I "Sacerdoti", il "web", la «cittadinanza di Dio in ogni epoca»

RITAGLI  Predicare dai "tetti" in questo tempo "digitale"  DOCUMENTI

Angelo Scelzo
("Avvenire", 27/1/’10)

Non appartiene solo a loro, ma quella "notizia" riguardante ciò che avvenne a Betlemme – precisamente in una "grotta" – oltre duemila anni fa, continua a riguardarli in modo tutto speciale. A quel fatto hanno finito per dedicare non una semplice attenzione ma tutta la vita. E la prima cosa che si son sentiti dire, quando con un "sì" hanno risposto alla "chiamata", è stata quella di non tenere per sé ciò che li aveva spinti al "gran passo", e farsi invece "annunciatori" e "missionari" della "Parola". Non si va, perciò, fuori traccia a parlare dei "Sacerdoti" come "comunicatori" naturali, se la "Parola" continua a restare al centro di tutto. Chi più di loro può vantare il privilegio di aver sempre qualcosa da dire? Nelle loro mani c’è la ricchezza di un fatto sempre attuale, di fronte al quale è il tempo che "scolora" o addirittura invecchia.
Così attrezzati, ai "Sacerdoti" la sfida delle nuove
"tecnologie" non può fare certo paura. Semmai erano proprio essi i primi ad attendere che la grandezza del "messaggio" loro affidato suscitasse anche "strumenti" sempre utili ad aprire orizzonti nuovi, fino a dare un senso – all’altezza anche del tempo "digitale" – all’intramontabile comando di predicare il "Vangelo" e predicarlo da ogni "tetto".
È parso del tutto naturale allora che, nell’
"Anno Sacerdotale", Papa Benedetto abbia pensato ai "Sacerdoti" anche per il "Messaggio" della "44ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali". E non solo perché il rapporto tra "Preti" e "mass-media" è ormai di lunga data, senza contare che molti di essi operano – spesso con successo – nel mondo dell’"informazione", e anche le "letterature" di molti "Paesi" sono piene delle loro tracce. Quella tra "penna" (con tutti i suoi molti derivati) e "altare" è stata un’alleanza che non di rado ha condotto fino alla "santità", come testimonia, tra i molti altri, San Francesco di Sales, "patrono" dei "giornalisti".
La direzione del "Messaggio" del Papa è, però, a più ampio raggio e riguarda in primo luogo i "consacrati" per i quali la "comunicazione", senza essere un impegno aggiuntivo, è entrata in modo ordinario nella sfera della loro attività "pastorale". E infatti nel "Messaggio" il Papa illumina questo tratto parlando, per i "Sacerdoti", «dell’inizio di una storia nuova». Le nuove "tecnologie", hanno varcato le soglie delle "Parrocchie" e dei luoghi di ritrovo delle "comunità ecclesiali", allargandone i confini e ampliandone a dismisura gli orizzonti.
Alla "Parrocchia" che si proietta oltre le "mura" occorre però assicurare che restino saldi i "pilastri" di sostegno, ed ecco allora che il profilo del "Sacerdote-comunicatore" si staglia, nel "Messaggio", in tutta la sua reale, e non "virtuale", grandezza. Al "comunicatore" spetta il dovere della competenza. Al "Sacerdote" ben altro, perché posto davanti alla dovizia dei "mezzi tecnologici", gli viene affidato, in maniera ancora più incisiva, il compito di «mostrare agli uomini del nostro tempo e all’umanità "smarrita", che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda». Una volta addentrato nel «fitto intreccio delle "auto-strade" che solcano il
"cyber-spazio"» al "Sacerdote-comunicatore" viene chiesto di lasciare "tracce" definitive del suo passaggio, fino ad affermare il «diritto di cittadinanza di Dio in ogni epoca».
Appare chiaro che non si tratta di andare nel
"web" per occupare uno "spicchio" del suo sterminato spazio. Il parametro di esigenze che pone il "Messaggio" è troppo alto per consentire "scappatoie" di comodo. Non a caso vi è ripresa l’immagine del «cortile dei gentili» del "tempio" di Gerusalemme. Il "web" come «spazio di incontro e di riflessione anche per quanti "non credono", sono "sfiduciati" e hanno nel cuore desideri di "assoluto" e di "verità" non "caduche"»: la "pastorale" è "digitale", ma il cuore non può che essere "sacerdotale".