Fronteggiare le "tenebre"

RITAGLI     Per imparare di nuovo a "custodire"     DOCUMENTI
il "nome" di Dio

Papa Benedetto XVI, testimone del perdono e della luce che Dio offre a tutti noi...

Pierangelo Sequeri
("Avvenire", 12/5/’10)

Non ci si deve limitare a proteggere l’"albero" dalla "tempesta". Lo si deve curare, tagliando i "rami secchi". La lettura odierna del "Messaggio" di Fatima, ha spiegato il Papa, va dritta al cuore dell’odierna "passione ecclesiale": «Non solo da fuori vengono "attacchi" al Papa e alla "Chiesa", ma le "sofferenze" della "Chiesa" vengono proprio dall’interno della "Chiesa", dal "peccato" che esiste nella "Chiesa"».
La "Chiesa" sa come fronteggiare il "male" che avvilisce la "comunità" degli umani e ogni singolo, con la stessa nettezza con la quale sa di doversi battere con il "peccato" che la insidia e la ferisce nell’intimo. Lo sappiamo e lo riconosciamo da sempre, certo. Ma oggi «vediamo in modo realmente terrificante che la più grande "persecuzione" alla "Chiesa" non viene dai "nemici" di fuori, ma nasce dal "peccato" nella "Chiesa"». Non è un fatto così consueto che la franchezza di questo duro "riconoscimento" appaia così ispirata dalla "dignità" e dalla "grazia" di un’autentica "testimonianza": da fare tutt’uno con essa. In un solo "gesto", di umile trasparenza, la "Chiesa" confessa (è il dono speciale del "Ministero" di Pietro, sin dall’inizio) la propria "vulnerabilità" alla "contraddizione" del "peccato" e la propria certezza nel "soprassalto" della "grazia".
Nessuna "vischiosità", nessuna "dissimulazione". Cercare "perdono" e "giustizia", secondo verità, come deve essere. I venditori di "almanacchi" registrino anche questo. E i "credenti" si "disincantino". Lo sanno che non devono aspettarsi niente che non tocchi a loro fare. Lo facciano. Giuda non fermò Gesù. Gli "Evangelisti" raccontano con sobria e franca semplicità tutta la "storia", per filo e per segno. La tradizione degli "Apostoli" autorizzò e incoraggiò la circolazione di questi "testi fondatori", riconoscendo in essi la "Parola" di Dio che – "indisgiungibilmente" – ci ricorda la loro e la nostra "vulnerabilità". In questo modo si affermò in tutto il mondo, e per tutti i tempi, senza "ipocrisia" alcuna, la splendida ostinazione della "grazia" di Lui: che incalza i suoi, trasformando la loro "confessione" in "testimonianza" per tutti. Noi, che dobbiamo espiare anche per i nostri "peccati", abbiamo un doppio motivo per abbandonarci al suo "perdono" e alla sua "giustizia". E proprio così, abbiamo la possibilità di restituire onore alla tenacia dei molti (moltissimi) contro gli "avvilimenti" che l’assuefazione al "peccato" cerca di trasformare in rassegnazione all’"ipocrisia". Il "pregiudizio" ostile alla buona "testimonianza" – Dio sa se esiste! – si smaschera, in ogni modo, con l’abbandono di ogni "ipocrisia". Simulare e "dissimulare", giurare e "spergiurare", è lavoro dei "gazzettieri". Noi non giuriamo né sul "Trono", né sull’"Altare", per dare più forza a ciò che conviene: a noi tocca «dire sì, se è sì, dire no, se è no» ("Mt 5, 37"). Il resto è roba per i "potenti" di questo mondo, e viene dal "maligno". Punto.
Il
"Segreto" più impensato e trasparente di Fatima infine è questo: «Dai "piccoli" nasce una nuova forza della "fede", che non si riduce ai "piccoli", ma che ha un "messaggio" per tutto il mondo, in tutta la "storia", in tutto il suo presente e illumina questa "storia"». Per il resto l’autentico "credente" si mette in mezzo, a suo rischio, fra Giuda e i suoi "piccoli discepoli", drammaticamente increduli di "sgomento" e di "smarrimento", perché imparino di nuovo – quando verrà la loro ora – che cosa vuol dire "custodire" in nome di Dio.
"Dio ti benedica, Papa!".