche modo, metta le mani avanti e, avendo di fronte il "mondo universitario romano", arrivi a definire una «riflessione forse un po’ scomoda» le parole che stava per pronunciare. C’era da dar conto di un "paradosso" e quando Benedetto XVI viene a trovarsi faccia a faccia con qualche "verità" da sistemare, o – talvolta – da "rivoltare", ciò che vien fuori è sempre qualcosa di poco ordinario.
Qual era il "paradosso"? La celebrazione dei
"Vespri", all’inizio della "Novena di Natale" pone al centro la prima delle "Antifone" dette "Maggiori": un canto alla "Sapienza" che «esce dalla bocca dell’Altissimo».
Davanti al Papa, nella "Basilica di San Pietro", era schierata la rappresentanza romana di quell’universo ufficiale del "sapere" quali sono gli "atenei". Quantomeno – apparentando per un momento "conoscenza" e "sapienza" – un pubblico di «intenditori», sui quali, però, è caduta l’"obiezione" del Papa: «Domandiamoci: chi c’era – la notte di "Natale" – alla "grotta" di Betlemme? Chi ha accolto la "Sapienza" quando è nata? Chi è accorsa per vederla, l’ha riconosciuta e adorata?».
No, di "sapienti" o "dottori della legge" non c’era traccia. Accanto a Maria e Giuseppe, si trovarono, invece, i "pastori", gente umile, "illetterata". Tra i «piccoli» della terra, erano forse loro i più irrilevanti, subito investiti, però, dalla grandezza di una "convocazione" misteriosa e inaspettata. Essere lì cambiava non solo la loro storia, ma quella del mondo. Erano loro uno dei segni di "contraddizione" che quella notte cominciava a spandere ai quattro angoli della terra.
Duemila anni – e oramai un decennio – dopo, non è ancora scaduto il tempo per riparlare di un "paradosso" come questo. Ed è qui che entra in gioco quel particolarissimo "dono" – potremmo dire: la "maestria" – di Papa Benedetto nel rendere più larghe e accessibili le strade che stanno intorno alla "verità" e che ad essa conducono.
Molto spesso ad aprire i varchi può essere perfino un "interrogativo", come quello che a professori e studenti è toccato ascoltare da un "teologo" e intellettuale salito alla "Cattedra di Pietro": «Ma allora non serve studiare?».
In molti hanno abbozzato un sorriso. Chi più del "Professor Ratzinger" poteva spingere il "paradosso" a tali estremi, e fino a chiedersi, inoltre, se lo "studio" potesse, addirittura, risultare «nocivo e controproducente per conoscere la "verità"»? Nella "contrapposizione" del Papa, un fatto è sempre apparso lampante: se il "sapere" smarrisce la strada della "sapienza", smarrisce per primo se stesso.
I "pastori" puntarono in alto: avevano, dalla loro, un vantaggio. Erano "piccoli". Anzi: avevano un «animo "da piccoli"», uno spirito umile e semplice che ha permesso loro di guardare al di là degli "orizzonti" alla loro portata. Un "sapere" fine a stesso porta invece da altre parti. Porta anche ad «aver paura di avvicinarsi alla "grotta"», perché si fa strada il timore di una "criticità" messa in pericolo e di una "modernità" non assecondata.
Studiare, anzi: applicarsi allo "studio" per diventare «piccoli» è certo un "paradosso", ma esiste un "titolo" che favorisce, più di ogni altro, l’accesso al "livello superiore", ed è la "carità intellettuale", la strada maestra che conduce alla "sapienza". A una «sapienza creatrice» che, nella visione di Papa Benedetto, suscitando «l’amore appassionato» di professori e studenti "cristiani", porta a leggere tutto alla sua luce: le tracce di "particelle" elementari e i "versi" dei poeti; i "codici giuridici" e gli avvenimenti della storia.
La "sapienza" come riflesso è sempre accesso della "verità" sul "sapere" e, in ultima analisi, garanzia e perfino "controprova" dello studio, della ricerca e del "dialogo scientifico". Al fondo è parsa questa la «riflessione forse un po’ scomoda». Ma scomoda perche Papa Benedetto non conosce mezze misure, e continua ad aprire – insieme – di "sapienza" il cuore e di "sapere" la mente.